Il cardinale Burke difende il titolo di «Corredentrice» per la Vergine Maria
Durante il convegno internazionale De Maria numquam satis, svoltosi a Roma il 7 e 8 ottobre, il cardinale Raymond Burke ha difeso il titolo mariano di «Corredentrice». La fonte da cui abbiamo tratto l’intervento è il Substack del vaticanista Edward Pentin.

Di Henry Lithgow - Opera propria, CC BY-SA 4.0, wikimedia
Convegno internazionale «De Maria numquam satis»
«La Beata Vergine Maria nel dogma e nel culto: contributi teologici e storici»
Pontificium Institutum Patristicum Augustinianum, Via Paolo VI, 25, Roma
7 ottobre 2026
Prolusione
«Nostra Signora di Guadalupe e il Regno di Cristo Re:
la missione della Corredentrice e dei corredentori»
Introduzione
È per me motivo di profondissima gioia tenere la prolusione di questo importante convegno internazionale su «La Beata Vergine Maria nel dogma e nel culto: contributi teologici e storici». Insieme a voi, sono profondamente grato a coloro che hanno organizzato il convegno e a quanti lo hanno reso possibile. In apertura dei lavori, offro una riflessione sul tema: «Nostra Signora di Guadalupe e il Regno di Cristo Re: la missione della Corredentrice e dei corredentori».
Fin dall’inizio della sua prima apparizione a san Juan Diego, Nostra Signora di Guadalupe si presentò con queste parole:
Sappilo, tienilo per certo, figlio mio, il più piccolo, che io sono in verità la perfetta sempre Vergine Santa Maria, che ho l’onore di essere Madre del verissimo Dio per il quale si vive, il Creatore delle persone, il Signore di ciò che ci è vicino e di ciò che ci circonda, il Signore del Cielo, il Signore della Terra.[1]
Le sue apparizioni a san Juan Diego, dal 9 al 12 dicembre 1531, possono essere descritte come la manifestazione di Cristo, suo divin Figlio, quale Re del Cielo e della Terra, che ristabilisce il retto ordine e la pace con cui e per cui Dio ha creato il mondo e, soprattutto, l’uomo, maschio e femmina.
Nella sua immagine, miracolosamente formata e conservata, Nostra Signora di Guadalupe è la «donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle»[2] che san Giovanni Apostolo ed Evangelista contemplò nella sua visione della vittoria definitiva di Nostro Signore sul peccato e sulla morte. Nostra Signora di Guadalupe è incinta del «figlio maschio»[3], che è davvero Re del Cielo e della Terra, che sconfigge Satana e le sue schiere, le quali, nonostante la loro feroce e perfida ribellione, non prevarranno mai sulla Chiesa, sulle anime di coloro che sono vivi in Cristo.[4] La vocazione e la missione di ogni cristiano consistono dunque, con le parole di san Paolo nella Lettera agli Efesini, nel «ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra».[5] Nostro Signore Gesù Cristo, Dio Figlio incarnato, è il solo Redentore, ma Dio Padre, nel mandare il Suo Figlio unigenito nella carne umana per redimere il mondo, ha voluto la cooperazione dell’uomo all’opera redentrice, a cominciare dalla Beata Vergine Maria.
La Beata Vergine Maria, Madre di Dio, ha partecipato in modo del tutto unico al Mistero della Fede, il Mistero dell’Incarnazione redentrice, ed è giustamente chiamata Corredentrice. Così pure, nella misura in cui uniamo i nostri cuori, in uno con il suo Cuore Immacolato, al Sacratissimo Cuore di Gesù, partecipiamo alla missione salvifica di Cristo. Possiamo giustamente essere chiamati corredentori. Con le parole di san Giovanni Apostolo ed Evangelista, siamo chiamati a essere in Cristo «collaboratori della verità».[6] Nostro Signore stesso rende manifesta l’intimità del nostro rapporto con Lui quando dichiara: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua».[7] Rivolgendomi a questo Convegno internazionale sulla Beata Vergine Maria nel dogma e nel culto, desidero presentare la partecipazione unica alla missione di Cristo Re, la missione dell’Incarnazione redentrice, che appartiene alla Vergine Madre di Dio in quanto Corredentrice, e la nostra partecipazione alla stessa missione in quanto corredentori.
Le apparizioni della Vergine Madre di Dio sul colle del Tepeyac, nell’odierna Città del Messico, ci aiutano in modo particolare a comprendere la sua missione e la missione che ne deriva per noi. Infatti i figli messicani della Madonna, guadalupanos e guadalupanas, hanno sempre inteso la loro missione nel mondo come servizio a Cristo Re sotto la cura materna di Sua Madre, che Egli ci ha dato come nostra Madre mentre moriva sulla croce per la nostra salvezza eterna.[8] Il beato Miguel Pro scrisse due brevi preghiere sul muro della prigione in cui fu detenuto prima di essere martirizzato da un plotone d’esecuzione il 23 novembre 1927, durante la sanguinosa persecuzione della Chiesa in Messico: «¡Viva Cristo Rey! ¡Viva la Virgen de Guadalupe!» (Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe!).[9] Allo stesso modo san José Sánchez del Río, mentre veniva crudelmente torturato e ucciso, anch’egli da un plotone d’esecuzione, il 10 febbraio 1928, esclamava ripetutamente: «¡Viva Cristo Rey! ¡Viva Santa María de Guadalupe!» (Viva Cristo Re! Viva Santa Maria di Guadalupe!).[10] Come la Vergine Madre di Dio condusse i servitori delle nozze di Cana al suo divin Figlio perché ponesse rimedio alla loro grande pena, esortandoli: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»,[11] così ella accompagnò questi eroi della fede a dare la vita compiendo la volontà di Dio. Così pure ella attira i nostri cuori al suo Cuore Immacolato, portandoci a donare totalmente i nostri cuori al Sacro Cuore di Gesù, fino a versare il nostro sangue con Lui per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.
La dottrina della Corredenzione
La cooperazione della Vergine Maria all’opera della Redenzione compiuta da Cristo presenta due aspetti che, nel corso del tempo, i teologi hanno illustrato distinguendo la Redenzione oggettiva dalla Redenzione soggettiva. Mons. Arthur B. Calkins, che ha scritto ampiamente e con profondità sul titolo di Corredentrice, spiega la distinzione:
Tradizionalmente i teologi hanno distinto la collaborazione unica di Maria alla redenzione nel suo compiersi in actu primo dall’applicazione delle grazie della redenzione alle singole persone, che avviene in actu secundo. La redenzione in actu primo, o «redenzione oggettiva», o fase ascendente della redenzione, può essere definita come l’acquisizione della salvezza universale per mezzo del sacrificio voluto da Dio per riconciliare a sé il mondo. La redenzione in actu secundo, o «redenzione soggettiva», o fase discendente della redenzione, o mediazione della grazia, può essere definita come l’applicazione dei frutti della redenzione ai singoli individui per mezzo della mediazione voluta da Dio. Si è costantemente ritenuto che la Madonna partecipi a entrambe queste fasi dell’opera della redenzione, mentre tutti gli altri cristiani possono partecipare all’applicazione delle grazie della redenzione a persone e situazioni specifiche. Pertanto tutti noi possiamo essere corredentori in actu secundo.[12]
La santità di vita, infatti, è partecipazione all’opera salvifica di Cristo, il quale solo è la nostra salvezza.
