Quando si tratta di immigrazione clandestina di massa, la Chiesa che ascolta smette di ascoltare

di John Horvat
Una delle parole d’ordine che domina la Chiesa cattolica in questi giorni è «ascolto». Nella Chiesa sinodale, i vescovi e il clero sono chiamati a prestare particolare attenzione a ciò che i fedeli dicono su tutte le questioni scottanti dell’attualità. In questo modo, si suppone che siano in una posizione migliore per discernere dove «lo Spirito» vuole che la Chiesa vada.
Tuttavia, “lo Spirito” non sembra esprimersi con chiarezza su alcune questioni fondamentali nell’America di oggi né che i laici riescano a farsi sentire abbastanza forte dalle orecchie del clero, determinato a non ascoltarli.
LA QUESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA DI MASSA
In nessun altro ambito questa frattura tra la gerarchia e i fedeli è più evidente che sulla questione dell’immigrazione clandestina di massa negli Stati Uniti. Da un lato, la maggior parte dei vescovi parla all’unisono a favore di questa invasione asimmetrica dell’America e della flagrante violazione della sua sovranità. Così facendo, impongono la loro posizione errata ai fedeli in modo del tutto non sinodale.
Una consistente maggioranza dei fedeli cattolici si oppone all’immigrazione di massa illegale e auspica restrizioni ragionevoli. Essi gridano invano per farsi ascoltare, ma i pastori continuano a ignorarli. Ancora una volta, in modo del tutto non sinodale, la Chiesa “ascoltante” sembra prestare orecchio solo a ciò che vuole sentire, attribuendo diligentemente la propria agenda di sinistra allo “spirito” come mezzo di legittimazione.
Si sta così creando una grave frattura all’interno della Chiesa, con molti vescovi che si rifiutano ostinatamente di ascoltare chiunque non applauda le loro opinioni su questo importante aspetto della politica ufficiale degli Stati Uniti.
COSTRUIRE MURI, NON PONTI
Il risultato è una situazione che riflette due prospettive. I vescovi e il clero cattolici di sinistra sostengono, in teoria, una visione astratta dell’immigrato. Per il semplice fatto di essere umano, ogni immigrato è ritenuto degno di ogni beneficio o sostegno, anche quando entra nel Paese illegalmente. Anziché essere considerato un trasgressore criminale, l’immigrato clandestino viene trasformato in una figura di vittima sofferente e oppressa che si inserisce perfettamente nella teologia della liberazione, il Vangelo secondo Marx. Nessun altro fattore è ritenuto sufficiente a modificare questa visione. Le frontiere devono far entrare «tutti, tutti, tutti», indipendentemente dalle conseguenze.
A rimanere in disparte sono i cittadini cattolici che devono affrontare le conseguenze concrete di politiche liberali avventate in materia di immigrazione, le quali turbano la pace nelle loro comunità e vanno contro il bene comune. Non c’è nulla di astratto nella loro prospettiva. Pur essendo cittadini della nazione, sono costretti a soffrire. Questi massicci afflussi di immigrati clandestini sovraccaricano le infrastrutture comunitarie e la capacità del sistema giudiziario. A volte tra loro si nascondono elementi criminali. Tali politiche di sinistra, distruttive per la nazione, possono anche far entrare nel Paese un gran numero di islamisti radicali, comunisti e molti altri che nutrono un’ostilità ideologica verso la Chiesa e l’America.
Non sorprende che i cattolici tra i fedeli stiano dimostrando sempre più una “opzione preferenziale per il buon senso” e si stiano spostando verso destra sulla questione dell’immigrazione clandestina. I resoconti dei media confermano che il 50 per cento dei cattolici, ad esempio, è favorevole alla costruzione di un muro di confine, mentre solo il 27 per cento vi si oppone. Ignorando l’opinione della maggioranza, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha rilasciato dichiarazioni contro la costruzione del muro di confine nel 2017, nel 2019 e nuovamente nel 2023. Altre statistiche confermano questa netta frattura tra vescovi e laici in materia di immigrazione clandestina.
La sinistra cattolica sostiene che i cattolici conservatori stiano ignorando l’insegnamento della Chiesa sull’argomento e stiano quindi mettendo in discussione l’autorità della Chiesa.
