Senato francese seppellisce il “fine vita”
Con 144 voti contrari e 123 favorevoli, a gennaio il Senato francese ha respinto una proposta di legge chiave sulla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito, bocciando l’articolo 4 che ne costituiva il cuore. La camera alta ha invece votato a favore di un emendamento che garantisce il diritto al “miglior sollievo possibile per il dolore”, evitando interventi atti a provocare la morte.
Scrive Lorenzo Bertocchi: “Il voto del Senato ha mostrato con chiarezza che il tema del suicidio assistito non obbedisce alle consuete geometrie politiche. Senatori di destra e di centro, ma anche una parte significativa della sinistra, hanno respinto una riforma che avrebbe introdotto l’eutanasia e il suicidio assistito, sia pure con limiti diversi rispetto al testo dell’Assemblea Nazionale. Il risultato è uno stallo che svuota di senso il dibattito residuo e apre uno scenario di incertezza, fino all’ipotesi – evocata dallo stesso Emmanuel Macron, grande promotore della legge – di un ricorso al referendum”.
Esulta la Conferenza episcopale che, in un testo pubblicato poco prima del voto, aveva ribadito: “invocare una ‘legge di fratellanza’ quando si tratta di causare la morte, consentire la somministrazione di una sostanza letale o incitare un operatore sanitario a farlo contro la propria coscienza è una menzogna. La fratellanza, valore fondamentale della nostra Repubblica, non consiste nell’affrettare la morte di chi soffre o costringere gli operatori sanitari a causarla, ma nel non abbandonare mai chi sta vivendo questi momenti incredibilmente difficili e dolorosi”.
Tutte le realtà pro-vita, tra cui la TFP francese, si erano opposte a questo disegno di legge, che ricorda in modo tenebroso il progetto nazista noto come Aktion T4, che condusse all’eliminazione di oltre duecentomila disabili tedeschi durante il Terzo Reich. Il massacro divenne talmente orrendo che, il 23 agosto 1941, lo stesso Hitler ordinò di cessare l’uccisione dei malati. Sembra, invece, che una certa sinistra odierna voglia andare perfino dove Hitler non arrivò.
La propaganda pro-eutanasia, compresa quella fatta da certi “cattolici” era stata talmente massiccia che, pochi mesi prima del voto, un sondaggio aveva mostrato che il 75% dei francesi erano favorevoli al disegno di legge. Molto significativamente, questa percentuale si capovolgeva fra i il personale sanitario, cioè proprio quelli che sono a contatto diretto con la realtà della malattia: ben l’85% era contrario.
Ma forse il dato più notevole è stato la reazione dei giovani. Commenta Dominique Reynié, docente di Science politiche a Parigi: “Anche se l’opposizione [alla legge] è trasversale, essa è più forte fra i giovani di meno di trentacinque anni, e soprattutto nei giovanissimi di 18-24 anni”.
Alla fine, il Senato ha avuto un sussulto di umanità e di ragionevolezza, bocciando il disegno di legge. Una lezione valida anche per noi in Italia.