San Paolo proclama la verità della nostra partecipazione all’opera redentrice di Cristo nella Lettera ai Colossesi. Scrivendo delle proprie sofferenze, egli comprende che esse devono essere unite alla Passione e Morte di Cristo:
Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.[13]
Non che manchi qualcosa alle sofferenze di Cristo per la nostra salvezza eterna: è la Sua vita in noi, la vita della grazia, che deve giungere a maturità in noi, specialmente attraverso l’unione delle nostre sofferenze con la Sua Passione e Morte.
Da diversi decenni è in corso nella Chiesa una discussione sulla collaborazione attiva della Madonna all’opera della Redenzione. La domanda è: in che senso la Beata Vergine Maria è la Nuova Eva, l’aiuto di Gesù, il Nuovo Adamo (cfr. Rm 5, 12-21; 1 Cor 15, 22. 45)? Da oltre cinquecento anni il termine Corredentrice viene usato per esprimere il concetto che Maria, pur non essendo uguale a Gesù, ma creatura totalmente dipendente da Lui, secondaria e a Lui subordinata, si unì tuttavia a Lui e partecipò all’offerta di Lui al Padre per la nostra salvezza sul Calvario. La convenienza del titolo fu oggetto di un’accesa discussione durante la redazione del capitolo ottavo della Lumen gentium, che contiene l’insegnamento fondamentale del Concilio Vaticano II sulla Madonna.[14] Alla fine il Concilio insegnò chiaramente la collaborazione attiva di Maria all’opera della Redenzione ai numeri 56-58 e 60-62 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, ma non usò la parola Corredentrice per timore che venisse fraintesa dai non cattolici.
La mediazione della grazia da parte della Madonna scaturisce dal suo ruolo di Corredentrice. La parola Mediatrice è stata usata una volta, al numero 62 della Lumen gentium, con l’opportuna precisazione che ciò va inteso «in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e all’efficacia di Cristo, unico Mediatore».[15] Ella è Mediatrice con il suo divin Figlio, il Mediatore, come era stato insegnato con linguaggio chiarissimo dai Papi del XIX e del XX secolo, come pure dai Papi postconciliari.
Parte della difficoltà risiede nel significato che la parola Corredentrice assume quando viene tradotta in alcune lingue moderne. Il termine inglese Co-Redemptrix può indicare un agente alla pari, ma può anche designare qualcuno che coopera a un’opera che è principalmente ed essenzialmente di un altro. Mons. Arthur Burton Calkins affronta la possibile confusione circa il senso di Corredentrice, indicando chiaramente che «nella lingua latina, dalla quale proviene il termine Coredemptrix, il significato è invece sempre che la cooperazione o collaborazione di Maria alla redenzione è secondaria, subordinata, dipendente da quella di Cristo – e tuttavia, nonostante ciò, è qualcosa che Dio “volle liberamente accettare… come parte non necessaria, eppure meravigliosamente gradita, di quell’unico grande prezzo” pagato da Suo Figlio per la redenzione del mondo».[16]
Nell’Udienza generale del 25 ottobre 1995, il papa san Giovanni Paolo II descrisse come, nel corso della storia, la Chiesa abbia espresso in modo sempre più chiaro la verità circa la partecipazione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio, all’opera redentrice di Cristo:
1. Dicendo che «Maria Vergine è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio, Madre del Redentore» (Lumen gentium, n. 53), il Concilio attira l’attenzione sul legame esistente tra la maternità di Maria e la redenzione.
Dopo aver preso coscienza del ruolo materno di Maria, venerata nella dottrina e nel culto dei primi secoli quale Madre verginale di Gesù Cristo e quindi Madre di Dio, nel Medioevo la pietà e la riflessione teologica della Chiesa approfondiscono la sua collaborazione all’opera del Salvatore.
Questo ritardo si spiega con il fatto che lo sforzo dei Padri della Chiesa e dei primi Concili ecumenici, incentrato com’era sul mistero dell’identità di Cristo, lasciò necessariamente nell’ombra altri aspetti del dogma. Sarà solo progressivamente che la verità rivelata potrà essere esplicitata in tutta la sua ricchezza. Nel corso dei secoli la Mariologia si orienterà sempre in funzione della Cristologia. La stessa divina maternità di Maria viene proclamata nel Concilio di Efeso soprattutto per affermare l’unità personale di Cristo. Analogamente avviene per l’approfondimento della presenza di Maria nella storia della salvezza.
2. Alla fine del secondo secolo sant’Ireneo, discepolo di Policarpo, pone già in evidenza il contributo di Maria all’opera della salvezza. Egli ha compreso il valore del consenso di Maria al momento dell’Annunciazione, riconoscendo nell’obbedienza e nella fede della Vergine di Nazaret al messaggio dell’angelo l’antitesi perfetta della disobbedienza e dell’incredulità di Eva, con effetto benefico sul destino dell’umanità. Infatti, come Eva ha causato la morte, così Maria, col suo «sì», è divenuta «causa di salvezza» per se stessa e per tutti gli uomini (cfr. Adv. Haer. III, 22, 4; SC 211, 441). Ma si tratta di un’affermazione non sviluppata in modo organico e abituale dagli altri Padri della Chiesa.
Tale dottrina, invece, viene sistematicamente elaborata per la prima volta, alla fine del decimo secolo, nella Vita di Maria di un monaco bizantino, Giovanni il Geometra. Maria è qui unita a Cristo in tutta l’opera redentrice partecipando, secondo il piano divino, alla Croce e soffrendo per la nostra salvezza. Ella è rimasta unita al Figlio «in ogni azione, atteggiamento e volontà» (cfr. Vita di Maria, Bol. 196, f. 123 v.).
3. In Occidente san Bernardo, morto nel 1153, rivolgendosi a Maria, così commenta la presentazione di Gesù al tempio: «Offri tuo Figlio, sacrosanta Vergine, e presenta al Signore il frutto del tuo seno. Per la nostra riconciliazione con tutti offri l’ostia santa, gradita a Dio» (Serm. 3 in Purif., 2: PL 183, 370).
