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In Memoria di un Príncipe cattolico: S. A. I. R. Dom Luiz d’Orleans e Bragança (1938-2022)

 

 

di Roberto de Mattei

È raro oggi incontrare principi autenticamente cattolici e quando uno di essi viene a mancare è doveroso onorarne la memoria. Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente dom Luiz d’Orleans e Bragança, il Capo della Casa Imperiale basiliana scomparso il 15 luglio a 84 anni di età e mi è caro rendere omaggio alla sua figura, in un’epoca in cui abbiamo un estremo bisogno di uomini che incarnino princìpi. Dom Luiz era uno di questi: incarnava nelle sue parole, nelle sue azioni, ma soprattutto nel suo modo di essere, il principio monarchico della società. 

Oggi la società si sta disfacendo anche perché il principio di autorità e di gerarchia su cui si fondava la cristianità è stato sostituito da quello dell’anarchia e del caos. E questa la ragione che spinse il prof. Plinio Corrêa de Oliveira a pubblicare nel 1993 il libro Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà romana con la prefazione del principe Luiz de Orléans e Braganza. L’idea di fondo era di mostrare il ruolo indispensabile della nobiltà e, più in generale, delle autentiche élites morali, culturali e sociali, nella crisi del nostro tempo.

Credo che l’Italia fu il paese in cui quest’appello risuonò più profondamente. Nel 1993 si svolse nello storico palazzo della principessa Elvina Pallavicini (1914-2004) un convegno internazionale ispirato dal libro del pensatore brasiliano. Nel 1997 la principessa e il marchese Luigi Coda Nunziante (1930-2015), in un nuovo incontro a Palazzo Pallavicini, diedero vita all’Associazione Noblesse et Tradition, per opporre al processo rivoluzionario la tradizione monarchica e aristocratica dell’Europa Cristiana. Con un discorso di grande impegno, il principe dom Luiz di Orléans e Braganza sottolineò la missione della Nobiltà nella fase di disgregazione sociale che vive la società contemporanea.

Dom Luiz era nato il 6 giugno 1938 a Mandelieu-la-Napoule, nel sud della Francia, primo di dodici figli del principe Pedro Henrique de Orleans e Bragança (1909-1981), capo della Casa Imperiale, e di sua moglie, la principessa Maria di Baviera. Nel 1945 era stato permesso alla famiglia di tornare in Brasile dopo l’esilio e il principe Pedro Henrique, che conosceva il prof. Plinio Corrêa de Oliveira fin dall’infanzia, era stato ben lieto di affidargli la formazione dei figli Luiz e Bertrand che avevano manifestato il loro entusiasmo per la Contro-Rivoluzione cattolica. Nelle vene dei due giovani scorreva il più nobile sangue europeo, attraverso gli Orléans-Bragança, imperatori del Brasile fino al colpo di Stato repubblicano del 1889 e i Wittelsbach, re di Baviera fino al 1918. La figura che essi sentivano più vicina era però quella della nonna, la principessa Maria Pia di Borbone-Due Sicilie (1870-1973), che aveva trasmesso loro un ardente amore per il movimento legittimista e ultramontano.

Dom Luiz e dom Bertrand entrarono nella TFP, fondata nel 1960 dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira e, al suo fianco, militarono in una lunga battaglia in difesa della civiltà cristiana e della Chiesa Cattolica. Tra i due fratelli, Dom Luiz aveva una vocazione più contemplativa e un temperamento più riservato, ma questo non gli impedì di sottrarsi ad alcun impegno. Per questo, malgrado i suoi sessant’anni e la salute pregiudicata da una poliomelite giovanile, aderì con entusiastica determinazione all’invito del marchese Coda Nunziante di divenire membro fondatore di Noblesse et Tradition, nata per difendere i valori nobiliari tradizionali nel campo culturale e sociale. Dom Luiz partecipò, alla fondazione dell’associazione e ai tre convegni internazionali che seguirono a Roma (2000), Lisbona (2002) e Torino (2004), con la partecipazione di eminenti membri della nobiltà europea. Fu naturale che alla morte della principessa Pallavicini, nel 2004, dom Luiz fosse il suo successore come presidente di Noblesse et Tradition

