L'assassinio di Charlie Kirk: Punto di svolta o di rottura per l'America?

 

 

di John Horvat

L'assassinio di Charlie Kirk sta costringendo la nazione a fermarsi e riflettere su chi siamo. Ci è voluto lo shock di un omicidio a sangue freddo e premeditato, testimoniato da migliaia di persone durante un evento universitario e visto da milioni di persone sui social media, per attirare l'attenzione della gente. La natura spettacolare di questo omicidio ci costringe a cercarvi un significato più profondo.

Molti hanno cercato di ridurre il dibattito alla persona di Charlie Kirk e alle sue posizioni. Egli era davvero un leader conservatore stimolante, non privo di controversie. Tuttavia, il suo omicidio è stato qualcosa di più grande. Non riguarda Charlie Kirk. Riguarda ciò che rappresentava. Non riguarda nemmeno solo il sospettato dell'omicidio, Tyler Robinson, ma anche ciò che lui rappresenta.

Abbiamo assistito a un drammatico scontro tra simboli e modelli. Le due figure rappresentavano i due lati di un conflitto ormai evidente in un'America polarizzata. Ora dobbiamo scegliere quale strada vogliamo percorrere.

I liberal odiano dividere le cose in due parti opposte, liquidandole come una semplificazione eccessiva. Nulla, affermano categoricamente, è così bianco o nero. Tuttavia, per definizione, qualsiasi nazione polarizzata ha due parti nette e questa divisione riflette la tragica realtà confermata dagli eventi nello Utah.

 

Charles Kirk e Tyler Robinson come simboli umani

Che piaccia o no, Charlie Kirk era un uomo-simbolo. Vale a dire che rappresentava molto più delle posizioni che sosteneva o della persona che era. I simboli trascendono  i difetti o le idiosincrasie personali. Come simbolo, Charlie Kirk ha proposto un ideale per l'America. Era l'archetipo del ragazzo americano. Era di buon carattere, pulito, educato, franco e virile. Il suo comportamento era governato da un profondo rispetto per la legge morale e da una forte fede in Dio. Simboleggiava quello che potremmo definire l'americano dei Dieci Comandamenti, un ideale secondo cui tutti dovrebbero cercare di vivere sotto la protezione della legge di Dio, motivati dall'amore per il nostro Creatore.

D'altra parte, anche Tyler Robinson era un uomo simbolo che trascendeva la sua persona e le sue opinioni. Da convivente con un uomo "in transizione" verso una donna, sarebbe stato il primo ad ammettere di rappresentare un archetipo opposto, privo di rispetto per la legge morale di Dio. Il suo ideale era un regime di licenza assoluta, senza limiti per nessuno, tranne che per quegli americani che proclamano l'esistenza di Dio, la Sua legge superiore e la necessità di regole.

Egli simboleggiava una sottocultura di ribellione che si ritrova in recenti casi di persone che hanno sparato ad altre persone; una sottocultura piena di temi oscuri, satanismi e videogiochi. Infatti, come il personaggio biblico Caino, Tyler ha portato la sua rabbia contro la legge morale al punto di uccidere colui che incarnava l'ideale di quella legge. Per Caino quello fu suo fratello Abele. Per Tyler era Charlie Kirk.

 

Il ruolo dei simboli

Siamo quindi coinvolti in uno scontro di simboli, il bene e il male. Questi simboli sono importanti perché indicano gli ideali a cui le persone tendono. Propongono modelli da imitare. Rendono immediatamente visibili ideali invisibili, spingendo così le anime all'azione e fungendo da fondamento per i modelli di società.

Lo shock radicale dell'assassinio di Charlie Kirk ci costringe a considerare quale simbolo dovrebbe rappresentare l'America se vogliamo sopravvivere come nazione. Ci costringe a porci una domanda ancora più seria: siamo ancora una nazione?

 

Una nazione come fonte di unità

Infatti, i simboli aiutano a generare modelli per la società. Nel caso di Charlie Kirk, questo modello era la nazione cristiana.  Una nazione ha unità. Una nazione nasce quando un popolo si unisce in un insieme chiaramente distintivo. Attraverso un processo di formazione che spesso comporta sofferenza, la nazione forma un'unità culturale, sociale, economica e politica in cui l'obiettivo non è il bene individuale di ciascun membro, ma il bene comune di tutti.

