Come trasformare la teoria della guerra giusta nella teoria della resa giustificata

 

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di John Horvat

Va di moda citare l'insegnamento della Chiesa quando si commentano gli affari politici e la politica estera. Il valore aggiunto dell'autorità della Chiesa cattolica dà forza, certezza e credibilità alle opinioni politiche.

Perciò queste citazioni trovano spazio anche nel dibattito sulla guerra ucraina. Mentre la guerra di aggressione ingiusta della Russia contro l'Ucraina infuria, i funzionari e gli influencer cercano modi per giustificare un "accordo realistico" in termini non ideali.

 

La teoria della guerra giusta

Alcuni citano erroneamente la teoria della guerra giusta basata su sant'Agostino e san Tommaso d'Aquino. Questa teoria definisce le condizioni per cui le nazioni cristiane possono impegnarsi in guerre giuste.

Di solito vengono citate cinque condizioni: giusta causa, dichiarazione da parte di un'autorità legittima, buona intenzione, esaurimento di tutte le opzioni pacifiche e ragionevoli possibilità di successo.

Nel caso dell'Ucraina, la teoria della guerra giusta è decisamente dalla parte della nazione invasa. In particolare, essa giustifica l'uso della forza per l’autodifesa contro un aggressore. Un Paese che subisce un'invasione ha una giusta causa per resistere e combattere.

 

Il diritto dell'Ucraina a condurre una guerra giusta

Sono pochi quelli che osano dissentire sul fatto che l'Ucraina soddisfa le condizioni per resistere all'invasione. Con i carri armati russi che avanzavano verso Kiev da ogni parte nel 2022, gli ucraini avevano tutto il diritto di rispondere al fuoco col fuoco.

Tuttavia, alcuni ora contestano il diritto della nazione a condurre una guerra giusta, affermando che ciò si deve al fatto che non soddisfa più la condizione di avere una ragionevole possibilità di successo. Questo tormentone si ripete ovunque, mentre i funzionari cercano di trovare un modo per chiudere tutto in fretta.

 

La dimensione del nemico

I nuovi teorici della guerra giusta sostengono che l'Ucraina ha di fronte un nemico enorme, pochi alleati e non ha alcuna possibilità di vincere la guerra imposta dall'invasione russa del febbraio 2022. Pertanto, sostengono che la teoria della guerra giusta ora richiederebbe che l'Ucraina si arrenda per salvare il suo popolo da continue sofferenze.

"È immorale scatenare la violenza della guerra quando non si possono raggiungere degli obiettivi, per quanto giusti possano essere", scrive R.R. Reno, per esempio, in First Things.

Un'altra dichiarazione fa eco ai sentimenti di Reno: "I russi hanno un enorme vantaggio numerico in termini di uomini e armi in Ucraina, e questo vantaggio persisterà a prescindere da ulteriori pacchetti di aiuti occidentali", ha twittato il vicepresidente J.D. Vance su X.

Fermo restando che l'Ucraina non sta scatenando la violenza della guerra, ma al contrario, sta subendo questa violenza. Inoltre, il suo obiettivo è quello di difendersi da una minaccia esistenziale da parte di un avversario che sostiene che l'Ucraina non ha diritto alla sovranità.

Soprattutto, va ricordato ai cattolici, che il Cremlino è pronto a sopprimere la sua Chiesa cattolica come fece già per ben tre volte all’epoca degli zar e di Stalin. Se non si riesce a prevalere contro l'aggressore, si rischia l'annientamento della fede cattolica in Ucraina.

 

Ritocco errato alla teoria della guerra giusta

Il ragionamento di sottomissione alla Russia è errato non solo nella sua applicazione concreta, ma anche nella teoria. Se facciamo astrazione dalla guerra attuale, comunque vediamo che una qualsiasi politica di cedimento alla dura realtà della forza bruta crea una teoria nuova e inaccettabile.

Il messaggio che comunica e che la teoria cattolica della guerra giusta si è trasformata in una teoria della resa giustificata. Portata alle sue ultime conseguenze, qualsiasi potenza mondiale aggressiva potrebbe chiedere la sottomissione agli avversari più deboli con base alla presunta "impossibilità" di resistenza.

