Simone di Cirene e la chiamata a portare la croce in un’epoca di rivoluzione

di Joseph Gallaher

Tra tutte le figure della Passione di Nostro Signore, Simone di Cirene si distingue per la sua semplicità. Non è né un apostolo né un discepolo famoso, ma un uomo comune. Questo forestiero proveniente dal Nord Africa giunge a Gerusalemme per celebrare la Pasqua ebraica. Viene prelevato dalla folla e catapultato inaspettatamente al centro della storia della salvezza.

Alcuni teologi storici e tradizionali suggeriscono che Simone e i suoi figli, Alessandro e Rufo, siano stati in seguito associati alla prima comunità cristiana. Sebbene questa identificazione non possa essere stabilita con certezza, la menzione di questi nomi nei Vangeli e nelle epistole indica che la famiglia di Simone era ricordata tra le prime generazioni di credenti.

L’accettazione della Croce da parte di Simone rappresenta un modello duraturo di discepolato cristiano. Infatti, la vita cristiana non può essere compresa a prescindere dalla Croce. Eppure ogni epoca è segnata da uno spirito che vi si oppone.

 

IL RIFIUTO RIVOLUZIONARIO DELLA CROCE

Come spiegato dal Prof. Plinio Corrêa de Oliveira in Rivoluzione e Controrivoluzione, la civiltà cristiana è gradualmente decaduta sotto l’influenza di quello che egli definiva lo “spirito rivoluzionario”: un movimento secolare che mira a rifiutare l’ordine di Dio a favore dell’autonomia umana, dell’uguaglianza e di una libertà slegata dalla verità. Questa mentalità propugna una vita priva di sofferenza, sacrificio o Croce. Promette agio senza disciplina, libertà senza obbedienza e appagamento senza responsabilità davanti a Dio.

Al contrario, la fede cattolica non ha mai offerto una vita senza la Croce. Essa offre la grazia di portarla con gioia e coraggio come mezzo di salvezza. Il prof. Corrêa de Oliveira definiva “Controrivoluzione” il fedele ripristino dell’ordine cristiano e il rifiuto di questo spirito rivoluzionario, ovvero un ritorno spirituale, morale e culturale all’ordine e al regno di Cristo.

Simone di Cirene si trova proprio al centro di questo dinamico scontro di mentalità. Non gli viene chiesto, né è preparato, ma è costretto a portare la croce di Cristo. In questo, egli riflette una verità fondamentale: i cristiani non scelgono tutte le loro sofferenze. Sono piuttosto chiamati a rispondere con fedeltà quando la croce viene posta sulle loro spalle.

La domanda non è mai se la sofferenza arriverà, ma se sarà sopportata in unione con Cristo o se vi si opporrà con lo spirito.

 

SEGUIRE CRISTO SIGNIFICA CAMMINARE DIETRO DI LUI

San Luca fornisce un dettaglio unico tra gli evangelisti: Simone porta la croce dietro a Gesù.

Questo dettaglio non è meramente descrittivo, ma profondamente teologico. Esso riflette l’essenza del discepolato: il cristiano non precede Cristo né sceglie un cammino indipendente, ma lo segue da dietro. Il Signore stesso dichiara: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua» (Luca 9,23). Simon diventa una rappresentazione visibile di questo comando mentre cammina dietro a Cristo.

Ciò riflette anche una verità più ampia della vita cristiana. Non tutti sono chiamati a ricoprire ruoli di leadership visibili o a compiere azioni pubbliche di grande risonanza all’interno della Chiesa. Molti sono invece chiamati all’obbedienza fedele e alla perseveranza silenziosa.

Persino gli Apostoli non si autoproclamarono tali; furono chiamati da Cristo dalle loro vite ordinarie, strappati dai mari dove lavoravano e plasmati dalla grazia. Il fondamento della cristianità non poggia solo sull’iniziativa umana, ma sulla risposta alla chiamata di Dio e sull’azione della grazia divina. Inoltre, come gli Apostoli dimostrarono con il loro martirio, essi diedero prova della volontà di compiere sacrifici, fino alla morte.

