La visione politico-strategica di Plinio Corrêa de Oliveira
di Massimo de Leonardis
Plinio Corrêa de Oliveira non è stato soltanto un pensatore ma anche un uomo d’azione. Quale era la visione politico-strategica che lo ispiraba? Ne parla il prof. Massimo de Leonardis, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
In un’ideale galleria di maestri e protagonisti della Contro-Rivoluzione Plinio Corrêa de Oliveira spicca per la caratteristica di un impegno a tutto campo.
Un impegno a tutto campo
Nel corso della sua vita, il Dr. Plinio, com’era comunemente chiamato, è stato pensatore e autore di opere fondamentali in campo storico-politico e religioso, docente universitario, parlamentare (il più giovane e il più votato di tutto il Brasile) pubblicista e commentatore su grandi giornali, fondatore e guida di un movimento politico diffuso in 28 Paesi.
A ciò si aggiunga uno stile di vita pienamente conforme ai valori cattolici professati: «Io non voglio altro che essere figlio della Santa Chiesa, membro della Chiesa e obbediente alla Chiesa. Questa è la mia definizione. La parola cattolico contiene tutto ciò che di buono, di bello, di vero e di giusto esiste nel vocabolario umano, di più non si può dire! Se qualcuno mi scrivesse come epitaffio Fuit vir catholicus, io esulterei di gioia nel mio sepolcro!» (1).
Nella filosofia della storia il Dr. Plinio diceva di trovare «il punto di collegamento tra i due generi di attività nei quali mi sono diviso nel corso della mia vita: il pensiero e l’azione». Per lui ogni questione economica, politica o sociale, aveva una radice teologica. Il pensiero e l’azione del Dr. Plinio continuano a diffondersi anche dopo la sua scomparsa terrena, attraverso le associazioni Tradizione Famiglia Proprietà, che, oltre a stampare nuove edizioni in varie lingue dei suoi libri, recuperano e pubblicano le sue conferenze, conversazioni e meditazioni inedite.
Bussola del pensiero e dell’azione del Dr. Plinio furono la rivendicazione dell’assoluta superiorità della civiltà cristiana e la convinzione, avvalorata anche dalla promessa della Madonna a Fatima («Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà»), che essa non è solo un fenomeno del passato da rimpiangere, bensì anche una realtà futura per la quale combattere, sia con uno stile di vita religioso sia con la lotta politica. La Cristianità è il Cristianesimo che plasma la società e lo Stato, è il territorio dell’ordine cristiano. Nel 1931 il Dr. Plinio scriveva che «ovunque l’azione della Chiesa si fa sentire, essa è eminentemente civilizzatrice nelle sue diverse manifestazioni».
Con maggiore ampiezza nell’Autoritratto filosofico, perfezionato nel 1994 e pubblicato postumo, scriverà: «Le nazioni possono raggiungere la perfetta civiltà, che è la civiltà cristiana, soltanto mediante la conformità alla grazia ed alla Fede, il che include un fermo riconoscimento della Chiesa Cattolica come l’unica vera, e del Magistero ecclesiastico come infallibile […] la pienezza della civiltà cristiana può fiorire soltanto con la Chiesa Cattolica e può conservarsi integralmente soltanto in popoli cattolici» (2). Ancora più chiara quest’altra sua affermazione: «Avanziamo verso una nuova civiltà cristiana che nascerà dalle rovine del mondo attuale, così come dalle rovine del mondo romano è nata la cristianità medioevale».
La difesa della civiltà cristiana, anzi ormai la battaglia per restaurarla, è la Contro-Rivoluzione. La dottrina contro-rivoluzionaria non è altro che la dottrina cattolica tradizionale. Nel capitolo XII di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, è ben spiegato che se è assurdo affermare che «la Chiesa sia soltanto la Contro-Rivoluzione», è altrettanto vero che «la Chiesa è la più grande delle forze contro-rivoluzionarie», che «l’esaltazione della Chiesa è l’ideale della contro-rivoluzione» e che «nella misura in cui è un apostolo il cattolico è contro-rivoluzionario» (3).
