La Francia, epicentro dell'odio anticristiano in Europa

di Guillaume Gattermann
Il moltiplicarsi degli atti anticristiani in Francia non rientra più tra i fatti di cronaca isolati. Disegna ormai una tendenza pesante, documentata, quantificata e preoccupante. È quanto rivela un recente rapporto del Centro europeo per il diritto e la giustizia (ECLJ), che traccia un quadro inequivocabile: la Francia è oggi il Paese europeo più colpito dalle violenze, dalle profanazioni e dagli atti di odio rivolti contro i cristiani.
Nel 2024, le forze dell'ordine hanno registrato in Francia 770 atti anticristiani, ai quali si aggiungono altri 139 episodi segnalati dalla società civile. E, lungi dall'invertirsi, la tendenza si aggrava: i primi sei mesi del 2025 mostrano già un aumento del 13% rispetto all'anno precedente. Queste cifre traducono una realtà che molti cattolici vivono concretamente: chiese saccheggiate, tabernacoli profanati, altari oltraggiati, statue spezzate, ostie rubate, incendi dolosi.
L'elenco dei luoghi colpiti è eloquente: Sierck-les-Bains, Arudy, Mortagne-au-Perche, Provins, Saint-Loup-de-Thillois, Pantin, La Courneuve e molti altri ancora. In alcune chiese, i sacerdoti scoprono escrementi e urina sugli altari, pissidi violate, oggetti liturgici trafugati. Questi atti non sono semplici danni materiali: colpiscono direttamente ciò che vi è di più sacro.
Di fronte a questa situazione, lo scorso 26 settembre 86 senatori francesi hanno lanciato un appello solenne a favore di una migliore protezione dei cristiani, ricordando che la libertà religiosa è un diritto fondamentale, al pari di quella degli altri culti. Un'iniziativa rara e coraggiosa, che sottolinea la gravità del fenomeno.
Il rapporto del Centro europeo per il diritto e la giustizia allarga lo sguardo all'intero continente. Nel 2024 sono stati registrati in Europa oltre 2.200 atti anticristiani. «Queste cifre, in costante aumento negli ultimi anni, traducono una progressione inquietante dell'intolleranza anticristiana», sottolinea il documento. E aggiunge: «Ciò comporta una marginalizzazione dei cristiani nella sfera pubblica, nonché una progressiva criminalizzazione di convinzioni ispirate al cristianesimo».
Dopo la Francia, il Regno Unito si colloca al secondo posto, seguito da Germania, Spagna e Polonia. Nell'insieme dei casi esaminati, quasi la metà dei fatti rientra nel vandalismo, il 15% sono incendi dolosi, il 13% profanazioni e l'8% violenze fisiche dirette contro le persone.
Ma, al di là delle cifre, il rapporto si interessa anche al profilo degli autori. Vengono identificate tre categorie principali: i musulmani radicalizzati, i gruppi laicisti militanti e i movimenti di estrema sinistra. Gli autori del rapporto sono espliciti: «Gli individui musulmani radicalizzati, spesso in situazione irregolare e influenzati dalla propaganda jihadista, costituiscono la principale fonte delle violenze fisiche gravi». Un'affermazione carica di significato, raramente ripresa dai media generalisti.
Del resto, chi se ne fa portavoce?
Il rapporto insiste inoltre su un fenomeno più diffuso, ma altrettanto reale: «Sebbene le loro motivazioni differiscano, tutti partecipano all'instaurarsi di un clima anticristiano, in cui violenze fisiche, attacchi simbolici e forme di pressione sociale o istituzionale si rafforzano a vicenda». In altri termini, l'ostilità non si esprime soltanto nelle strade o contro gli edifici religiosi, ma anche nel discorso pubblico, nelle istituzioni, nella scuola, nei media e talvolta persino nella giustizia.
Questa situazione allarmante rivela una contraddizione profonda: in un'Europa che si proclama paladina dei diritti umani, il cristianesimo diventa l'unica religione che è socialmente accettabile disprezzare, ridicolizzare o attaccare senza reali conseguenze. Le croci bruciano, le chiese chiudono, i sacerdoti vengono aggrediti, ma l'indignazione resta spesso timida, quando non è del tutto inesistente.
Questo rapporto agisce dunque come un segnale d'allarme. I nostri responsabili politici oseranno un giorno guardare in faccia questa realtà?
Fonte: Avenir de la Culture, 27 aprile 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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