Bugie e verità nel dibattito sull'aborto nella Repubblica Dominicana

Di Juan Pablo Duarte - CONSTRUCTION SHEET: Vexilla Mundi.Further informations: Flags of the World. See also: Presidencia de la República Dominicana: Bandera Nacional., Pubblico dominio, Wikimedia.
di Edwin Benson
«Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 31-32).
Questa magnifica promessa, pronunciata per la prima volta da Nostro Signore, è impressa sulla bandiera della Repubblica Dominicana. Infatti, mentre le bandiere di molte nazioni recano simboli cristiani, in particolare croci, quella della Repubblica Dominicana è l'unica al mondo a riportare l'immagine della Bibbia con questa frase stampata su di essa.
Il 31 luglio 2025, il Congresso dominicano ha mantenuto fede a quelle parole, bloccando una legge che avrebbe consentito l'aborto per la prima volta nella storia della nazione. Il voto, 159 a 4, è stato una sonora sconfitta per i pro-abortisti. Il disegno di legge è stato poi inviato al presidente Luis Abinander, che l’ha firmato il 3 agosto.
Naturalmente, i gruppi autenticamente cattolici e pro-vita hanno gioito. Il Population Research Institute e Life Site News hanno citato Loren Montalvo, una avvocatessa domenicana che lavora per l'Alliance Defending Freedom.
«Questa battaglia va avanti da decenni. Prima hanno cercato di introdurre l'aborto attraverso il codice sanitario, poi attraverso il codice penale. Ma ogni volta sono stati fermati dall'articolo 37 della Costituzione, che afferma che il diritto alla vita è inviolabile dal concepimento alla morte naturale. Mentre noi abbiamo fatto tutto il possibile con le nostre risorse, la controparte disponeva di gruppi ben finanziati, campagne di mobilitazione e alleati nei media».
Il commento della avvocatessa Montalvo è in realtà mitigato. Infatti, facendo ricerche per quest’articolo, ho verificato che gli unici media che hanno riconosciuto la vittoria dei pro-vita sono stati quelli legati alla Chiesa cattolica.
Di fronte a una massiccia ostilità
Il quotidiano londinese The Catholic Herald ha descritto l'opposizione organizzata.
“Più di 20 organizzazioni, sostenute da reti come il Consorzio Latinoamericano contro l'Aborto Insicuro (CLACAI) e gruppi globali tra cui la Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare, hanno esercitato pressioni sui legislatori affinché liberalizzassero la legge. Anche la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha condannato il divieto. Tuttavia, l'opinione pubblica ha costantemente opposto resistenza, radicata in un'etica culturale e giuridica che considera la vita come un valore non negoziabile”.
Zenit, un sito italiano dedicato al Papato e alla Curia, era euforico. «Ciò che rende straordinario il risultato non è solo l'entità della vittoria, ma lo squilibrio delle forze in campo. Il movimento pro-vita dominicano è di dimensioni modeste, con scarse risorse e largamente ignorato dai media mainstream. Ad opporsi a loro c’era una coalizione di oltre venti organizzazioni femministe nazionali... ciascuna delle quali spingeva per la liberalizzazione sotto la bandiera dei "diritti sessuali e riproduttivi"».
Una vittoria per tutti
L'articolo di Zenit concludeva: «Il messaggio di Santo Domingo è chiaro: qui la vita non è negoziabile».
Il sito web cattolico di notizie e informazioni online Aleteia ha utilizzato due slogan familiari alla sinistra, democrazia e identità, nella sua difesa della posizione dei dominicani a favore dei nascituri.
"Circa il 60% dei dominicani s’identifica come cattolico e i legislatori hanno inquadrato la decisione sia come un dovere costituzionale sia come un riflesso dell'identità nazionale".
Sgomento, iperbole e angoscia nella sinistra
I non cattolici, così come la stampa secolare, hanno visto il rifiuto dei dominicani di adottare la posizione fondamentalmente laicista come una calamità. Un articolo dell'Associated Press (AP), ripreso integralmente dal Religion News Service (RNS) e dalla rivista orientata al Congresso americano, The Hill, ha alzato il livello dell'iperbole fin dal primo paragrafo.
«La Repubblica Dominicana è una delle quattro nazioni latinoamericane che criminalizza l'aborto senza eccezioni. Le donne rischiano fino a 2 anni di carcere per aver abortito, mentre le pene per i medici o le ostetriche vanno dai 5 ai 20 anni. Gli attivisti per il diritto all'aborto sostengono che il divieto totale di abortire nel Paese non solo limita le scelte riproduttive delle donne, ma mette anche in pericolo la loro vita».
Dopo aver vomitato i suoi slogan preferiti, l'AP ha dimostrato di sapere a chi attribuire il merito. Il punto successivo dell'articolo iniziava con "Nessun altro Paese ha una Bibbia sulla propria bandiera" e proseguiva poi con un commento derisorio sull'influenza della Chiesa cattolica nella nazione insulare dei Caraibi.
Mezze verità e bugie belle e buone
L’organizzazione notoriamente pro-aborto (e dal nome ridicolo) Human Rights Watch ha mostrato tutta la pressione internazionale esercitata sui dominicani. In un solo paragrafo, ha ripetuto quasi tutte le mezze verità e le bugie belle e buone del repertorio pro-aborto.
“Negare alle ragazze, alle donne e alle altre persone in stato di gravidanza l'accesso all'aborto è una forma di discriminazione che mette a repentaglio i diritti umani, tra cui il diritto alla vita, alla salute, alla non discriminazione, alla privacy e all'accesso alle informazioni. Gli organismi preposti al rispetto dei trattati sui diritti umani hanno ripetutamente esortato la Repubblica Dominicana a depenalizzare completamente l'aborto o, come minimo, a garantire un accesso sicuro e legale nei casi in cui la salute della donna o della ragazza incinta sia a rischio e in caso di gravidanze derivanti da stupro o incesto o che comportino gravi malformazioni fetali”.
L'unico slogan della sinistra che Human Rights Watch tralascia nella sua invettiva – cioè, il sessismo patriarcale istituzionalizzato – è stato fornito dai suoi frequenti alleati di Amnesty International.
"Non è una coincidenza che l'aborto e la corretta classificazione e punizione della violenza sessuale siano tra le questioni ancora non affrontate in questo codice penale. Queste omissioni riflettono una prospettiva profondamente patriarcale e sessista che cerca di controllare il corpo, le decisioni e la vita delle donne".
Separare la verità dalle menzogne
Spero che i lettori mi perdonino la quantità di propaganda pro-aborto riportata in questo articolo. L'obiettivo è stato quello di presentare i due lati della medaglia attraverso le parole delle persone coinvolte. Da un lato, si vedono le ragioni serene a favore dei nascituri emanate da gruppi di fedeli della Santa Madre Chiesa. L'altro è pieno di bugie, mezze verità e insinuazioni.
In effetti, in questa battaglia cruciale, i domenicani hanno smascherato le illusioni e sono stati all'altezza delle parole riportate sul loro stendardo nazionale: «La verità vi renderà liberi».
Fonte: Tfp.org, 5 settembre 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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