Quarta Parte
Capitolo 4°
Associazioni neutrali
Strettamente legato al tema precedente è il problema delle associazioni interconfessionali o neutrali.
I dati del problema
Come tutti sanno, alcune associazioni di classe, come i sindacati, gli enti di beneficenza, ecc. possono assumere due aspetti diversi. Possono essere chiaramente cattoliche o possono diluire il loro carattere cattolico dietro un titolo puramente temporale. Quale di questi due atteggiamenti è da preferire?
Almeno a prima vista, la soluzione del problema potrebbe sembrare complessa. Ognuno di questi atteggiamenti ha i suoi vantaggi e svantaggi.
Da un lato, le opere di natura chiaramente e ufficialmente cattolica comportano un'elaborazione più dichiarata e positiva e quindi un'azione più efficace. Dall'altro lato, le opere con un aspetto interamente laico beneficiano a volte di risorse più generose da parte delle autorità e dei donatori privati, e sono in grado di avere una portata più ampia, evitando che il nome cattolico respinga persone con pregiudizi anticlericali e così via. Inoltre, i loro statuti non richiedono che i membri siano cattolici. Come si può risolvere questo problema? Quale tipo di organizzazione si dovrebbe preferire?
Come si vede, anche in questo caso ci troviamo di fronte in modo particolare al problema della tattica del "terreno comune" e dell’"apostolato di infiltrazione". Conosciamo persone che portano all'estremo il loro liberalismo su questo tema, fino al punto di preferire che non vengano fondati sindacati cattolici, in modo che i cattolici possano invece infiltrarsi nei sindacati comunisti per cercare di convertire i loro membri.
La soluzione
Alla luce dei principi che abbiamo delineato, la soluzione deve essere la seguente:
1. Sarà sempre preferibile trovare opere chiaramente cattoliche. Anche se ci sono gravi perdite, i vantaggi spirituali compenseranno ampiamente gli svantaggi. In questo senso, il Santo Padre Pio X scrisse una notevole lettera al conte Medolago Albani, citata nella Quarta Parte, 1° Cap.
2. Se diventa assolutamente impossibile fondare enti caritativi chiaramente confessionali a causa di alcune disposizioni legali o della quasi totale mancanza di popolazione cattolica in certe aree, si possono fondare con successo opere sociali senza una denominazione cattolica ufficiale.
3. In ogni caso, e in assenza di altri fattori, preferire associazioni neutrali a quelle ufficialmente cattoliche è indice di una mentalità liberale e naturalistica.
In realtà, questa preferenza deriva quasi sempre da uno zelo smodato per la soluzione di problemi sociali di natura più economica e dalla sete di risultati immediati e tangibili, come la costruzione di grandi orfanotrofi, manicomi, ospedali e così via. La natura confessionale del movimento è stata sacrificata a questi obiettivi nella speranza di ottenere un maggiore sostegno finanziario da certi ambienti. Ma questo aumento dei benefici temporali porta all'abbandono di importanti aspetti spirituali. Le associazioni confessionali hanno maggiori probabilità di incoraggiare la perseveranza dei buoni e di consentire un apostolato più aperto ed efficace con i peccatori, gli eretici e i miscredenti. In questo modo, come dice Pio XI, si correggono i mali materiali e transitori, mentre si trascurano quelli spirituali ed eterni, i più gravi.
“Siccome poi nessuno è da ritenere più bisognoso e nudo, nessuno più infermo e affamato e assetato di chi è privo della cognizione e della grazia di Dio, non v’è chi non veda che a chi usa misericordia verso uomini che sono i più miseri, non mancheranno certo la misericordia e la rimunerazione divina”[1].
Citeremo anche alcuni testi pontifici che hanno maggiori probabilità di sostenere le nostre opinioni, completando così la documentazione molto conclusiva già citata.
Leone XIII ha detto:
“E quest’è veramente la causa onde Noi non abbiamo mai esortato i cattolici a fondar società ed altrettali istituzioni per un miglior avvenire della plebe, senza raccomandare ad un tempo di fondarle sotto gli auspici della Religione e avvalorarle del suo costante aiuto”[2].