Sant'Agostino una volta definì un popolo come «una moltitudine riunita di esseri razionali uniti dall'accordo di condividere le cose che amano». La nazione dà origine allo Stato, che ordina il bene comune. Regole come i Dieci Comandamenti e i costumi morali fungono da guardrail che garantiscono l'ordine e la libertà. Diventiamo capaci di sostenere questo modello quando siamo motivati dall'amore di Dio che ci unisce.

Sebbene lontana dalla perfezione, c'è stato un tempo in cui l'America era una nazione cristiana e godeva di questa unità. Questo modello di un'America dei Dieci Comandamenti è senza dubbio ciò che ha motivato Charlie Kirk.

 

Un luogo di incontro della volontà individuale

Esiste un altro modello di organizzazione della società, contrario al modello di San Agostino basato sull'amore comune per gli ideali. Esso celebra la disunione e il massimo individualismo come espressione più completa della libertà e della realizzazione di sé.

Questo modello non forma una nazione, ma un insieme d’individui riuniti esclusivamente per il perseguimento dei propri interessi. Assomiglia a una cooperativa, una società per azioni in cui ogni investitore ignora gli altri e si preoccupa solo del proprio interesse e dei propri profitti. Ogni interesse personale, per quanto bizzarro, è uguale a qualsiasi altro.

In questo modello, la società è ridotta a ciò che il filosofo Alasdair MacIntyre ha definito «nient'altro che un luogo d’incontro di volontà individuali, ciascuna con il proprio insieme di atteggiamenti e preferenze, che interpretano il mondo esclusivamente come un'arena per il raggiungimento della propria soddisfazione e la realtà come una serie di opportunità per il proprio divertimento».

Oggi questo modello ha raggiunto il punto di diventare un'ossessione. La cooperazione è un mero strumento di sopravvivenza. Il New York Times cita il biografo presidenziale Jon Meacham, il quale afferma di sperare che l'omicidio di Kirk non porti alla vendetta, ma «ci ricordi che dobbiamo essere in grado di convivere con persone di cui disprezziamo le opinioni senza ricorrere alla violenza».

Tuttavia, questo stato anomalo delle cose non può essere il nostro obiettivo. Non abbiamo più le barriere protettive o le leggi morali che mantenevano l'ordine nella concezione di popolo di Sant'Agostino.

Ciò che abbiamo invece è lo slancio folle di passioni schiavizzanti. Pertanto, mescolare persone che disprezzano le opinioni reciproche è una ricetta per la violenza. Inoltre, uno stato di cose in cui si celebrano gli odi coesistenti non è la descrizione di una società, ma di un manicomio, dove la norma è la violenza che i sorveglianti e gli assistenti sociali devono costantemente reprimere.

 

Il compromesso liberale

Per molto tempo, il liberalismo ha cercato di navigare tra i resti della società cristiana che si trovano nel modello di Sant'Agostino e la modernità, che ha scatenato una licenziosità sfrenata in nome della libertà. Il liberalismo ha trasformato i valori morali in opinioni personali e ha bandito Dio dalla piazza pubblica. Sperava di placare le forze del caos con una graduale discesa nel nichilismo.

La morte di Charlie Kirk ha dimostrato all'America che questo placamento non ha funzionato. Abbiamo raggiunto il punto estremo del nostro liberalismo, dove la rabbia della passione sfrenata richiede la soppressione della libertà ordinata, della legge morale e della fede. Non si può tornare indietro.

Dobbiamo scegliere tra due simboli e i rispettivi modelli sociali. L'America cercherà una condizione in cui celebriamo l'odio reciproco per ciò che amiamo? O sarà una nazione in cui le persone guardano oltre il proprio interesse personale e celebrano insieme le cose che amano?

Il modo in cui risolveremo questo conflitto nell'anima dell'America determinerà se la nazione si trova ora a un punto di svolta o a un punto di rottura.

 

Fonte: Return to Order, 17 settembre 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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