Un discepolo ed amico di san Bernardo, Arnaldo di Chartres, mette in luce in particolare l’offerta di Maria nel sacrificio del Calvario. Egli distingue nella Croce «due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima». Maria s’immola spiritualmente in profonda comunione con Cristo e supplica per la salvezza del mondo: «Quello che la madre chiede il Figlio lo approva, il Padre lo dona» (cfr. De septem verbis Domini in cruce, 3: PL 189, 1694).
Da questa epoca in poi altri autori espongono la dottrina della speciale cooperazione di Maria al sacrificio redentore.[17]
Come illustra il papa san Giovanni Paolo II, l’uso del termine Corredentrice non aggiunge nulla di nuovo all’insegnamento della Chiesa, ma sviluppa in modo omogeneo l’espressione di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.
Vediamo questo fenomeno nella solenne definizione dell’Immacolata Concezione da parte del beato papa Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus. Il santo pontefice, nel definire il dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, chiarì che non stava presentando alcun insegnamento nuovo, ma stava definendo ciò che la Chiesa ha sempre creduto.[18]
Quanto scrisse il beato papa Pio IX esprime un aspetto essenziale della presenza viva di Cristo Nostro Signore in mezzo a noi nella Chiesa.
Negli ultimi anni si è sviluppato un forte movimento a favore del riconoscimento, mediante una solenne definizione papale, del ruolo di Maria come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. In occasione del Congresso Mariologico-Mariano tenutosi a Częstochowa, in Polonia, nell’agosto del 1996, fu convocata per brevissimo tempo una commissione incaricata di offrire alla Santa Sede un parere in materia. Una delle sue indicazioni fu che occorreva un ulteriore studio.[19] Tale studio continua a essere portato avanti da diversi teologi competenti.
Il ruolo della Madonna come Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie attiene alla sua natura di nostra madre spirituale, alla quale ci consacriamo per appartenere sempre più completamente a Gesù. Due dei più grandi maestri moderni della consacrazione mariana, san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) e san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), fondano esplicitamente il loro insegnamento sulla consacrazione a Maria sulla mediazione, da parte di Maria, delle grazie della Redenzione a nostro favore. Vivere in unione con Maria è una grande chiave per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù. Ella non ci attira mai a sé per se stessa, ma sempre per condurci più vicino a Gesù. Così san Luigi Maria Grignion de Montfort pregava: Totus tuus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio te in mea omnia. Præbe mihi cor tuum, Maria [«Sono tutto tuo, e tutto ciò che ho è tuo; ti prendo come mio tutto. O Maria, dammi il tuo cuore»].[20] La sua preghiera ispirò il motto dello stemma pontificio di san Giovanni Paolo II.
Maria Corredentrice nella Sacra Scrittura
La verità della partecipazione unica della Beata Vergine Maria all’opera della Redenzione è preannunciata nella prima promessa di salvezza fatta dal Signore al momento del peccato dei nostri progenitori. Rivolgendosi al serpente, che era riuscito a tentare Eva, Nostro Signore dichiarò: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».[21] Il Protovangelo, il Primo Vangelo, come opportunamente viene chiamato, chiarisce che l’opera della salvezza deve coinvolgere una donna la cui discendenza schiaccerà la testa del serpente, di Satana e delle sue schiere. In altre parole, una donna coopererà all’opera della salvezza in modo singolare, anzi unico.
Nostro Signore rinnovò la promessa di salvezza attraverso le parole del profeta Isaia al re Acaz: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».[22] Commentando i testi del Protovangelo e del profeta Isaia, il Concilio Vaticano II ha dichiarato:
La sacra Scrittura dell’Antico e del Nuovo Testamento e la veneranda Tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e, per così dire, la propongono alla nostra considerazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparata la venuta di Cristo nel mondo. E questi primi documenti, come sono letti nella Chiesa e sono capiti alla luce dell’ulteriore e piena rivelazione, passo passo mettono sempre più chiaramente in luce la figura di una donna: la madre del Redentore. Essa, vista in questa luce, viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti nel peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15). Parimenti, è lei la Vergine che concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emmanuele (cfr. Is 7,14; Mi 5,2-3; Mt 1,22-23). Essa primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. E infine con lei, la eccelsa figlia di Sion, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova economia, quando il Figlio di Dio prese da lei la natura umana, per liberare coi misteri della sua carne l’uomo dal peccato.[23]
La liberazione dell’uomo dal peccato è compiuta da Dio Figlio, incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo che la adombrò. La Vergine Maria coopera in modo del tutto singolare, anzi unico, all’opera della Redenzione, secondo il disegno di Dio. Troviamo la piena espressione dell’identità della Vergine Maria nell’opera dell’Incarnazione redentrice. Padre Ignace de la Potterie illustra la mediazione della Vergine Madre di Dio nell’opera della Redenzione studiando il Prologo del Vangelo secondo Giovanni e il racconto dell’Annunciazione nel Vangelo secondo Luca.[24]
Il Cuore di Maria fu, secondo l’eterno disegno di Dio, concepito senza macchia di peccato originale, affinché il suo grembo potesse essere il tabernacolo degno nel quale Dio Figlio sarebbe venuto a dimorare e dal quale sarebbe nato nella famiglia di Maria e Giuseppe, suo vero sposo e padre verginale di Gesù. Il suo Cuore Immacolato rimane per sempre disposto a condurre gli uomini, con amore materno, al Cuore del suo divin Figlio, con l’indicazione che ella diede per la prima volta alle nozze di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».[25]
Nella Lettera ai Galati san Paolo esprime la verità della cooperazione unica di Maria al Mistero dell’Incarnazione redentrice nel suo rapporto con la nostra stessa chiamata a essere «collaboratori [di Cristo] della verità»[26]:
Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.[27]
È attraverso la mediazione della Vergine Maria, la sua missione corredentrice nell’Incarnazione redentrice del Figlio, che noi siamo eredi della vita eterna, che siamo chiamati all’alta dignità di seguire Cristo sulla via della Croce.[28]
Nostra Signora di Guadalupe, Corredentrice
Le apparizioni e il messaggio della Beata Vergine Maria sul colle del Tepeyac, nell’odierna Città del Messico, dal 9 al 12 dicembre 1531, sono una potente espressione della sua partecipazione singolare, anzi unica, all’Incarnazione redentrice, in actu primo, cioè nell’opera mediante la quale Dio Figlio incarnato ha compiuto la nostra salvezza con la Sua Passione, Morte, Risurrezione e Ascensione, e in actu secundo, cioè nella realizzazione della Sua opera salvifica nelle anime dei molti, di ogni tempo e luogo, che giungono alla vita in Lui mediante il Battesimo e vivono in Lui nella Chiesa, Suo Corpo Mistico. Si può dire, infatti, che tutte le apparizioni della Vergine Madre di Dio sono una manifestazione del suo rapporto unico con Dio Figlio, suo divin Figlio, in virtù del quale ella è divenuta Corredentrice, e un’espressione della sua missione di Corredentrice in ogni tempo e luogo, sino alla fine dei tempi. Ogni apparizione mariana è opera di Cristo, assistito, come lo fu fin dal momento del Suo concepimento verginale, da Sua Madre.