 

LA CROCE COME CENTRO DELLA VITA CONTRORIVOLUZIONARIA

La Croce si trova al centro della fede cristiana perché rivela il vero ordine della realtà incentrato su Cristo. Per questo motivo, la Controrivoluzione non inizia semplicemente con un’azione esteriore, ma con l’accettazione interiore della Croce e il ritorno dell’anima all’ordine di Dio.

Lo spirito rivoluzionario considera la sofferenza un male da eliminare e un fardello da evitare. Eppure l’insegnamento cristiano afferma che la sofferenza, quando è unita a Cristo, diventa un cammino di santificazione e di grazia. Come scrive san Paolo: «Ora gioisco nelle mie sofferenze per voi e completo nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il Suo Corpo, che è la Chiesa» (Colossesi 1,24).

La redenzione di Cristo è completa in sé stessa, eppure Egli permette ai fedeli di partecipare alla Sua opera salvifica attraverso le proprie sofferenze unite alla Sua Passione. L’esperienza di Simone illustra questo mistero in forma concreta. Ciò che inizia come lavoro forzato diventa un momento di intimità con Cristo stesso, man mano che Simone viene attirato nel sacro mistero della redenzione.

Lo spirito rivoluzionario cerca un mondo senza sacrificio, spesso accompagnato da una pratica indipendenza dall’ordine soprannaturale e da un rifiuto dell’autorità di Dio. La Controrivoluzione risponde abbracciando la Croce come la via attraverso la quale Cristo risana sia le anime che la società.

Simone di Cirene non oppone resistenza quando viene scelto. Non fugge né cerca di confondersi nuovamente tra la folla. Accetta il proprio ruolo e cammina dove Cristo lo conduce. Così facendo, diventa una contraddizione vivente all’illusione che l’uomo possa evitare la Croce e trovare comunque appagamento e redenzione. La salvezza si trova attraverso la Croce, non aggirandola.

 

LA CROCE CONDUCE ALLA RESURREZIONE

Simone potrebbe non essere entrato negli eventi della Passione di sua spontanea volontà. Tuttavia, secondo la tradizione, la sua vicinanza a Cristo lascia un segno indelebile su di lui e sulla sua famiglia.

Il suo cammino non si esaurisce nella sola sofferenza. La Croce conduce al Calvario, che a sua volta conduce alla Resurrezione. La speranza cristiana vede la sofferenza, quando è unita a Cristo, non come l’ultima parola. Dio la trasforma in un mezzo di salvezza e di gloria. San Paolo esprime chiaramente questa speranza: «Se soffriamo con Lui, saremo anche glorificati con Lui» (Romani 8,17). E ancora: «Se Cristo non è risorto, allora la nostra predicazione è vana e la vostra fede è vana» (1 Corinzi 15,14). La Risurrezione dà senso alla Croce, e la Croce conduce alla partecipazione alla Risurrezione.

Simone di Cirene rimane una delle immagini più profonde del discepolato cristiano proprio per la sua semplicità. Egli non sceglie la Croce, ma la porta. Questo evento nella vita di Simone dimostra che nessun cristiano è esente dalla Croce, ma ogni Croce, quando è portata con Cristo, diventa una via verso la salvezza.

La Croce sarà incontrata da tutti. La domanda decisiva è come ogni anima la accoglierà. Alcuni potrebbero rifiutare la Croce abbracciando lo spirito rivoluzionario e peccaminoso dell’epoca nelle sue molteplici manifestazioni. Altri potrebbero cercare di evitarla confondendosi nella folla massificata e tiepida e nella sua ricerca delle comodità terrene. 

 

Fonte: Tfp.org, 3 ottobre 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.