Il socialismo alla venezuelana è arrivato per l'industria petrolifera californiana

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di Gary Isbell
Il governo di sinistra della California avrà ora il potere di regolare i profitti delle vendite di benzina dei raffinatori di petrolio dello Stato. Il governatore Gavin Newsom ha appena firmato una legge che consente alla Commissione per l'energia della California (CEC) di stabilire un margine di profitto lordo statale per la raffinazione della benzina e di imporre sanzioni in caso di superamento di tale margine.
Chevron, la più grande raffineria di petrolio dello Stato, ha criticato la misura come "un passo indietro". Il portavoce Ross Allen ha avvertito che la legge significherebbe carburante meno affidabile e più costoso per gli automobilisti californiani.
La mossa socialista della CEC ha spinto anche Chevron a trasferire la propria sede dalla California al Texas. Le minacce normative di Sacramento di impadronirsi dell'industria della raffinazione rendono difficile la sua sopravvivenza.
Il governatore Newsom sostiene che Chevron sta realizzando profitti record di ben 1,0 dollaro per gallone di benzina e che le sue norme mirano a limitare questi profitti. I critici sostengono che la regolamentazione governativa dei profitti, anche a un livello minimo, mina l'economia del libero mercato, penalizzando le aziende che si assumono grandi rischi.
Lo stato della California, invece, applica un'imposta sulla benzina di 0,60 dollari al gallone, senza alcun costo d’investimento e senza nessun rischio associato alla gestione di un'impresa. Cioè, l'imposta genera 7,8 miliardi di dollari senza muovere un dito. Nel frattempo, la Chevron è accusata di fare prezzi esorbitanti.
In effetti, l'intervento socialista che limita i profitti soffoca la produzione di petrolio e fa salire i prezzi dei carburanti, anziché favorire un'energia accessibile per il pubblico. Inoltre i socialisti promuovono ingombranti normative ambientali e una spinta esagerata verso le fonti di energia rinnovabili. Queste politiche hanno limitato la produzione di petrolio e sono molto più responsabili dell'aumento dei prezzi rispetto alla presunta speculazione.
Concentrandosi sulla limitazione dei profitti invece di affrontare i problemi di produzione, la CEC aggrava la carenza di carburante e l'aumento dei prezzi, che colpiscono i consumatori comuni, soprattutto le famiglie a basso reddito.
L'imposizione dei margini di profitto da parte del governo Newsom potrebbe costituire un precedente debilitante che soffoca l'innovazione e gli investimenti in qualsiasi settore. Le sane regole del libero mercato ritengono che le imprese debbano fissare i prezzi in base alla moralità, alla domanda e ai costi operativi.
Il rispetto del Texas per il libero mercato ha spinto Chevron a trasferirsi, unendosi all'esodo delle aziende californiane verso sud-est. La Chevron è radicata nello Stato da oltre 145 anni. I liberal democratici di Sacramento (capitale dello stato) hanno fatto tutto il possibile per accelerare la sua decisione di unirsi all'esodo.
L'azienda si trova ad affrontare una serie di politiche statali anti-Chevron, tra cui norme sui carburanti a basse emissioni di carbonio, obbligo di comprare diritti di emissioni, restrizioni alle trivellazioni e penalizzazioni sui margini di raffinazione.
La guerra del petrolio ha fatto crollare la produzione nell'ultimo decennio. Di conseguenza, diverse raffinerie hanno chiuso i battenti. I prezzi della benzina sono saliti alle stelle, superando di 1,23 dollari la media nazionale. Qualsiasi problema di produzione nelle raffinerie può innescare aumenti record dei prezzi. Uno di questi incidenti ha provocato una mancanza di carburante nel 2022, con prezzi che hanno raggiunto l'incredibile cifra di 9,60 dollari al gallone.
Le politiche di regolamentazione del governatore Newsom sono spesso viste come tentativi poco velati di appropriazione socialista delle aziende, che ricordano il furto di miliardi di dollari da parte del socialista Hugo Chávez in Venezuela. Imponendo restrizioni severe e tasse aggiuntive a grandi aziende come Chevron, il governo incoraggia le imprese a riconsiderare le loro operazioni nello Stato.
In effetti, la CEC ha pubblicato un rapporto che ipotizza l'idea di "acquistare e gestire le raffinerie nello Stato per controllare la fornitura e il prezzo della benzina". Ironia della sorte, la commissione è stata costretta a riconoscere "significative questioni legali" e la sorprendente mancanza di esperienza dello Stato nella gestione di processi industriali complessi.
Il rapporto s’interroga anche sull'impatto delle raffinerie di proprietà dello Stato sull'ordinata eliminazione della capacità di raffinazione con il calo della domanda di combustibili petroliferi, secondo una visione liberal del futuro.
Se i democratici a Sacramento puntano a ridurre la produzione delle raffinerie, si potrebbe ricorrere a espropri di tipo venezuelano. Tuttavia, il rapporto della CEC si chiede sfacciatamente che motivazione guiderebbe la gestione della raffineria da parte dello Stato: il profitto, la massimizzazione o la minimizzazione della produzione.
In alternativa, la CEC propone di regolare le raffinerie di petrolio come le aziende elettriche. Lo Stato definirebbe norme, prezzi e tassi di rendimento. Inoltre, obbligherebbe i raffinatori a sostenere i veicoli elettrici e a offrire prezzi agevolati ai consumatori a basso reddito.
In questo modo, i profitti delle aziende sarebbero allontanati dagli investimenti nel settore petrolifero a favore dei concorrenti dei veicoli elettrici e dei programmi sociali legati alla produzione di petrolio. Il rapporto ammette inoltre senza mezzi termini che le alte tariffe elettriche della California derivano da politiche energetiche verdi di stampo radicale, da mandati e sussidi.
Le restrizioni alla produzione di petrolio hanno portato a un approvvigionamento precario e a un aumento dei costi dell'energia. Invece di promuovere l'innovazione e la concorrenza, le politiche attuali hanno spinto le imprese ad adattarsi a regolamenti severi che ostacolano la loro capacità di prosperare.
Quest’approccio soffoca la crescita economica e limita la creazione di posti di lavoro nel settore energetico. Una strategia più efficace prevede la creazione di un ambiente normativo che promuova gli investimenti in soluzioni energetiche diverse, sostenendo al contempo le fonti energetiche tradizionali. Così si potrebbe aiutare a soddisfare la domanda senza compromettere la stabilità economica.
In sintesi, i regolatori californiani mirano a intervenire in un settore per mitigare le conseguenze delle loro mal concepite politiche. Ciò solleva dubbi sugli obiettivi dei politici di sinistra, che hanno spinto aziende come Chevron, insieme con altre 237 imprese, a fuggire dal socialismo californiano in stile venezuelano.
Fonte: Return to Order, 28 Agosto 2024. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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