Maria dichiara la sua identità di Corredentrice in actu primo fin dal primo momento delle sue apparizioni a san Juan Diego. Il 9 dicembre 1531 san Juan Diego si stava recando a Tlatelolco per ricevere l’istruzione catechistica dai frati francescani, quando sul colle del Tepeyac fece esperienza di qualcosa di ultraterreno, anzi di celeste: dal canto degli uccelli all’apparizione gloriosa della Madonna tra pietre e piante trasfigurate fino a sembrare gioielli preziosi. Il racconto dell’apparizione contenuto nel Nican Mopohua, composto da Antonio Valeriano, buono e dotto amico di Juan Diego, sulla base della testimonianza diretta di quest’ultimo, indica che Juan Diego riconobbe nella Madonna la Madre di Dio. La Madonna si rivolge a Juan Diego con tenerissimo affetto materno, chiedendogli dove stia andando, ed egli risponde: «Signora mia, Regina mia, Fanciulla mia, arriverò fino alla tua venerabile casa a México Tlatelolco, per seguire le cose di Dio che ci vengono date, che ci insegnano i nostri sacerdoti, coloro che sono le immagini del Signore, Nostro Signore».[29]
La Madonna dichiarò allora: «Sappilo, tienilo per certo, figlio mio, il più piccolo, che io sono in verità la perfetta sempre Vergine Santa Maria, che ho l’onore di essere Madre del verissimo Dio per il quale si vive, il Creatore delle persone, il Signore di ciò che ci è vicino e di ciò che ci circonda, il Signore del Cielo, il Signore della Terra».[30] Queste parole esprimono in modo meraviglioso il mistero della Perpetua Verginità e della Divina Maternità della Madonna, in virtù del quale ella partecipa, in modo del tutto singolare, anzi unico, all’opera redentrice del suo divin Figlio. La Madonna si presenta sia come sempre vergine sia come Madre di Dio Figlio. Ella dichiara la sua partecipazione all’opera della Redenzione in actu primo. In altre parole, chiarisce che il nostro rapporto con Dio Padre, che ci ha redenti mediante l’Incarnazione di Dio Figlio, ci pone in un rapporto filiale con lei, la Madre di Dio Figlio incarnato. Siamo figli e figlie adottivi di Dio nel Suo Figlio unigenito, Nostro Signore Gesù Cristo, e perciò condividiamo con Lui Sua Madre, come Egli dichiarò a san Giovanni Apostolo ed Evangelista mentre moriva sulla croce.[31]
San Giovanni Apostolo ed Evangelista rappresentava gli Apostoli e l’intero gregge che Cristo aveva affidato alla carità pastorale degli Apostoli, alla Sua stessa carità pastorale. Il nostro rapporto con la Madonna ha origine nell’atto stesso della nostra Redenzione mediante la morte di Cristo sulla Croce.
La Madonna, dopo essersi presentata a san Juan Diego come Corredentrice in actu primo, esprime poi la sua missione di Corredentrice in actu secundo. Ella chiarisce il motivo della sua apparizione:
Molto voglio, molto desidero che qui mi innalzino la mia casetta sacra, nella quale lo mostrerò, lo esalterò rendendolo manifesto, lo donerò alle genti in tutto il mio amore personale, Lui che è il mio sguardo compassionevole, Lui che è il mio aiuto, Lui che è la mia salvezza.
Perché in verità io mi onoro di essere tua madre compassionevole, tua e di tutti gli uomini che vivono insieme in questa terra, e anche di tutte le altre diverse stirpi di uomini: di quelli che mi amano, di quelli che mi invocano, di quelli che mi cercano, di quelli che confidano in me. Perché lì [nella mia casa sacra] in verità ascolterò il loro pianto, la loro tristezza, per porre rimedio, per curare tutte le loro diverse pene, le loro miserie, i loro dolori.
E per realizzare ciò che il mio sguardo compassionevole e misericordioso desidera, va’ al palazzo del vescovo del Messico e digli come io ti mando, perché tu gli riveli quanto desidero che qui mi provveda una casa, che mi innalzi nella piana il mio tempio; gli racconterai tutto, quanto hai visto e ammirato e ciò che hai udito. E per questo ti arricchirò, ti glorificherò; e molto meriterai per questo, perché io ricompensi la tua fatica, il tuo servizio nell’andare a sollecitare la cosa per la quale ti mando. Ora, figlio mio carissimo, hai udito il mio soffio, la mia parola; va’, fa’ quanto ti spetta.[32]
Le parole della Madonna manifestano il suo servizio unico e insostituibile nell’opera della nostra salvezza, secondo il disegno di Dio.
In actu secundo, la Beata Vergine Maria continua a essere lo strumento privilegiato della grazia divina nella Chiesa, così come fu il primo tabernacolo nel quale Dio Figlio venne a dimorare, quando unì la nostra natura umana alla Sua natura divina nel suo grembo per opera dello Spirito Santo che la adombrò. Sul colle del Tepeyac ella apparve a san Juan Diego per manifestare l’amore e la misericordia di Dio verso tutti gli uomini, per manifestare la dignità inviolabile della vita umana, creata a immagine e somiglianza di Dio e salvata dal peccato e dalla morte mediante l’Incarnazione redentrice di Dio Figlio. Nelle parole rivolte a san Juan Diego quando questi, temendo la morte dello zio Juan Bernardino, stava rimandando l’appuntamento con la Madonna per condurre un sacerdote a confessare lo zio prima che morisse, la Madonna esprime la sua presenza costante in mezzo a noi nella Chiesa come Vergine Madre di Dio, che è anche Madre della Divina Grazia, nostra Madre, e che ci attira sempre più intimamente nella comunione con il suo divin Figlio. Ella dichiarò a san Juan Diego:
Ascolta, mettilo nel tuo cuore, figlio mio il più piccolo: non è nulla ciò che ti ha spaventato, ciò che ti ha afflitto; non si turbi il tuo volto, il tuo cuore; non temere questa malattia né alcun’altra malattia, né alcuna cosa pungente e dolorosa. Non sono forse qui io, che ho l’onore di essere tua madre? Non sei forse sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nell’incrocio delle mie braccia? Hai forse bisogno di qualcos’altro?
