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A che punto della crisi ci troviamo? Timori e speranze sull’attuale panorama

 

 

di Guido Vignelli

Fine dei tempi o fine di un’epoca?

Il panorama del mondo attuale desta in molti gravi timori e funeste previsioni per il futuro; è quindi naturale che le sentinelle della Cittadella assediata si preoccupino di scrutare l’orizzonte nel tentativo di capire “a che punto è la notte” (Is 21, 11), ossia a che punto ci troviamo della crisi contemporanea e se questa avrà esito fausto o infausto.

Molti sono convinti che la situazione globale sia disperata e che l’eclissi religiosa, il disorientamento intellettuale, la corruzione morale e la decadenza politica dimostrino che siamo alla fine non solo della residua Cristianità ma anche della umana civiltà; altri credono che siamo alla vigilia dell’avvento dell’Anticristo e della fine dei tempi, nei termini previsti dall’Apocalisse scritta dall’Apostolo san Giovanni.

Eppure, un preciso avvertimento lasciato dalla Madonna a Fatima nel 1917 dovrebbe convincerci del contrario. Infatti, Ella ci ha chiaramente profetizzato non la fine dei tempi, ma la fine di un’epoca, quella della Rivoluzione anticristiana, e l’avvento di una nuova epoca, quella del Regno di Maria: «infine, il mio Cuore Immacolato trionferà e si avrà un tempo di pace». I commentatori più autorevoli assicurano che questo “tempo di pace” non può essere quello escatologico nell’aldilà, ma dev’essere storico e terreno, anche se non possiamo attribuirgli una data né una durata precise.

A questa consolante e incoraggiante profezia, molti obiettano che, oltre un secolo dopo Fatima, l’offensiva anticristiana va sempre più rafforzandosi, tanto da sembrare vicina alla vittoria completa. Inoltre, le migliori organizzazioni cattoliche sembrano ormai incapaci di opporre una efficace resistenza al nemico, mentre quelle peggiori gli si sono arrese o addirittura ne sono diventate complici, nella illusione di evitare mali peggiori.

Tuttavia, Bossuet avvertiva che Dio, quando vuole dimostrarci che è Lui a governare la storia, prima riduce i buoni alla impotenza, poi interviene improvvisamente rovesciando la situazione e risolvendo il problema; la storia della Chiesa è piena di esempi che ce lo confermano. Quindi, paradossalmente, è proprio questo drastico e rapido peggioramento della situazione che ci dà motivi di speranza per il futuro, perché ci fornisce preziose informazioni e provvidenziali occasioni per avviare una risolutiva riscossa contro la Rivoluzione.

Successi e fallimenti della Rivoluzione

Infatti, oggi il panorama globale è molto più chiaro e netto che quarant’anni fa. Ormai la Rivoluzione è costretta a svelare i propri scopi finali, soprattutto quelli riguardanti il destino della Chiesa; pertanto, le malvagie intenzioni, i perversi programmi e le gravi conseguenze delle forze rivoluzionarie sono oggi più evidenti che nel passato. Nessuna mediazione né compromesso sono più possibili.

Proprio questa novità ci aiuta sia a dissipare le illusioni che i “moderati” si erano fatti sulla gravità della Rivoluzione, sia a far capire agl’incerti e ai dubbiosi tutto quanto oggi è in questione e in pericolo, sia a incoraggiare i timidi e a risvegliare gli addormentati, al fine di arruolarli nella battaglia per la buona causa.

Inoltre, oggi la Rivoluzione globale si trova in una situazione molto più complicata, difficile e rischiosa che quarant’anni fa. Ormai, le forze rivoluzionarie sono costrette a mobilitare le sette più perverse e radicali al fine di compiere un audace “salto di qualità” che permetta di raggiungere rapidamente la vittoria finale ritenuta ormai vicina. Tuttavia, proprio quest’ansia le spinge a commettere imprudenze, eccessi ed errori che possono compromettere il consenso e il sostegno finora ottenuti da amici e complici, col rischio di subire conseguenze dannose e forse fatali.