Non si pensi, però, che "sotto gli auspici" e col suo "costante aiuto" abbiano solo un significato simbolico. Nei sindacati cattolici, ad esempio, non si devono affrontare solo questioni economiche. La Sacra Congregazione del Concilio ha raccomandato loro di “provvedere più efficacemente all'educazione sindacale cristiana di tutti i loro membri" e, inoltre, di organizzare "settimane di esercizi spirituali, per impregnare l'azione sindacale dello spirito cristiano di carità, giustizia e moderazione"[3].
E perché fare esercizi spirituali nei sindacati? La risposta è chiara.
“Vedano quindi come farebbero male gl’interessi dell’operaio coloro che, avendo in programma di migliorarne le condizioni, si prestassero unicamente ad aiutarlo nell’acquisto di questi beni caduchi, e non solo trascurassero di temperare le sue aspirazioni col richiamo ai doveri cristiani, ma si adoperassero ad aizzarlo sempre più contro i ricchi con quell’acrimonia di linguaggio che solitamente è usata dai nostri avversari per eccitare le folle alla rivoluzione sociale”[4].
“Anche nell’aderire a società particolari bisogna essere molto cauti, per non cadere in errore. Intendiamo parlare specificamente degli operai, i quali hanno certamente diritto di stringersi in sodalizi per averne benefìci. (...) Per custodire meglio la purezza della fede, i cattolici devono associarsi preferibilmente con i cattolici, a meno che la necessità non richieda altrimenti”[5].
Questi orientamenti sono talmente attuali che la Sacra Congregazione del Concilio, in una lettera indirizzata al vescovo di Lille, Mons. Achille Liénart, il 5 giugno 1929, scrive:
La Sacra Congregazione del Concilio “non ha potuto fare a meno di notare che, sebbene i leader del Consorzio si professassero apertamente cattolici, di fatto avevano costituito la loro associazione sulla base della neutralità. A questo proposito, vale la pena ricordare quanto scriveva Leone XIII: ‘I cattolici devono associarsi preferibilmente con cattolici, a meno che la necessità non li costringa ad agire diversamente. Questo è un punto molto importante per la salvaguardia della fede’ (Leone XIII, Lettera Longinqua Oceani ai Vescovi degli Stati Uniti, 6 gennaio 1895)”.
Se non è possibile, per il momento, formare sindacati confessionali dei datori di lavoro, la Sacra Congregazione ritiene tuttavia necessario richiamare l'attenzione degli industriali cattolici, specialmente di quelli che appartengono all'Associazioni cristiane dei datori di lavoro del Nord, sulla loro personale responsabilità nelle risoluzioni che vengono prese, affinché siano conformi alle regole della morale cattolica e gli interessi religiosi e morali dei lavoratori siano garantiti, o almeno non siano danneggiati. Si preoccupino in particolare di assicurare, da parte della loro Commissione intersindacale, la considerazione dovuta secondo equità ai sindacati cristiani, trattandoli, se non meglio, almeno come le altre organizzazioni chiaramente irreligiose e rivoluzionarie".
Anche il Santo Padre Pio X sviluppò la stessa dottrina:
“Quanto poi alle associazioni operaie, sebbene il loro scopo sia di procurare agli associati dei vantaggi in questa vita, tuttavia meritano la più alta approvazione, e sono da considerare più delle altre adatte ad assicurare una vera e durevole utilità ai soci, quelle che sono state costituite prendendo come principale fondamento la religione cattolica, e che seguono apertamente le direttive della chiesa; e più volte Noi lo abbiamo dichiarato, quando se ne è offerta l'occasione in un paese o in un altro. Da ciò discende che si devono costituire e con ogni mezzo aiutare tali associazioni confessionali cattoliche, non solo nei paesi cattolici, ma anche in tutti gli altri, dovunque si ritenga possibile venire incontro per mezzo di esse ai bisogni dei soci.