Che nient’altro ti affligga, ti turbi; non ti angusti la malattia di tuo zio, perché per ora non ne morirà: sii certo che è già guarito.[33]
Le parole della Madonna non sono figure retoriche. Esse riflettono piuttosto la sua missione permanente nella Chiesa, una missione singolare alla quale ella ha chiesto a san Juan Diego di partecipare.
L’impronta miracolosa della sua immagine sulla tilma, o mantello, di san Juan Diego è un segno meraviglioso della sua partecipazione all’opera della Redenzione compiuta dal suo divin Figlio. Nel confermare la sua missione al vescovo con il segno della miracolosa fioritura di rose in pieno inverno su un colle sassoso, dove crescevano soltanto erbacce e rovi, Dio diede un’ulteriore conferma che non ha dato in nessun’altra apparizione della Madonna. Ascoltiamo ancora il racconto della presentazione del segno delle rose al vescovo Juan de Zumárraga da parte di san Juan Diego:
E allora [Juan Diego] aprì la sua bianca tilma, nel cui cavo si trovavano i fiori. E tutti i diversi fiori, come quelli di Castiglia, caddero a terra. Proprio allora e lì la sua tilma divenne il segno: vi apparve all’improvviso l’amata Immagine della perfetta Vergine Santa Maria, Madre di Dio, nella forma e nella figura in cui si trova ora, là dove è conservata nella sua amata casetta al Tepeyac, che si chiama Guadalupe. E non appena il Vescovo governante e tutti coloro che erano lì la videro, si inginocchiarono, furono pieni di stupore, si alzarono per vederla, si commossero, il loro cuore fu turbato, il loro cuore e la loro mente si elevarono. E il Vescovo governante, in lacrime, con tristezza, la supplicò, le chiese perdono per non aver eseguito la sua venerabile volontà, il suo venerabile soffio, la sua venerabile parola.
E il Vescovo si alzò e sciolse dal collo di Juan Diego, dove era annodata, la sua veste, la sua tilma, sulla quale era apparso il venerabile segno della Regina Celeste. E poi la prese e la collocò nella sua cappella privata. E Juan Diego rimase ancora quel giorno nella casa del Vescovo, che lo trattenne lì. E il giorno seguente egli [il Vescovo] gli disse: «Vieni, andiamo, perché tu mi mostri dove la venerabile volontà della Regina del Cielo vuole che le sia costruita la sua cappella». Immediatamente fu dato l’ordine di farla, di costruirla.[34]
In brevissimo tempo la cappella fu costruita e il vescovo Juan de Zumárraga vi collocò la sacra tilma. Il Nican Mopohua si conclude con queste parole:
E dopo qualche tempo, il reverendo Vescovo trasferì l’amata Immagine della Fanciulla Celeste nella Chiesa Maggiore. Egli [il Vescovo] la tolse dal suo palazzo, dalla sua cappella dove si trovava, perché tutti potessero vedere e ammirare la sua preziosa Immagine. E assolutamente tutti, l’intera città, senza eccezione, fremettero quando andarono a contemplare, ad ammirare la sua preziosa Immagine. Venivano a riconoscerla come qualcosa di divino. Venivano a offrirle le loro preghiere. Si meravigliavano del modo miracoloso in cui era apparsa, poiché assolutamente nessuno sulla terra aveva dipinto la sua amata Immagine.[35]
La presenza costante della Madre di Dio, Madre della Divina Grazia, accanto a coloro che giungevano in pellegrinaggio al luogo santo in cui era custodita la sacra tilma fu, e continua a essere, indescrivibilmente efficace. La Vergine di Guadalupe condusse moltissime anime alla vita in Cristo mediante il Battesimo e portò moltissimi battezzati ad abbandonare le loro vie di peccato e a seguire la Via di Cristo, il quale solo è la nostra salvezza.
Maria Corredentrice ci insegna sempre, ci attira sempre a partecipare all’opera dell’Incarnazione redentrice in actu secundo, secondo la nostra vocazione di vita e i talenti che Dio ci ha dato. Come Corredentrice, ella è la prima tra i discepoli del suo divin Figlio e partecipa alla Sua opera salvifica in actu primo et in actu secundo, ma insegna a tutti coloro che, mediante il Battesimo, sono figli e figlie adottivi di Dio nel Suo Figlio unigenito, che anch’essi devono fare tutto ciò che è in loro potere per servire Cristo, per essere Suoi «collaboratori della verità».[36] Quando san Juan Diego dubitò della propria capacità di fare da messaggero della Madonna, suggerendole di scegliere qualcuno più nobile, più capace, la Madonna rispose:
Ascolta, figlio mio il più piccolo, sappi per certo che non mi mancano servitori, messaggeri, ai quali affidare il compito di portare il mio soffio, la mia parola, perché eseguano la mia volontà; ma è necessario che tu, personalmente, vada e supplichi, che per tua intercessione il mio desiderio, la mia volontà diventino realtà. E molto ti prego, figlio mio il più piccolo, e con fermezza ti ordino, di andare di nuovo domani a vedere il vescovo. E a nome mio fagli sapere, fagli udire il mio desiderio, la mia volontà, perché realizzi, edifichi la casa sacra che gli chiedo. E ripetigli bene come io, personalmente, la sempre Vergine Santa Maria, io, che sono la Madre di Dio, ti ho mandato come mio messaggero.[37]
Ogni volta che ci rechiamo in pellegrinaggio al luogo santo di Nostra Signora di Guadalupe, ella ci conferma nella nostra missione di suoi messaggeri, di araldi e strumenti dell’amore e della misericordia salvifici di Dio. Unisce più pienamente i nostri cuori al suo Cuore Immacolato, perché riposino sempre più sicuri e pienamente nel Sacro Cuore di Gesù, dove vengono purificati dal peccato e infiammati di amore divino. Ella ci parla come parlò a san Juan Diego:
Non sono forse qui io, che ho l’onore di essere tua madre? Non sei forse sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nell’incrocio delle mie braccia? Hai forse bisogno di qualcos’altro?[38]
Specialmente nel tempo così travagliato e inquietante che stiamo vivendo nella Chiesa, abbiamo bisogno di visitare la nostra Madre celeste e di essere confermati nella fedeltà al suo divin Figlio, così da rimanere con Lui nella Chiesa, coltivando qualunque porzione del Suo Regno, piccola o grande che sia, con tutto il cuore, con un cuore unito al Cuore Immacolato di Maria e perciò totalmente appartenente al Suo Sacro Cuore.