I nemici della civiltà cristiana
Né il Dr. Plinio né le TFP si sono limitati ad una battaglia puramente ideale per la civiltà cristiana. Al contrario, pur senza partecipare direttamente alla lotta politica, sono intervenuti in momenti chiave e contro i nemici più pericolosi. Gran parte della vita del Dr. Plinio è stata caratterizzata dalla minaccia del comunismo. L’anticomunismo del pensatore brasiliano si basava sulla tradizione, la famiglia e la proprietà, non sulla semplice denuncia della mancanza di libere elezioni (4). Peraltro il Dr. Plinio scrisse nel 1943 la sua prima importante opera, In difesa dell’Azione Cattolica, per denunciare le correnti cattolico-democratiche e neo-moderniste all’interno della Chiesa (5).
Purtroppo, dopo la morte di Pio XII, tali correnti divennero dominanti e la Chiesa, osservava il Dr. Plinio nel 1976, divenne «centro di scontro tra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione». Di fronte alla situazione della Chiesa negli ultimi decenni del secolo XX, l’atteggiamento del Dr. Plinio fu ancorato a due pilastri saldissimi: denunciare apertis verbis la crisi, riaffermando al contempo l’assoluta fedeltà al Magistero pontificio. Egli chiama in causa non solo il post-concilio, ma lo stesso Concilio Vaticano II che definisce «una delle maggiori calamità, se non la maggiore, della storia della Chiesa». Egli descrive tra l’altro «il silenzio enigmatico, sconcertante e spaventoso, apocalitticamente tragico, che il Concilio Vaticano II ha osservato a proposito del comunismo», parla di un «concilio [che] si volle pastorale e non dogmatico. Infatti non ha avuto portata dogmatica. Inoltre la sua omissione a proposito del comunismo può farlo passare alla storia come il concilio a-pastorale per eccellenza» (5).
Durante il Concilio Vaticano II, la TFP aprì un ufficio a Roma, offrendo sostegno dottrinale e appoggio organizzativo ai Padri Conciliari conservatori del Coetus Internationalis Patrum. Da allora, i discepoli del Dr. Plinio hanno continuato a denunciare la deriva della Chiesa ed a promuovere appelli e studi per arginarla e invertirne il corso: ad esempio la Supplica Filiale a Papa Francesco sul futuro della famiglia del 2015 e i volumi Il “cambio di paradigma” di Papa Francesco. Continuità o rottura nella missione della Chiesa? e La Diga Rotta. La resa di Fiducia Supplicans alla lobby omosessuale (6).
Un caso preciso di legittima “resistenza” fu il manifesto del 1974, con il quale, in nome della TFP brasiliana, alla quale si unirono tutte le altre associazioni consorelle, il Dr. Plinio espresse in termini rispettosi ma fermi la sua netta opposizione alla politica vaticana di distensione verso i regimi comunisti (7).
Fondamentale in America Latina ed anche influente negli Stati Uniti (8), l’azione delle TFP fu altresì incisiva in alcuni importanti momenti della storia europea. Vanno ad esempio ricordate le campagne nel 1981 e 1983 contro il primo governo Mitterrand in Francia, a partecipazione comunista, con la diffusione di quasi 35 milioni di copie in 53 Paesi del manifesto Il socialismo autogestionario: una barriera o una testa di ponte verso il comunismo? e poi del volume Autogestion socialiste: les têtes tombent à l’entreprise, à la maison, à l’école e quella del 1988 con la pubblicazione del poderoso volume Spagna. Anestetizzata senza avvertirlo, imbavagliata senza volerlo, fuorviata senza saperlo. L’opera del PSOE, che smascherava la subdola opera di de-cristianizzazione della Spagna svolta dal governo socialista di Felipe Gonzales. Un’iniziativa di portata storica fu nel 1990 la raccolta di più di cinque milioni di firme a favore dell’indipendenza della Lituania.
Caduti, non ovunque, i regimi sovietici, esplose la IV rivoluzione, iniziata con il famigerato ’68, nelle tendenze e nei costumi. Una rivolta che sovverte tutti i cardini del diritto naturale ed è ancora più difficile da contrastare dello stesso comunismo. Il Dr. Plinio fu altresì profetico nel denunciare il rinascente pericolo islamico, fin dall’articolo del 1947 sul periodico Legionario intitolato «Maometto rinasce».