Se poi si tratta di associazioni che direttamente o indirettamente toccano la religione o la morale, non sarebbe in alcun modo da approvare che nei suddetti paesi si volessero favorire e diffondere le associazioni miste, ossia composte di cattolici e non cattolici. Infatti se non altro, a causa di tali associazioni, a non piccoli pericoli si espongono, o almeno si possono trovare esposti, sia l'integrità della fede dei nostri fedeli, sia la dovuta obbedienza alle leggi e ai precetti della chiesa cattolica.”
Con questo tuttavia non intendiamo negare che sia lecito ai cattolici lavorare, con cautela, insieme con gli acattolici, per procurare all'operaio una sorte migliore e per una più equa retribuzione e condizione di lavoro, o per qualunque altro fine utile e onesto: ma preferiamo che per tale scopo le associazioni cattoliche e non cattoliche si uniscano per mezzo di quel genere di patto opportunamente escogitato che si chiama Cartello”[6].
La Santa Sede chiede che vengano prese le massime precauzioni in ogni collaborazione di questo tipo. Le sue istruzioni al riguardo sono definitive. Una lettera della Sacra Congregazione del Concilio a Mons. Achille Liénart, vescovo di Lille, datata 25 giugno 1929, afferma:
"Per quanto riguarda la costituzione, in via eccezionale, di quello che viene chiamato cartello intersindacale, tra sindacati cristiani e sindacati neutrali o addirittura socialisti, per la difesa di interessi legittimi, va sempre ricordato che tale cartello è lecito solo a condizione che venga costituito solo in alcuni casi specifici, che la causa da difendere sia giusta, che si tratti di un accordo temporaneo e che vengano prese tutte le precauzioni per evitare i pericoli che possono derivare da un tale avvicinamento".
Ciò non significa che, in determinate situazioni e "fino a che per nuove circostanze tale tolleranza non cessi di essere opportuna o lecita", le associazioni professionali miste non possano essere tollerate, ma la tolleranza può durare solo fino a quando “si prendano le precauzioni necessarie per evitare i pericoli che, come abbiamo detto, sono inerenti a tal genere di associazioni” [7].
A quali sindacati miste possono aderire i cattolici?
“Inoltre, perché i sindacati siano tali che i cattolici vi si possano iscrivere, è necessario che si astengano da qualsiasi manifestazione teorica o pratica, contrastante con la dottrina e i precetti della chiesa e dell'autorità ecclesiastica competente; e parimenti che nulla di men che accettabile sotto questo aspetto vi sia nei loro scritti, discorsi, o attività. Considerino perciò i vescovi uno dei più sacri doveri osservare diligentemente come si comportino queste associazioni, e vigilare che i cattolici non soffrano alcun danno dai loro rapporti con esse”[8].
Sebbene le associazioni miste possano essere tollerate finché le circostanze lo richiedono e le associazioni cattoliche siano altamente approvate, ecco la parola finale della Chiesa sulla questione:
“Resta ora da dire … che come da una parte a nessuno sarebbe lecito accusare di fede sospetta e combattere a questo titolo coloro che, costanti nella difesa della dottrina e dei diritti della chiesa, vogliono tuttavia, con retta intenzione, appartenere, e realmente appartengono, ai sindacati misti, dove l'autorità ecclesiastica, secondo le circostanze del luogo, ha ritenuto opportuno di permettere l'esistenza di tali sindacati; così d'altra parte, sarebbe altamente da riprovare che si svolgesse attività ostile contro le associazioni puramente cattoliche - mentre si deve con ogni mezzo aiutare e favorire tal genere di associazioni - e che si volesse seguire e quasi imporre un tipo interconfessionale, anche se sotto il pretesto di ridurre a un modello uniforme tutte le associazioni di cattolici esistenti in ciascuna diocesi”[9].
Per riassumere questi principi riaffermandoli, lo stesso Pontefice ha dichiarato:
“Dite chiaramente che le associazioni miste, le alleanze coi non cattolici per il benessere materiale a certe determinate condizioni sono permesse, ma che il Papa predilige quelle unioni di fedeli, che deposto ogni umano rispetto e chiuse le orecchie ad ogni contraria lusinga o minaccia, si stringono intorno a quella bandiera, che, per quanto combattuta, è la più splendida e gloriosa, perché è la bandiera della Chiesa"[10].
