Un maestro dell'Apocalisse vince il Premio Nobel per la letteratura 2025

Di Miklós Déri - Déri Miklós: Arcok, CC BY-SA 4.0, wikimedia
di John Horvat
Immaginate opere letterarie di con trame ambientate in contesti distopici in cui i personaggi agiscono all'interno di un ordine sociale che va disgregandosi. Eventi apocalittici abbondano all'interno di situazioni assurde. Questa è la letteratura di Laszlo Krasznahorkai.
Ma c'è di più. Immaginate uno stile illeggibile e prolungato. Pensate a testi sconnessi che sono come fiumi d’inchiostro nero che scorrono freneticamente ovunque, senza seguire alcuna regola, senza punti. Un suo romanzo, ad esempio, è lungo quattrocento pagine ma consiste in una sola frase! Immaginate personaggi ossessivi, paesaggi inzuppati di pioggia e scene di pathos e disperazione. Immaginate narrazioni cupe come quelle di Dostoevskij e Kafka, piene d’ironia, satira e celebrazione dell'assurdo.
Questo settantunenne ungherese, "maestro dell'apocalisse", ha appena vinto il Premio Nobel per la letteratura 2025.
Una scelta del genere la dice lunga sulla tragica situazione della letteratura odierna. Il sistema è chiaramente fallito. Il Premio Nobel per la letteratura è il più ambito e prestigioso riconoscimento letterario al mondo. Dovrebbe essere assegnato a scrittori che elevano gli orizzonti delle persone, invece il detto autore presenta cupe distopie di decadenza sociale.
La letteratura dovrebbe mirare ad avvicinare le persone al bene, al vero e al bello. Krasznahorkai si concentra sull'assurdo, sul male e sul brutto. La letteratura offre l'occasione ideale per trarre lezioni morali anche nelle tragedie e nelle avversità più buie, ma egli non riconosce alcun ordine morale oggettivo.
Nell'attuale sistema fallimentare, il premio Nobel per la letteratura non viene più assegnato ad autori immortali come quelli del passato, conosciuti da tutti e legati alla realtà. Ora appartiene a coloro che rifiutano il pensiero e la razionalità di matrice occidentale. Gli ultimi vincitori non presentano prospettive universali, ma si soffermano su micro-narrazioni soggettive, divagando senza meta.
Il premio è diventato appannaggio di coloro che hanno trasformato la letteratura in un'arma per riflettere lotta di classi , tematiche sessuali, psicologia freudiana e ideologie nichiliste. Laszlo Krasznahorkai entra in questo deserto letterario, pieno di sentimenti ed emozioni intense.
Un incubo sulla carta
Laszlo Krasznahorkai è stato criticato per i suoi romanzi "difficili" e "impegnativi", zeppi di temi malinconici. Le sue frasi, spesso lunghe diverse pagine, sono definite "impegnative" per i lettori e contribuiscono notevolmente a costruire narrazioni labirintiche che rifiutano di aderire alle convenzioni tradizionali della trama. Egli introduce digressioni confuse all'interno della sua densa prosa. Il critico James Wood ha paragonato la lettura delle sue opere a "un viaggio verso l'abisso".
I recensori sostengono che lo sviluppo dei personaggi e della trama offuschi la distinzione tra realtà e fantasia, razionalità e assurdità. Il Comitato Nobel osserva che le sue trame non si risolvono, ma piuttosto si dissolvono. I personaggi entrano ed escono senza uno scopo chiaro. Le frasi che sembrano non finire mai mantengono un ritmo che oscilla tra noiose divagazioni e azioni drammatiche.
L'effetto complessivo è simile a quello di un “viaggio da droga”, in cui ci si può aspettare tutto e niente allo stesso tempo. È l'apocalisse e la monotonia, l’assurdità e la realtà, l’essere e il nulla, il tutto racchiuso in un racconto decostruito che travolge l'immaginazione del lettore.
In tempi normali, questa critica sarebbe sufficiente per condannare all'oblio qualsiasi romanzo di questo tipo. Uno degli scopi della letteratura è fornire chiarezza e intuizione; queste opere confondono e disorientano intenzionalmente.