La difesa della nobiltà e delle élites
Dopo Rivoluzione e Contro-Rivoluzione il Dr. Plinio considerò Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato ed alla Nobiltà romana il suo libro più importante , assai più ricco di quanto potrebbe far pensare il titolo, a cominciare dal fatto che l’Autore attinge ad un’ampia gamma di fonti ben al di là dei discorsi di Papa Pacelli (9). L’incipit della Prefazione del Principe Luiz de Orléans e Braganza, allora Capo della Casa Imperiale del Brasile è ammirevole per la sua provocatoria chiarezza: «Opzione preferenziale per i nobili: quest’espressione può forse sorprendere a prima vista quelli che hanno familiarità con la formula cara a Giovanni Paolo II: “opzione preferenziale per i poveri”. Nondimeno, è appunto un’opzione preferenziale per i nobili ad animare questo libro» (10).
L’opzione caritativa per gli indigenti non deve essere a scapito della singolare stima di cui la nobiltà è degna. Spiega l’Autore: «Secondo i testi pontifici che commenteremo, sotto tutti i punti di vista la nobiltà costituisce una élite, la più alta di esse, ma, certo, non l’unica. Nel genere élites, essa è una specie. Vi sono élites che sono tali per il fatto di partecipare delle caratteristiche e delle funzioni della nobiltà; ve ne sono altre che svolgono funzioni diverse nel corpo sociale, ma che non per questo mancano di una dignità particolare. Vi sono dunque élites che non sono nobiliari né ereditarie ex natura propria. Così, per esempio la professione di docente universitario incorpora i propri membri, a pieno titolo, a quella che si può chiamare l’élite di una nazione. Lo stesso accade con la professione di militare, di diplomatico, e di altre simili».
Pio XII ci dà un prezioso insegnamento: «Le ineguaglianze sociali, anche quelle legate alla nascita, sono inevitabili: la natura benigna e la benedizione di Dio all’umanità illuminano e proteggono le culle, le baciano, ma non le pareggiano». Inoltre, riprendendo un’analoga riflessione di Leone XIII, egli ricorda: «È un fatto che Cristo Nostro Signore, se elesse, per conforto dei poveri, di venire al mondo privo di tutto e di crescere in una famiglia di semplici operai, volle tuttavia col la sua nascita onorare la più nobile ed illustre delle case di Israele, la discendenza stessa di David». Pio XI, nell’Enciclica Divini Redemptoris del 1937, afferma: «Si deve avvertire che sbagliano in maniera vergognosa quelli che ritengono con leggerezza che nella società civile siano uguali i diritti di tutti i cittadini, e che non esista una gerarchia sociale legittima».
Come si diceva, il volume ha anche una parte fondamentale nella quale si richiama la plurisecolare dottrina della Chiesa, che da S. Agostino in poi ha elaborato le regole sulla “guerra giusta”, sia come jus ad bellum sia come jus in bello. Nei conflitti di oggi lo jus in bello è sistematicamente violato e le atroci violenze perpetrate sono anch’esse una manifestazione di un mondo che ha messo da parte il diritto naturale e cristiano. Allo stesso tempo, è doveroso ricordare che la Chiesa non ha mai approvato il pacifismo assoluto, anzi ha promosso guerre per la difesa di diritti di sommo rilievo, il diritto all’esistenza, alla libertà, al proprio territorio, ai propri beni, al proprio onore. La Chiesa promosse e approvò anche gli ordini religioso-militari. Come sempre, il Dr. Plinio cita a sostegno delle sue tesi innumerevoli documenti del Magistero.
Un insegnamento di perenne validità
Il Dr. Plinio e le associazioni da lui fondate dimostrano che la dottrina contro-rivoluzionaria oggi più che mai può orientare l’azione dei cattolici e renderla efficace. Si può avere uno stile di vita assolutamente conforme ai comandamenti ed ai precetti della Chiesa, da veri cavalieri nel senso nobile del termine, anche in questa società contemporanea in preda alla dissoluzione, si può servirsi dei moderni strumenti di comunicazione per diffondere inalterati i valori del Cattolicesimo, soprattutto si possono comprendere gli avvenimenti tumultuosi di un mondo in disordine solo alla luce delle categorie del pensiero contro-rivoluzionario. «Sono sicuro – scrive il Dr. Plinio nel suo Autoritratto filosofico – che i princìpi ai quali ho consacrato la mia vita sono oggi più attuali che mai e indicano il cammino che il mondo seguirà nei prossimi secoli. Gli scettici potranno sorridere, ma il sorriso degli scettici non è mai riuscito a fermare la marcia vittoriosa di coloro che hanno Fede».
