Le rocce possono essere razziste? Qualcuno pensa di sì

 

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di Edwin Benson

La sinistra intellettuale mostra una preoccupante tendenza ad avanzare idee improbabili e talvolta facilmente confutabili. Un esempio emblematico è il libro Geologic Life: Intimacies Inhuman and the Geophysics of Race. L’autrice, Kathryn Yusoff, è docente di Geografia inumana alla Queen Mary University di Londra. Nel suo profilo sul sito web dell’università, si descrive così: "Nello specifico, io sono interessata al ruolo delle epistemologie inumane in materia di razza, genere e soggettività per una costruzione del mondo ambientale più equa".

La Duke University Press ha pubblicato il suo libro negli Stati Uniti. L’oscuro passaggio seguente è un estratto dell'introduzione:

"La Terra colonizzata è il prodotto della geologia bianca: un regime storico di potere materiale che ha usato minerali geologici, metalli e combustibili, combinati con la violenza epistemica della categoria dell'inumano, per plasmare regimi di valore e forme di vita soggettiva... Io indago su come possiamo intendere la geologia come un'infrastruttura ideologica e materiale della materia e del materialismo che modella gli stati soggettivi e planetari. E come i regimi calcolatori della geologia abbiano organizzato sia le superfici temporali che quelle politiche del potere".

L'importanza delle "scienze dure"

Cosa intende la dottoressa Yusoff con l’espressione "geologia bianca"? Per la maggior parte delle persone, la geologia è semplicemente lo studio delle rocce. La definizione del dizionario Merriam-Webster afferma che si tratta di "una scienza che si occupa della storia della Terra e della sua vita, in particolare come registrata nelle rocce". Per alcuni, la geologia è immensamente affascinante: laddove un non esperto vede un semplice sasso, un geologo può intravedere un microcosmo della storia del mondo.

Le rocce, infatti, offrono molteplici motivi di studio e utilizzo. Costituiscono l’essenza stessa della stabilità e sono impiegate per costruire strutture che spaziano da umili casolari a imponenti cattedrali. Le sculture in granito o marmo continuano a ispirare meraviglia, proprio come accadeva nel mondo antico e medievale. Alcune pietre, come il carbone, sono infiammabili e forniscono calore; altre, come i diamanti, abbagliano per la loro bellezza e sono considerate preziose. Altre ancora possono essere ridotte in polvere per produrre sostanze utili. Davanti a una catena montuosa o ai fianchi di un canyon, le rocce evocano maestosità, stupore e meraviglia per l’immensità della creazione di Dio e delle sue varietà.

La geologia, come tutte le "scienze dure" (ad esempio fisica, chimica, biologia, astronomia e botanica), rivela verità fondamentali. Queste sono essenziali per curare malattie, migliorare la disponibilità di cibo, prevedere i modelli meteorologici e molto altro. Se queste discipline cessano di ricercare la verità oggettiva, perdono il loro valore e la loro utilità.

La distorta comprensione postmoderna

Come scienza dura, la geologia definisce, classifica e spiega le proprietà fisiche delle rocce e della Terra. Non dovrebbe essere contaminata dalle scienze sociali, che trattano la complessità della natura umana e delle società. Tuttavia, la dottoressa Yusoff e molti suoi colleghi insistono nell’imporre categorie sociali persino alle scienze dure, cercando di inquadrare le rocce in schemi concettuali a loro estranei. Attribuire qualità umane o pregiudizi a entità inanimate è un’operazione priva di senso.

Questi studiosi, negando il concetto stesso di verità universale, lo sostituiscono con la fluidità postmoderna, dove tutto, persino le rocce, può essere soggetto a narrazioni. Questo processo avviene attraverso il concetto postmoderno di decostruzione.

La decostruzione, come suggerisce il nome, è una demolizione ideologica delle narrazioni tradizionali che spiegano la realtà. Derivata dalle teorie del filosofo francese Jacques Derrida (1930-2004), essa mina deliberatamente le modalità classiche di pensiero e di espressione logica, persino nell’ambito della geologia.

La verità come via di fuga

L’unica via di uscita da questo caos intellettuale è radicarsi fermamente nella verità oggettiva. Dall’epoca di Mosè, l’umanità ha impiegato secoli per vagliare e affinare le idee umane e le ispirazioni divine, cercando il bene, il vero e il bello. Questo processo ha raggiunto il suo culmine nell’opera di San Tommaso d’Aquino.

Purtroppo, molti intellettuali radicali, spinti dalla superbia e da uno spirito rivoluzionario, tentano di distruggere la vera indagine e la conoscenza retta. Desiderano abbattere le tradizioni consolidate e rispettate. La famosa dichiarazione di Karl Marx è esemplare in tal senso: "Tutte le relazioni fisse e consolidate, con il loro strascico di pregiudizi e opinioni antiche, vengono spazzate via... Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria; tutto ciò che è sacro viene profanato".

 

Fonte: Tfp.org, 27 Dicembre 2024.  Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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