Tuttavia, le lodi per l'opera di Laszlo Krasznahorkai trasformano magicamente questi difetti narcotici in qualità abbaglianti. I critici favorevoli al suo lavoro sostengono che la prosa densa con frasi troppo lunghe e lo sviluppo irregolare della trama hanno un effetto ipnotico e affascinante che crea un'"esperienza di lettura coinvolgente".
Questi difetti creano un impatto potente, un disagio paralizzante e una complessità misteriosa che, secondo i recensori, rendono la sua opera un "incontro positivo" con idee uniche ed emozioni crude.
Lazslo Krasznahorkai è anche elogiato per i suoi temi apocalittici e il suo umorismo nero, il che aggiunge follia ai cosiddetti “incontri positivi”. Le sue ambientazioni descrivono una realtà in decadenza, una desolante futilità e paure esistenziali. Le sue storie kafkiane sono popolate da pazzi, sciocchi e ciarlatani che le rendono ancora più bizzarre e assurde.
Così, ad esempio, un recente recensore della NPR ha descritto il romanzo Satantango dell'autore come segue: "La storia si svolge in una fattoria collettiva quasi abbandonata, dove la vita è così desolante e deprimente che le persone che ancora vi risiedono complottano per andarsene. Il romanzo è stato scritto senza paragrafi. È solo un enorme blocco di caratteri".
Questa è roba da incubi, non da grandi capolavori. Magari l'establishment letterario ammettesse che il re è nudo!
Le devastazioni causata dalla postmodernità
Pertanto, Laszlo Krasznahorkai non dovrebbe ricevere il Premio Nobel per la letteratura 2025. Non si tratta di un attacco personale allo scrittore ungherese, ma di una riflessione sulla natura postmoderna delle sue opere. La prospettiva postmoderna che egli utilizza devasta la letteratura. Mettendo in discussione tutte le narrazioni, gli scrittori postmoderni non hanno più bisogno di costruire storie razionali e coerenti. Anzi, enfatizzano la decostruzione delle storie, delle convenzioni, della morale e persino della grammatica. Gli strumenti letterari classici sono considerati oppressivi e restrittivi, e quindi gli scrittori si sentono liberi di scartarli.
La letteratura postmoderna è uno strumento brutale per frammentare, isolare e distruggere gli ideali di unità e armonia che la letteratura un tempo esprimeva così bene con meraviglia e bellezza. Che senso ha premiare con un importante riconoscimento coloro che frustrano gli scopi della letteratura?
La vera letteratura attrae per l'eccellenza della sua espressione. Comunica idee di interesse universale e valore duraturo. La postmodernità rende tutte le cose soggettive, fluide e banali.
La letteratura dovrebbe ispirare, illuminare ed elevare mentre intraprende la sua ricerca della verità e della bellezza. Anche nella tragedia e nella calamità, la letteratura dovrebbe insegnare ed evidenziare la dignità della sofferenza e lo splendore terribile che spesso si trovano nelle avversità. La buona letteratura dovrebbe avere un messaggio morale. Dovrebbe essere un mezzo per comprendere meglio la creazione di Dio e incoraggiare la pratica della virtù.
Tali norme sono contrarie all'ossessione postmoderna per il bizzarro, il brutto e l'assurdo, dove le trame non hanno scopo e il conflitto non ha significato. Se c'è qualcosa di cui il mondo non ha bisogno in questo momento, sono i racconti nichilisti di cupa disperazione. Ci si augura una letteratura non composta da immagini, emozioni ed esperienze confuse che non trasmettono coerenza e ordine, ma comunicano disordine e dissolutezza. Soprattutto, ci si augura che non si riconoscano questi sproloqui come cose degne di plauso universale.
Un sistema fallimentare
Quando il Premio Nobel per la letteratura viene assegnato a questi scrittori postmoderni, il premio diventa parte di una narrazione postmoderna che celebra l'assurdo. Esso applaude scrittori sconosciuti che trasmettono messaggi confusi e costruiscono trame nichiliste, accolti da critici che sostengono di trovare valore nelle loro opere contorte.
La letteratura dovrebbe tornare ai suoi nobili scopi. Dovrebbe rigenerare, non degenerare, ispirare, non cospirare contro un ordine morale. Ahimè, la letteratura dovrebbe portare ad un apprezzamento dell'eccellenza e della bellezza che alla fine avvicini le persone a Dio.
Fonte: Return to Order, 4 novembre 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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