L’innocenza, senza la quale le cose non sarebbero altro che ciò che sono

di Plinio Corrêa de Oliveira

Da bambino, nel Parco Luz della vecchia San Paolo, una delle mie più grandi gioie erano i cigni in riva al lago. Emergevano da piccole casette di porcellana e apparivano maestosi. Per me i cigni rappresentavano un ideale: potevano muoversi sull’acqua senza sforzo. Io non sono mai stato un buon osservatore degli aspetti “meccanici” della natura. D’altronde, sono stato sempre un attentissimo osservatore dei suoi aspetti simbolici.


Contemplavo il cigno, leggero, fluttuando, godendosi l’acqua, ma sentendosi superiore ad essa. Guardava l’acqua dall’alto con aria aristocratica. Si aveva l’impressione che dalla posizione del suo collo, in una sorta di sublime forma a “S”, si irradiassero tutte le delizie dell’aristocrazia.


Dopo aver contemplato a lungo i cigni, una sorta di culmine delle delizie ogni volta che andavo al Parco Luz, tornavo a casa riflettendo su un’infinità di cose riguardanti l’ordine universale visto da una certa angolazione. Era la natura, ma vista attraverso gli occhi di un innocente battezzato.


Ciò mi portava a desiderare una certa super-innocenza, una super-purezza, una super-virtù, necessarie perché tutto ciò fosse così attraente.


Claude Lorrain, un celebre artista francese, amava dipingere i riflessi della luce del sole sugli oggetti. A volte erano muri macchiati, lebbrosi per il tempo, ma quando il sole batteva su di essi, quelle macchie sembravano pietre semipreziose che lo ricoprivano.


C’è una frase di un altro francese, il poeta Edmond Rostand, che saluta il sole dicendo: “Le soleil, sans lequel les choses ne seraient que ce qu’elles sont”. Il sole senza il quale le cose non sarebbero altro che ciò che sono.


Allo stesso modo, si potrebbe a fortiori salutare l’innocenza in questo modo: senza la quale le cose non sarebbero altro che ciò che sono. Lo stesso parco visto da un bambino senza innocenza che vorrebbe uccidere gli uccelli, correre a catturare un cigno, rompere la sua casetta e metterli a litigare tra loro, vedrebbe le cose come sono, senza la luce del sole.


Al contrario, un bambino innocente vede un ordine di cose come dovrebbero essere nella loro perfezione, cogliendone l’aspetto simbolico ed elevandosi verso un ordine superiore.


(Tratto da una conferenza del 29 agosto 1992)