Non si sottolineerà mai abbastanza che la Chiesa si limita a tollerare le associazioni neutrali. Rafforzando tutto ciò che aveva scritto, Pio X definì le associazioni neutrali come "non illecite, a precise condizioni e garanzie, in determinati Paesi, e solo in considerazione delle particolari circostanze in cui si trovano"[11].
Questa è la dottrina definita chiaramente in diverse occasioni dalla Santa Sede. Ovviamente, implica la capacità di valutare le situazioni concrete, il che inevitabilmente dà a molti l'occasione di vedersi autorizzati a sostenere che tali circostanze sono frequenti nel nostro Paese.
Per le menti spassionate e imparziali, il caso è completamente diverso. "Roma locuta, causa finita est". Le parole dell'Apostolo non perdono mai il loro valore: "Dopo un primo e un secondo ammonimento sta' lontano da chi è fazioso, ben sapendo che persone come queste sono fuorviate e continuano a peccare, condannandosi da sé” (Tt 3, 10-11). Questo è il sentimento che ogni vero cattolico deve avere in questa materia. Che differenza, spesso notata in certi ambienti, tra il desiderio ossessivo di collaborare con i malvagi! Coloro che vogliono mettere i loro sforzi in comune con gli infedeli sotto un'unica autorità non lo fanno per situazioni eccezionali, ma spinti dal desiderio, a volte inconscio, di cancellare la linea di demarcazione tra il bene e il male. Dimenticano ciò che ha detto l'Apostolo:
“Non lasciatevi legare al giogo estraneo dei non credenti. Quale rapporto infatti può esservi fra giustizia e iniquità, o quale comunione fra luce e tenebre? Quale intesa fra Cristo e Bèliar, o quale collaborazione fra credente e non credente? Quale accordo fra tempio di Dio e idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevi, dice il Signore, non toccate nulla d'impuro. E io vi accoglierò e sarò per voi un padre e voi sarete per me figli e figlie, dice il Signore onnipotente.” (2Cor 6, 14-18).
[1] Pio XI, Enciclica Rerum Ecclesiae, 28 febbraio 1926: Actes de S.S. Pie XI, Tomo III, pagine 155 e 156, https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19260228_rerum-ecclesiae.html .
[2] Enciclica Graves de Communi, 18 gennaio 1901, https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals.index.html .
[3] Lettera della Congregazione del Concilio a Mons. Achille Liénart, 5 giugno 1929.
[4] Benedetto XV, epistola Soliti nos, al Vescovo di Bergamo, 11 marzo 1920, https://www.vatican.va/content/benedict-xv/it/letters/1920/documents/hf_ben-xv_let_19200311_soliti-nos.html .
[5] Leone XIII, Enciclica Longinqua oceani, all'Episcopato americano, 6 gennaio 1895.
[6] Pio X, Enciclica Singulari quadam, 24 settembre 1912: Actes de S.S. Pie X, Bonne Presse, Éditions de La Documentation catholique, Paris, tome VII, pagg. 274 e 275, https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_24091912_singulari-quadam.html .
[7] Pio X, op. cit. Actes de S.S. Pie X, Bonne Presse, Éditions de La Documentation catholique, Paris, tomo VII, pagina 276.
[8] Pio X, op. cit. Actes de S.S. Pie X, Bonne Presse, Éditions de "La Documentation catholique", Paris, tomo VII, pagine 277 e 278.
[9] Pio X, op. cit. Actes de S.S. Pie X, Bonne Presse, Éditions de "La Documentation catholique", Paris, tomo VII, pagina 279.
[10] Pio X, Allocuzione ai nuovi cardinali, 27 maggio 1914: Actes de S.S. Pie X, Bonne Presse, Éditions de "La Documentation catholique", Paris, Tome VIII, pagina 67, https://www.sodalitium.biz/discorso-tenuto-san-pio-x-ai-cardinali-al-concistoro-27-maggio-1914/.
[11] Lettera a Mons. Piffl dell'Union Populaire Catholique de Vienne, 26 gennaio 1914, tomo VIII, pag.122.