Il 29 aprile 2004 Dom Luiz presiedette nella sala del Palazzo Coburg di Vienna, alla presentazione dell’edizione tedesca del mio libro Il crociato del ventesimo secolo.  Plinio Corrêa de Oliveira. Tre anni prima, il 10 ottobre 2001, aveva partecipato a Roma alla commemorazione del 430° anniversario della battaglia di Lepanto. L’evento, promosso dal Centro Cuturale Lepanto, si svolse nei saloni del Palazzo della Cancelleria, alla presenza di oltre cinquecento persone. Il Principe imperiale sedeva in prima fila accanto ai cardinali Alfons Maria Stickler, Paul Augustin Mayer, Lorenzo Antonetti e Luigi Poggi, ai rappresentanti dell’Ordine di Malta e dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e ai discendenti delle più illustri famiglie europeee, i cui antenati avevano combattuto nelle acque di Lepanto.

Queste non furono esibizioni mondane, da cui dom Luiz sempre rifuggì, ma impegni gravosi, a cui si sottomise per essere fedele al suo dovere di stato. Dal suo sguardo tralucevano due eminenti virtù: la purezza e l’intransigenza. Queste virtù resero dom Luiz e dom Bertrand invisi agli ambienti dell’alta società mondana. I nobili che si mimetizzavano per entrare nelle professioni lucrative e alla moda non sopportavano i due principi brasiliani, perché essi non venivano a patti con lo spirito di sensualità e di compromesso del cosiddetto “jet set”. Per i nobili mondani, il modello di principe era il re di Spagna Juan Carlos, l’uomo – si diceva – che era riuscito a combinare il servizio del proprio Paese con i propri piaceri e interessi. Non si comprendeva, e ancora non si comprende, che tanto più alta è la posizione sociale che si occupa, tanto maggiori sono i doveri che si è obbligati a rispettare. Eppure una sovrana non cattolica, come la regina Elisabetta II d’Inghilterra, ha offerto, in sessant’anni di regno, l’esempio, di ciò che una nazione può produrre di idealmente elevato.

Dom Luiz volle essere e fu un principe cattolico. Fu terziario carmelitano e consacrato a Maria secondo la pratica di san Luigi Maria Grignion di Monfort, ma soprattutto diede l’esempio di un fervente spirito cattolico. Seguì con dolore il processo di autodemolizione della Chiesa e non mancò di manifestare il suo rispettoso dissenso con alcune posizioni della gerarchia cattolica.  Così, il 27 settembre 2016, fu tra i primi firmatari di una Dichiarazione presentata per iniziativa dell’Associazione Supplica filiale da un gruppo di 80 personalità cattoliche, comprendenti cardinali, vescovi, ed eminenti studiosi, che ribadivano la loro fedeltà agli immutabili insegnamenti della Chiesa sulla famiglia e sul matrimonio.

Nel convegno di Noblesse et Tradition di Torino, il 30 ottobre 2004, dom Luiz chiuse il suo intervento con queste parole: «In un futuro che noi speriamo non troppo lontano, il nostro sguardo si volgerà verso questi anni di apostasia, di sangue e di caos, per sempre lasciati alle nostre spalle. Di questo noi possiamo essere certi, perché ci basiamo sulle promesse di Nostra Signora di Fatima.In quel momento felice, di fronte alla Chiesa ed alla Società restaurata, brilleranno come il sole coloro che, provenienti dalla nobiltà o dalleélites tradizionali analoghe, si saranno alzati in piedi contro le convulsioni e le crisi moderne, opponendosi ad esse e seguendo fedelmente i consigli e gli insegnamenti immortali del grande Pontefice Pio XII». A Vienna, il 29 aprile dello stesso anno, aveva detto: «Mi ricordo benissimo l’ultima riunione pubblica tenuta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira due mesi prima della sua morte. Egli ci ha richiamati ad avere fiducia nella Madonna, dicendo: “Quanto più ci sentiremo smarriti, più dobbiamo avere fiducia nella Madonna giacché Ella ha promesso che trionferà. Fiducia! Fiducia! Fiducia! Anche se dovesse tardare cinque, dieci, quindici, cinquant’ anni, dobbiamo aver fiducia che un giorno verrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria”». 

Dom Luiz d’Orleans e Bragança, non ha potuto vedere quel giorno benedetto, ma lascia l’esempio di un perfetto principe cattolico davanti a cui ci inchiniamo con reverenza.

 

Fonte: Corrispondenza Romana, 16 luglio 2022.