Spero che questa breve presentazione vi abbia mostrato come l’apparizione di Nostra Signora di Guadalupe sul colle del Tepeyac nel 1531 sia una manifestazione e un’espressione bellissima ed eloquente della verità della sua partecipazione singolare, anzi unica, all’opera salvifica del suo divin Figlio, e della verità della dottrina racchiusa nel suo titolo di Corredentrice, rettamente inteso. Al tempo stesso, spero che abbia ricordato a tutti noi la nostra chiamata a essere, con la Vergine di Guadalupe, partecipi dell’opera dell’Incarnazione redentrice. Possiamo noi, con san Paolo, dire ai nostri fratelli e sorelle nella Chiesa: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa».[39]
Conclusione
Sebbene il Concilio Ecumenico Vaticano II non abbia formulato una definizione dogmatica, esso ha certamente insegnato, in qualche modo, la verità della Corredenzione, come ho indicato. A tale riguardo, dobbiamo stare attenti che l’esitazione dovuta al timore di fraintendimenti del termine Corredentrice non porti a un indebolimento dell’insegnamento sulla Corredenzione, così come esso si applica in modo unico alla Beata Vergine Maria e, in modo generale, a tutti i battezzati. Spero che la mia esposizione abbia chiarito l’importanza dell’insegnamento sulla Corredenzione per la nostra vita quotidiana in Cristo.
Concludo con una riflessione di padre Jean Galot, S.I., tratta da un articolo che egli scrisse sulle controversie e sui problemi dottrinali legati al titolo di Corredentrice:
Alcuni hanno accusato i privilegi mariani di scavare un solco tra la Madre di Gesù e noi; in realtà, quei privilegi sono destinati, nel piano divino, ad avvicinare Maria all’umanità in vista dello sviluppo di una grazia più abbondante. Pur con un carattere unico e un livello ineguagliabile, la cooperazione di Maria alla redenzione ci invita a prendere più vivamente coscienza della nostra missione e della nostra responsabilità in un mondo che ha bisogno di salvezza. Se Maria non potesse venire chiamata corredentrice, neppure i cristiani potrebbero essere considerati come corredentori. La condizione di tutta la Chiesa nella sua missione corredentrice s’illumina con la condizione di Maria, primo modello di ogni redenzione.[40]
Vi ringrazio per la vostra cortese attenzione. Dio vi benedica, e Nostra Signora di Guadalupe vi custodisca sempre nella sua cura materna.
Raymond Leo Cardinale BURKE
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[1] “Sábelo, ten por cierto, hijo mío, el más pequeño, que yo soy en verdad la perfecta siempre Virgen Santa María, que tengo el honor de ser Madre del verdaderísimo Dios por quien se vive, el Creador de las personas, el Dueño de la cercanía y de la inmediación, el Dueño del cielo, el Dueño de la tierra.” Carl A. Anderson y Eduardo Chávez, Nuestra Señora de Guadalupe. Madre de la civilización del amor (México DF: Random House Mondadori, 2010), p. 214, n. 26. Traduzione inglese: Carl Anderson e Eduardo Chávez, Our Lady of Guadalupe: Mother of the Civilization of Love (New York: Doubleday, 2009), p. 173, n. 26.
[2] Ap 12, 1.
[3] Ap 12, 5.
[4] Cfr. Mt 16, 18.
[5] Ef 1, 10.
[6] 3 Gv 8.
[7] Lc 9, 23. Cfr. Mt 16, 24; Mc 8, 34.
[8] Cfr. Gv 19, 26-27.
[9] Cfr. Antonio Dragón, Vida íntima del Padre Pro, trad. Rafael Martínez del Campo, 6a ed. (México, D.F.: Obra Nacional de la Buena Prensa, A.C., 1993), p. 234.
[10] Cfr. Fidel González Fernández, José Sánchez del Río, Il giovane martire che diede la vita per la fede, a cura di Federica Picchi Roncali (Firenze: Dominus Production Edizioni, 2016), pp. 129-133.
[11] Gv 2, 5.
[12] Calkins, p. 45.
[13] Col 1, 24-26.
[15] “… ut dignitati et efficacitati Christi unius Mediatoris nihil deroget, nihil superaddat.” Sacrosanctum Concilium Oecumenicum Vaticanum II, “Constitutio Dogmatica de Ecclesia Lumen Gentium,” Acta Apostolicae Sedis 57 (1965) 63, n. 62. [LG]. Traduzione inglese: Second Vatican Ecumenical Council, “Dogmatic Constitution Lumen Gentium, ‘On the Church,’ 21 November 1964,” Austin Flannery (a cura di), Vatican Council II, Vol. 1, Rev. Ed. (Northport, NY: Costello Publishing Company, 2004), p. 419, n. 62. [LGEng].
[16] Arthur Burton Calkins, “The Mystery of Mary Coredemptrix in the Papal Magisterium,” Mary Co-Redemptrix: Doctrinal Issues Today(Goleta, CA: Queenship Publishing Company, 2002), p. 30. [Calkins].
[17] “1. Dicendo che “Maria Vergine è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio, Madre del Redentore” [Lumen Gentium, 53], il Concilio attira l’attenzione sul legame esistente tra la maternità di Maria e la redenzione.
Dopo aver preso coscienza del ruolo materno di Maria, venerata nella dottrina e nel culto dei primi secoli quale Madre verginale di Gesù Cristo e quindi Madre di Dio, nel Medioevo la pietà e la riflessione teologica della Chiesa approfondiscono la sua collaborazione all’opera del Salvatore.
Questo ritardo si spiega con il fatto che lo sforzo dei Padri della Chiesa e dei primi Concili ecumenici, incentrato com’era sul mistero dell’identità di Cristo, lasciò necessariamente nell’ombra altri aspetti del dogma. Sarà solo progressivamente che la verità rivelata potrà essere esplicitata in tutta la sua ricchezza. Nel corso dei secoli la Mariologia si orienterà sempre in funzione della Cristologia. La stessa divina maternità di Maria viene proclamata nel Concilio di Efeso soprattutto per affermare l’unità personale di Cristo. Analogamente avviene per l’approfondimento della presenza di Maria nella storia della salvezza.
2. Alla fine del secondo secolo sant’Ireneo, discepolo di Policarpo, pone già in evidenza il contributo di Maria all’opera della salvezza. Egli ha compreso il valore del consenso di Maria al momento dell’Annunciazione, riconoscendo nell’obbedienza e nella fede della Vergine di Nazaret al messaggio dell’angelo l’antitesi perfetta della disobbedienza e dell’incredulità di Eva, con effetto benefico sul destino dell’umanità. Infatti, come Eva ha causato la morte, così Maria, col suo “sì”, è divenuta “causa di salvezza” per se stessa e per tutti gli uomini [Cfr. S. Irenaei Adversus Haereses, 3. 22, 4]. Ma si tratta di un’affermazione non sviluppata in modo organico e abituale dagli altri Padri della Chiesa.