In una realtà del genere è la forza a farla da padrona. La guerra diventa un calcolo matematico, non più morale. Resistere all'aggressione è un esercizio di futilità, non di giustizia. In questa maniera, il mondo risultante potrà essere suddiviso e sottomesso in sfere d’influenza.

 

La vulnerabilità delle nazioni

I partigiani di questa nuova teoria “realistica” sostengono che corrisponde ai fatti sul campo, che possono non essere belli ma riflettono la dura realtà. Le lezioni della storia dimostrano il contrario.

Le nazioni più piccole sono sempre state vulnerabili alla forza bruta delle grandi potenze. Così come gli individui non possono sopravvivere senza la società, anche le nazioni hanno bisogno di altre nazioni.

Pertanto, queste nazioni più piccole hanno sempre fatto ricorso ad altre nazioni attraverso trattati e accordi che controbilanciano le minacce della forza massiccia.

Quando è possibile, le nazioni più potenti hanno l'obbligo di solidarietà di venire in aiuto di coloro che subiscono ingiustizie. Questo aiuto può assumere la forma di sostegno umanitario, diplomatico o militare. Non è necessario che coinvolga sempre forze sul campo.

L'insegnamento cattolico di Papa Pio XII ha affermato: " A questa difesa è tenuta anche la solidarietà delle nazioni, che ha il dovere di non lasciare abbandonato il popolo aggredito. La sicurezza che tale dovere non rimarrà inadempiuto, servirà a scoraggiare l’aggressore e quindi ad evitare la guerra, o almeno, nella peggiore ipotesi, ad abbreviarne le sofferenze” (1).

In questa prospettiva, una resistenza ucraina contro la Russia diventa ragionevole possibilità di successo. In effetti, altri popoli più piccoli hanno sconfitto la Russia con l'aiuto di nazioni amiche.

La resistenza afghana, divisa in due parti e sostenuta dalle armi americane, ad esempio, costrinse alla ritirata l'esercito sovietico occupante. Il popolo lituano contava solo sul sostegno morale dell'Occidente quando riuscì a ottenere l’indipendenza dall'Unione Sovietica nel 1991.

 

La volontà di combattere

La chiave per vincere le guerre non è un enorme vantaggio numerico. Consiste in quale parte ha la maggiore volontà di combattere e difendere il proprio popolo. Spesso dipende dall'invocazione dell'aiuto di Dio.

In effetti, la maggior parte delle famose battaglie della storia sono ricordate perché i vincitori hanno osato affrontare l'"impossibilità" della resistenza: Termopili, Covadonga, Lepanto, Vienna, Belgrado e innumerevoli altre battaglie ne danno testimonianza. Alcune grandi potenze hanno subito enormi rovesci perché si sono trovate di fronte a una volontà superiore di combattere.

Una vera teoria della guerra giusta deve chiedere di soppesare queste considerazioni piuttosto che assumere una politica di resa giustificata.

 

L'Ucraina supera le probabilità impossibili

Tornando all'Ucraina, gli ultimi tre anni hanno dimostrato la sua volontà di lottare contro ogni probabilità. La nazione ha ottenuto risultati eccezionali. Ha inflitto, e continua a infliggere, enormi perdite al nemico.

In tutto questo, gli ucraini cattolici hanno invocato Nostra Signora di Zarvanytsia e l'aiuto di San Michele Arcangelo. Sanno bene come la Chiesa cattolica sia stata soppressa l'ultima volta che la Russia ha controllato la loro nazione e che lo stesso sta accadendo ora alle chiese cattoliche nelle zone occupate dell'Ucraina.

La teoria della guerra giusta e il principio di solidarietà sono chiari. Chiedono che l'Occidente continui a sostenere l'Ucraina nella sua coraggiosa resistenza all'ingiusta guerra di conquista della Russia.

 

Note

  1. Pio XII, Messaggio radiofonico di Natale, 24 dicembre 1948.

 

Fonte: Tfp.org, 5 Marzo 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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