Per giunta, oggi questo slancio delle forze rivoluzionarie le obbliga a dire e a fare esattamente l’opposto di ciò che per secoli avevano dichiarato e promesso nel loro programma, smentendosi platealmente e cadendo in flagranti incoerenze e contraddizioni. Non c’è da meravigliarsene, perché «l’iniquità suole smentire sé stessa» (Ps 26, 12). Tuttavia, così facendo, la Rivoluzione delude le speranze di molte classi e nazioni che avevano potentemente favorito il suo successo, col rischio di suscitare la loro indignazione e ribellione.

Infatti, la Rivoluzione aveva promesso ai popoli che avrebbe dato a loro certezze, sicurezze, libertà, pace e benessere molti migliori di quelli assicurati dalla civiltà cristiana. Anzi, falsi profeti come Hegel e Marx avevano addirittura promesso di risolvere «il mistero della vita, l’enigma della storia e il problema del male», al fine di realizzare nel prossimo futuro una sorta di Paradiso Terrestre che avrebbe ampiamente compensato la perdita di quello celeste sognato dalle religioni.

Invece, oggi le forze rivoluzionarie cancellano tutte le certezze e sicurezze di ieri e soffocano le libertà concrete con l’imposizione di “emergenze” (economiche, ecologiche, sanitarie, belliche) che agiscono come una sorta d’inquisizione rovesciata. Per giunta, i poteri rivoluzionari non sono più in grado di mantenere quel materiale benessere e quella opportunistica pace che avevano favorito solo per sedurre l’opinione pubblica e rendersela complice delle loro imprese.

Inoltre, la recente imposizione del “politicamente corretto” e il lancio dell’anti-cultura woke ci fanno capire che la Rivoluzione sta tentando di «liquidare il proprio stesso passato nelle sue componenti non attualizzabili», come ha ammesso un noto intellettuale progressista pentito come Andrea Zhok (su La Verità, 16-11-2023, p. 10). Questa rischiosa scelta manifesta che l’azione rivoluzionaria è oggi afflitta non da una “malattia infantile” (com’era l’anarchismo secondo Lenin) bensì da una malattia senile che ne affretta la fine.

Pertanto, dovendo mascherare al pubblico la propria crisi, la Rivoluzione tenta di trasformarla in un nuovo progetto salvifico che ribalta le promesse di ieri in quelle di oggi. Infatti, essa pretende che il popolo, rinunciando al sogno di una società libera, comoda e ricca, si rassegni a vivere in una società tirannica, caotica e povera che sopravvive bilanciando il controllo totalitario assicurato dalla “intelligenza artificiale” con la licenza anarchica favorita dal tribalismo ecologico.

Sfiducia e debolezza delle forze sane

Queste gravi difficoltà che stanno mettendo in crisi le forze rivoluzionarie costituiscono altrettante occasioni misericordiosamente offerteci dalla Divina Provvidenza e dalla materna assistenza di Maria Ss.ma per favorire la rivincita della santa causa cristiana. Purtroppo, però, spesso le forze rimaste sane mancano di discernimento, fiducia e coraggio, per cui risultano incapaci di cogliere tempestivamente o di sfruttare fino in fondo quelle occasioni di riscossa, dimostrando così uno scarso senso del soprannaturale che condanna alla sterilità o all’insuccesso. Come affermava già sant’Agostino, «tutta la forza dei malvagi sta nella debolezza dei buoni».

Ad esempio, alcuni ambienti cristiani sono spinti dal pessimismo a ripiegare in impegni umanitari o in pratiche devozionali o in evasioni mistiche, attendendo dal Cielo una soluzione finale che rimedi alla loro inerzia; altri sono spinti dall’ottimismo ad avventurarsi in azioni imprudenti senza valutare vantaggi e svantaggi e senza procurarsi adeguati metodi e mezzi di azione, sollecitando dal Cielo un intervento che rimedi al loro velleitarismo; altri ancora si preoccupano di “salvare il salvabile”, prendendo una posizione conservatrice che – come già denunciava Chesterton – riesce solo a impedire che i volenterosi riparino i danni fatti dai rivoluzionari.