Tale dottrina, invece, viene sistematicamente elaborata per la prima volta, alla fine del decimo secolo, nella “Vita di Maria” di un monaco bizantino, Giovanni il Geometra. Maria è qui unita a Cristo in tutta l’opera redentrice partecipando, secondo il piano divino, alla Croce e soffrendo per la nostra salvezza. Ella è rimasta unita al Figlio “in ogni azione, atteggiamento e volontà” [Giovanni il Geometra, Vita di Maria, Bol. 196, f. 122 v.]. L’associazione di Maria all’opera salvifica di Gesù avviene mediante il suo amore di Madre, un amore animato dalla grazia, che le conferisce una forza superiore: la più esente da passione si mostra la più compassionevole [Cfr. ibid. f. 123 v.].
3. In Occidente san Bernardo, morto nel 1153, rivolgendosi a Maria, così commenta la presentazione di Gesù al tempio: “Offri tuo Figlio, sacrosanta Vergine, e presenta al Signore il frutto del tuo seno. Per la nostra riconciliazione con tutti offri l’ostia santa, gradita a Dio” (S. Bernardi Sermo 3 in Purif., 2: PL 183, 370].
Un discepolo ed amico di san Bernardo, Arnaldo di Chartres, mette in luce in particolare l’offerta di Maria nel sacrificio del Calvario. Egli distingue nella Croce “due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima”. Maria s’immola spiritualmente in profonda comunione con Cristo e supplica per la salvezza del mondo: “Quello che la madre chiede il Figlio lo approva, il Padre lo dona” [Arnaldi Carnutensis De Septem Verbis Domini in Cruce, 3: PL 189, 1694].
Da questa epoca in poi altri autori espongono la dottrina della speciale cooperazione di Maria al sacrificio redentore.” Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII, 2 [luglio-dicembre 1995] (Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 1998), pp. 93 4-935. Traduzione inglese: “Mary was united to Jesus on the Cross: Down the centuries the Church’s tradition has appreciated ever more profoundly Mary’s very close sharing in her Son’s redemptive mission,” L’Osservatore Romano Weekly Edition in English, 1° novembre 1995, 11.
[18] Cfr. Petrus Hünermann e Helmut Hoping per il testo latino, e Robert Fastiggi e Anne Englund Nash per il testo inglese (a cura di), Henrici Denzinger, Enchiridion symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, 43a ed. / Compendium of Creeds, Definitions, and Declarations on Faith and Morals (San Francisco: Ignatius Press, 2012), p. 574, n. 2802.
[19] Cfr. L’Osservatore Romano, 4 giugno 1997, 10-11. Traduzione inglese: L’Osservatore Romano Weekly Edition in English, 4 giugno 1997, 12.
[20] Cfr. Karol Wojtyła. Giovanni Paolo II, Dono e mistero. Diario di un Sacerdote (Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2011), p. 44. Traduzione inglese: Pope John Paul II, Gift and Mystery: On the Fiftieth Anniversary of My Priestly Ordination (New York: Doubleday, 1996), pp. 29-30. Cfr. anche Arthur Burton Calkins, Totus Tuus: Pope John Paul II’s Program of Marian Consecration and Entrustment, 2a ed. (New Bedford, MA: Academy of the Immaculate, 2017), p. 308.
[21] Gen 3, 15.
[22] Is 7, 14.
[23] “Sacrae Litterae Veteris Novique Testamenti et veneranda Traditio munus Matris Salvatoris in salutis oeconomia modo magis magisque dilucido ostendunt et veluti conspiciendum proponunt. Libri quidem Veteris Testamenti historiam salutis, qua Christi in mundum adventus lento gradu praeparatur, describunt. Quae primaeva documenta, qualiter in Ecclesia leguntur et sub luce ulterioris et plenae revelationis intelliguntur, clarius pedetentim in lucem proferunt figuram mulieris, Matris Redemptoris. Ipsa, sub hac luce, iam prophetice adumbratur in promissione, lapsis in peccatum primis parentibus data, de victoria super serpentem (cfr. Gen. 3,15). Similiter haec est Virgo quae concipiet et pariet Filium, cuius nomen vocabitur Emmanuel (cfr. Is. 7,14; cfr. Michaea 5, 2-3. - Matth. 1, 22-23). Ipsa praecellit inter humiles ac pauperes Domini, qui salutem cum fiducia ab Eo sperant et accipiunt. Cum Ipsa tandem praecelsa Filia Sion, post diuturnam exspectationem promissionis, complentur tempora et nova instauratur Oeconomia, quando Filius Dei humanam naturam ex ea assumpsit, ut mysteriis carnis suae hominem a peccato liberaret.” LG 59-60, n. 55. Traduzione inglese: LGEng, p. 415, n. 55.
[24] Cfr. Ignace de la Potterie, “The Mediation of the Mother of Jesus at the Incarnation: An Exegetical Study,” trad. Salwa Hamati, Mary Coredemptrix Mediatrix Advocate, Theological Foundations: Towards a Papal Definition?, a cura di Mark I. Miravalle (Santa Barbara, CA: Queenship Publishing, 1995), pp. 173-190. [Potterie].
[25] Gv 2, 5.
[26] 3 Gv 8.
[27] Gal 4, 4-7.
[28] Cfr. Lc 9, 23.
[29] “Señora mía, Reina mía, Muchachita mía, allá llegaré, a tu venerable casa en México Tlatelolco, a seguir las cosas de Dios que nos dan, que nos enseñan, quienes son las imágenes del Señor, Señor Nuestro, nuestros sacerdotes.” “Apéndice A, El Nican Mopohua,” Carl A. Anderson y Eduardo Chávez, Nuestra Señora de Guadalupe. Madre de la civilización del amor, trad. Gerardo Hernández Clark (México DF: Random House Mondadori, 2010), p. 214, n. 24. [NM]. Traduzione inglese: Carl A. Anderson e Eduardo Chávez, Our Lady of Guadalupe: Mother of the Civilization of Love (New York: Doubleday, 2009), p. 173, n. 24. [NMEng].
[30] “Sábelo, ten por cierto, hijo mío, el más pequeño, que yo soy en verdad la perfecta siempre Virgen Santa María, que tengo el honor de ser Madre del verdaderísimo Dios por quien se vive, el Creador de las personas, el Dueno de la cercania y de la inmediación, el Dueño del cielo, el Dueño de la tierra.” NM, p. 214, n. 26. Traduzione inglese: NMEng, p. 173, n. 26.
[31] Cfr. Gv 19, 25-27.
[32] “Mucho quiero, mucho deseo, que aquí me levanten mi casita sagrada, en donde lo mostraré, lo ensalzaré al ponerlo de manifiesto, lo entregaré a las gentes en todo mi amor personal, a Él que es mi mirada compasiva, a Él que es mi auxilio, a Él que es mi salvación.