PARAGONI ERRATI
Il professore di Villanova University Massimo Faggioli ha addirittura paragonato l’attuale immigrazione di massa illegale alla contraccezione dopo la Humanae Vitae. Quando questa enciclica papale fu pubblicata nel 1968, alcuni laici si ribellarono contro l’insegnamento morale della Chiesa secondo cui la contraccezione è «intrinsecamente male» e entrarono, secondo Faggioli, in uno «scisma informale». In effetti, si trattò di uno scisma molto informale, poiché – sia allora che oggi – i vescovi ricorrono raramente alle omelie domenicali per ricordare ai fedeli seduti nei banchi l’inequivocabile condanna della contraccezione da parte della Chiesa.
Comunque, i cattolici conservatori devono respingere questo paragone. L’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione comporta una posizione dottrinale morale che non potrà mai cambiare. Tuttavia, opporsi all’immigrazione clandestina di massa non è «intrinsecamente male». Gestire l’immigrazione clandestina di massa richiede un giudizio prudenziale. Ciò conferisce ai fedeli cattolici — sia all’interno che all’esterno del governo — il diritto di opporsi a politiche errate che favoriscono l’immigrazione clandestina di massa. Tale diritto diventa un dovere quando tali politiche mettono in pericolo il bene comune e la salvezza delle anime.
Il prof. Faggioli insiste inoltre nel mettere in relazione questi cattolici conservatori con i pensatori postliberali sessantottini, quando è evidente che la maggior parte di loro non è nemmeno a conoscenza delle idee di questi intellettuali.
USARE IL BUON SENSO
Il dibattito è in gran parte e in modo errato inquadrato come una lotta tra immigrazione clandestina di massa e espulsioni di massa. Esiste un modo corretto di affrontare la questione degli immigrati clandestini che rispetti la carità con cui dovrebbero essere trattati e le esigenze e i diritti dettati dal buon senso delle comunità locali.
La Chiesa ha delle risposte a questi problemi senza ricorrere alle narrazioni della teologia della liberazione basate sulla lotta di classe. La chiave sta nel liberarsi dal clamore e dalla propaganda di sinistra che circondano la questione e affrontarla dalla vera prospettiva delle virtù cardinali come la giustizia e la carità — non attraverso il prisma distorto della sinistra fatto di rabbia e rivoluzione.
Pertanto, San Tommaso d’Aquino insegna chiaramente che l’immigrazione deve tenere conto di due aspetti: l’unità della nazione e il bene comune. Il benessere dei cittadini è la preoccupazione primaria, poiché sono loro a gestire e finanziare l’ordine pubblico. Una società sopraffatta da un’immigrazione disordinata non può mai essere accettata in giustizia.
Quando si verifica un fenomeno di immigrazione, l’obiettivo dovrebbe essere l’assimilazione, non la segregazione, e mai “uno Stato nello Stato”. L’immigrato non dovrebbe cercare solo i benefici, ma anche assumersi le responsabilità derivanti dall’entrare a pieno titolo a far parte della comunità nazionale. Diventando cittadino, una persona entra a far parte di una grande famiglia nel lungo periodo, non diventa un azionista di una società per azioni che persegue solo interessi personali a breve termine.
L’immigrazione proporzionata ha sempre rappresentato uno sviluppo positivo per la società, poiché infonde nuova vita e nuove qualità nel corpo sociale. Tuttavia, quando perde tale proporzione e mina lo scopo dello Stato, essa minaccia il benessere della nazione.
SPIEGARE IL MALESSERE
Questo spiega perché così tanti americani provino un senso di disagio causato da un’immigrazione massiccia, sproporzionata e illegale. Le politiche di immigrazione di sinistra creano artificialmente una situazione che distrugge i punti comuni di unità e sopraffà la capacità di una società di assorbire organicamente nuovi elementi in una cultura unificata. Tali politiche possono persino offrire un’accoglienza suicida a coloro che odiano e mirano a distruggere la nazione. Il bene comune viene ignorato.
Quando ciò accade, sarebbe bene «ascoltare» i saggi consigli di san Tommaso d’Aquino e i principi biblici. La nazione deve praticare la giustizia e la carità verso tutti, compresi gli stranieri, ma deve, soprattutto, salvaguardare il bene comune e la propria unità, senza i quali nessun paese può durare a lungo. Non dovrebbe dare ascolto a «spiriti» volubili che creano divisioni e dibattiti mal impostati.
Fonte: Crisis Magazine, 28 settembre 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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