Questa diagnosi negativa non è nuova, perché ripete quella fatta nel 1972 dal francese Jean Ousset nella premessa alla riedizione del suo libro programmatico L’Agire (recentemente stampato a Napoli dall’Editoria Il Giglio). Da allora, la situazione è peggiorata, per colpa non tanto della confusione generale, quanto di personalismi, rivalità e contrasti che dividono e indeboliscono le forze sane, spesso per motivi o pretesti che sarebbero facilmente superabili.

Eppure, fin dagli anni Settanta, un apostolo come Plinio Corrêa de Oliveira e un intellettuale come Augusto Del Noce, valutando la rivolta sessantottina, previdero non solo la sconfitta di quel comunismo che allora sembrava invincibile, ma anche il suicidio di quella Rivoluzione che allora sembrava immortale. Sono gli stessi progressi della Rivoluzione che la conducono alla sua morte, come un tumore scompare assieme al corpo che corrompe.

È anche per questo che oggi alcune forze rivoluzionarie, preoccupate di perdere consenso e temendo che la loro vittoria si rovesci in suicidio, tentano di rallentare la corsa in avanti o addirittura di fare qualche passo indietro. Ad esempio, esse momentaneamente rinunciano ad alcune offensive violente e risparmiano alcuni ambienti della società e della Chiesa, preoccupandosi però di far fallire le iniziative cristiane deviandole verso strade senza uscita.  

Nonostante questo, ormai i vertici della Rivoluzione sono succubi del loro fanatismo e imprigionati nel perverso meccanismo che hanno messo in moto: essi stanno spingendo le loro forze a compiere quel “salto di qualità” che in realtà è un salto nel vuoto che rischia di annientarle, come già trent’anni fa previdero rivoluzionari pessimisti come il noto giurista Norberto Bobbio.

Il bivio e l’alternativa davanti a noi

Stando così le cose, possiamo ora individuare il punto in cui ci troviamo. Oggi ci troviamo davanti al bivio di una cruciale alternativa: o le forze malvagie riusciranno a portare a compimento la distruzione della civiltà prima che quelle sane rimaste diventino capaci d’impedirglielo; oppure, al contrario, le forze sane riusciranno ad avviare una decisiva restaurazione prima di essere soppresse da quelle malvagie o prima di essere travolte dal crollo della civiltà. Non sono più possibili rinvii né temporeggiamenti, tantomeno mediazioni o compromessi.

Plinio Corrêa de Oliveira osservava che nella società sopravvive una generazione di uomini che un tempo furono buoni, ma poi s’intorpidirono nell’errore e nel vizio, diventando sordi alla divina chiamata e abbandonando la santa causa. Eppure, costoro possiedono tuttora un notevole armamentario di qualità, poteri e ricchezze che potrebbero mobilitare per risolvere la crisi. Occorre quindi che una potente voce profetica susciti nella loro mente la nostalgia della passata grandezza e nel loro cuore il desiderio di riscattarsi nella lotta.

A questa vecchia generazione erede di un glorioso passato dovrà unirsi quella nuova gravida di un promettente futuro, la quale non è responsabile della crisi e non si rende complice della Rivoluzione, ma anzi sta riscoprendo la civiltà cristiana ed è desiderosa di salvarla. Se quest’alleanza avverrà, forze vecchie, saggie e penitenti scenderanno in campo insieme a quelle nuove, vigorose e innocenti per partecipare alla battaglia finale, contribuendo alla sconfitta della Rivoluzione e al trionfo della Chiesa previsto dalla Madonna a Fatima.

Tuttavia, al punto in cui ci troviamo, dobbiamo porci una cruciale domanda: siamo noi davvero pronti per affrontare la svolta epocale che ci attende, impegnandoci nella battaglia decisiva che deciderà le sorti della Chiesa, della civiltà e delle future generazioni? Bisogna sperare, pregare e sacrificarsi affinché la Divina Provvidenza ci conceda le grazie necessarie per non sprecare questa ultima occasione che ci viene offerta per la vittoria.

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