Porque, en verdad, yo me honro en ser tu madre compasiva, tuya y de todos los hombres que vivís juntos en esta tierra, y también de todas las demás variadas estirpes de hombres, los que me amen; los que me llamen, los que me busquen, los que confíen en mí. Porque ahí, en verdad, escucharé su llanto, su tristeza, para remediar, para curar todas sus diferentes penas, sus miserias, sus dolores.
Y para realizar lo que pretende mi compasiva mirada misericordiosa, anda al palacio del obispo de México, y le dirás cómo yo te envío, para que le descubras cómo mucho deseo que aquí me provea de una casa, me erija en el llano mi templo; todo le contarás, cuanto has visto y admirado, y lo que has oído.
Y ten por seguro que mucho lo agradeceré y lo pagaré, que por ello, en verdad, te enriqueceré, te glorificaré; y mucho de allí merecerás con que yo retribuya tu cansancio, tu servicio con que vas a solicitar el asunto al que te envío. Ya escuchaste, hijo mío el menor, mi aliento mi palabra; anda, haz lo que esté de tu parte.” NM, p. 214, nn. 26-37. Traduzione inglese: NMEng, pp. 173-174, nn. 26-37.
[33] “Escucha, ponlo en tu corazón, Hijo mío el menor, que no es nada lo que te espantó, lo que te afligió; que no se perturbe tu rostro, tu corazón; no temas esta enfermedad ni ninguna otra enfermedad, ni cosa punzante y aflictiva. ¿No estoy yo aquí, que tengo el honor de ser tu madre? ¿No estás bajo mi sombra y resguardo? ¿No soy yo la fuente de tu alegría? ¿No estas en el hueco de mi manto, en el cruce de mis brazos? ¿Acaso tienes necesidad de alguna otra cosa?
Que ninguna otra cosa te aflija, que no te inquiete; que no te acongoje la enfermedad de tu tío, porque de ella no morirá por ahora, ten por cierto que ya sanó.” NM, p. 220, nn. 118-120. Traduzione inglese: NMEng, p. 179, nn. 118-120.
[34] “Y luego extendió su blanca tilma, en cuyo hueco estaban las flores. Y al caer al suelo todas las variadas flores como las de Castilla, luego allí en su tilma se convirtió en señal, se apareció de repente la Amada Imagen de la Perfecta Virgen Santa María, Madre de Dios, en la forma y figura en que ahora está, en donde ahora es conservada en su amada casita, en su sagrada casita en el Tepeyácac, que se llama Guadalupe. Y en cuanto la contempló el Obispo Gobernante y también todos los que allí estaban, se arrodillaron, mucho la admiraron, se pusieron de pie para verla, se conmovieron, se afligió su corazón, como que se elevó su corazón, su pensamiento. Y el Obispo Gobernante con lagrimas, con tristeza, le suplicó, le pidió perdón por no haber realizado su venerable voluntad, su venerable aliento, su venerable palabra.
Y el Obispo se levantó, desaó del cuello de donde estaba atada, la vestidura, la tilma de Juan Diego, en la que se apareció, en donde se convirtió en venerable señal la Reina Celestial. Y luego la llevó allá, la fue a colocar en su oratorio. Y todavía allí pasó un dia entero Juan Diego en la casa del Obispo, quien hizo que se quedara allí. Y al día siguiente, le dijo: ‘Anda, vamos a que muestres dónde es la venerable voluntad de la Reina del Cielo que le levante su templo’. De inmediato se dio orden de hacerlo, levantarlo.” NM, pp. 223-224, nn. 181-193. Traduzione inglese: NMEng, p. 182, nn. 181-193.
[35] “Y después de que el Señor Obispo la tuvo algún tiempo, trasladó a la Iglesia Mayor la preciosa reverenciada Imagen de la amada Niña Celestial. La vino a sacar de su palacio, de su oratorio en donde estaba, para que todos la vieran, se admiraran de su preciosa Imagen. Y absolutamente todos, toda la ciudad, sin faltar nadie, se estremecieron cuando fueron a contemplar, a admirar su preciosa Imagen. Venían a conocerla como algo divino. Venían a presentarle sus plegarias. Mucho se admiraban en qué milagrosa manera se había aparecido puesto que absolutamente ningún hombre de la tierra pintó su amada Imagen.” NM, p. 225, nn. 212-218. Traduzione inglese: NMEng, p. 183, nn. 212-218.
[36] 3 Gv 8.
[37] “Escucha, tú, el más pequeño de mis hijos, ten por cierto que no son escasos mis servidores, mis mensajeros, a quien encargue que lleven mi aliento, mi palabra, para que efectúen mi voluntad; pero es necesario que tú, personalmente, vayas, ruegues, que por tu intercesión se realice, se lleve a efecto mi querer, mi voluntad. Y mucho te ruego, hijo mío el menor, y con rigor te mando, que otra vez vayas mañana a ver al obispo. Y de mi parte hazle
saber, hazle oír mi querer, mi voluntad, para que realice, edifique mi casa sagrada que le pido. Y bien, de nuevo dile de qué modo yo, personalmente, la siempre Virgen Santa María, yo, que soy la Madre de Dios, te envío a ti como mi mensajero.” NM, p. 216, nn. 58-62. Traduzione inglese: NMEng, pp. 175-176, nn. 58-62.
[38] “¿No estoy yo aquí, que tengo el honor de ser tu madre? ¿No estás bajo mi sombra y resguardo? ¿No soy yo la fuente de tu alegría? ¿No estas en el hueco de mi manto, en el cruce de mis brazos? ¿Acaso tienes necesidad de alguna otra cosa?” NM, p. 220, n. 119. Traduzione inglese: NMEng, p. 179, n. 119.
[39] Col 1, 24.
[40] “Alcuni hanno accusato i privilegi mariani di scavare un solco tra la Madre di Gesù e noi; in realtà, quei privilegi sono destinati, nel piano divino, ad avvicinare Maria all’umanità in vista dello sviluppo di una grazia più abbondante. Pur con un carattere unico e un livello ineguagliabile, la cooperazione di Maria alla redenzione ci invita a prendere più vivamente coscienza della nostra missione e della nostra responsabilità in un mondo che ha bisogno di salvezza. Se Maria non potesse venire chiamata corredentrice, neppure i cristiani potrebbero essere considerati come corredentori. La condizione di tutta la Chiesa nella sua missione corredentrice s’illumina con la condizione di Maria, primo modello di ogni redenzione.” Jean Galot, “Maria Corredentrice. Controversie e problemi dottrinali,” La Civiltà Cattolica, Anno 145 (1994), n., 3459/3460, p. 216. Traduzione inglese: Jean Galot, “Mary Co-redemptrix: Controversies and Doctrinal Questions,” Mary Co-redemptrix: Doctrinal Issues Today(Goleta, CA: Queenship Publishing Company, 2002), p. 11.
