Avvertimento di un sacerdote a Trump riguardo all’Ucraina

Le recenti azioni del Presidente Trump verso l’Ucraina mi hanno spinto a ritirare il mio sostegno nei suoi confronti, non per opportunismo politico, ma per fedeltà a Cristo, che rappresento.

di P. Jason Charron*

Il 13 luglio 2024, giorno del tentato assassinio del Presidente Trump, fui io il sacerdote che lo incontrò, gli parlò e pregò per lui. In quell’occasione privata, ho visto in prima persona un uomo che parlava con convinzione della lotta per la giustizia del popolo ucraino, da lungo tempo sofferente, in particolare riguardo alla sovranità dell’Ucraina e alla necessità di resistere con forza alla tirannia. Le sue parole riflettevano allora una visione morale chiara —sufficientemente forte da convincere me, come tanti altri, a sostenerlo. Gli eventi inspiegabili di quella giornata sembravano confermare la benevolenza della Provvidenza.

Tuttavia, i commenti del Presidente Trump riguardo all’Ucraina, fatti il 18 e 19 febbraio, mostrano che il nostro presidente è del tutto umano, come lo fu un tempo il re Ozia. “Quando la mano del cielo solleva un uomo in alto, egli non guardi al cielo — affinché non inciampi sulla terra”. E come le fortune di Ozia si voltarono contro di lui a causa del suo orgoglio, e toccò ai sacerdoti avvertirlo: “Non tocca a te, Ozia, offrire incenso Signore…” (2 Cronache 26,18), così, in quanto sacerdote, dico al Presidente Trump: “Signore, non è giusto mentire di fronte a Dio e agli uomini.”

Col passare del tempo, è emerso chiaramente che la posizione del Sig. Trump sull’Ucraina è cambiata in modi che non posso più ignorare in buona coscienza. Ciò che un tempo condannava, ora lo giustifica; dove un tempo era fermo, ora tentenna. Questo cambiamento mi ha spinto a ritirare il mio sostegno, non per opportunismo politico, ma per fedeltà a Cristo, che rappresento: Colui che è l’incarnazione stessa della giustizia, della verità e del bene. La mia decisione si basa su quattro motivi principali.

San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologica e nel De Regno, presenta una visione dell’autorità politica fondata sulla giustizia, il bene comune e la legge morale. Egli sostiene che i governanti devono governare secondo la legge divina e naturale, ricercando il benessere di tutti, non solo della propria nazione. Condanna fermamente la tirannia, definendola un governo diretto agli interessi privati anziché al bene comune.

Se oggi San Tommaso parlasse a qualcuno che si sente diviso tra il sostenere un politico a favore di alcune politiche pro-vita sul piano interno, ma che allo stesso tempo facilita un genocidio all’estero indulgendo eccessivamente e assecondando un despota assetato di sangue, il Dottore Angelico probabilmente farebbe alcune considerazioni:

  1. L’unità della virtù — San Tommaso respingerebbe con forza l’idea che un leader possa essere davvero pro-vita mentre, al contempo e consapevolmente, facilita un accordo che comporti la distruzione su larga scala di vite innocenti. Egli sottolinea che giustizia e virtù devono essere coerenti in tutti gli ambiti di governo. Un governante non può essere buono in un settore e gravemente ingiusto in un altro.
  2. Il bene comune è universale — San Tommaso non considera i confini nazionali un pretesto per scendere a compromessi morali. Sostiene che i governanti hanno il dovere della giustizia non solo verso i propri cittadini ma anche verso tutta l’umanità. Se un leader sostiene o permette un genocidio, viola alla radice l’ordine morale.
  3. Legittimità e tirannia — Nel De Regno, San Tommaso afferma che un governante che governa ingiustamente è un tiranno e, in un certo senso, è illegittimo. Se la politica estera di un leader porta a massacri di massa, quel leader può rientrare nella categoria del tiranno, anche se sul piano interno promuove buone politiche.
  4. Responsabilità morale dei sostenitori — San Tommaso ritiene che le persone siano moralmente responsabili per le azioni dei propri governanti, specialmente se sostengono volontariamente un male grave. Chiamerebbe probabilmente tali sostenitori a ritirare il proprio appoggio. In caso contrario, essi condividerebbero la colpa delle politiche ingiuste promosse.

Alla luce di queste considerazioni, la coscienza formata e moralmente sensibile non può ignorare le recenti trasgressioni del Presidente Trump contro la giustizia, la verità e il bene. La sua sfacciata menzogna secondo cui l’Ucraina avrebbe avviato la guerra contro la Russia nel 2022, è un atto di violenza contro la verità stessa, un’inversione sfrontata della realtà. La sua diffamazione di Zelensky come dittatore, motivata dal fatto che questi è rimasto in carica oltre il termine del mandato in regime di legge marziale (in conformità con la Costituzione ucraina), è un’offesa alla ragione, specialmente se si considera il silenzio insolito di Trump riguardo ai venticinque anni di dittatura di Putin nella Russia armata di testate nucleari.

Per lui, in qualità di capo di una nazione in una posizione unica per realizzare giustizia e pace, è un peccato contro la giustizia concedere in modo inspiegabile allo stato aggressore rilevanti concessioni prima di avviare negoziati. È un grave torto nei confronti dell’Ucraina, la parte lesa, la cui sovranità e integrità territoriale abbiamo promesso di difendere quando pretendemmo che consegnasse le proprie armi nucleari alla Russia nel 1994. Tutto ciò, per giunta, senza alcuna garanzia di un risarcimento per le centinaia di migliaia di vite innocenti perdute, per i 19.500 bambini rapiti, per le schiere di persone mutilate in modo permanente, per le case perdute, le terre distrutte, i pastori torturati e le povere donne stuprate.

Tutto questo rientra chiaramente nella categoria di governo ingiusto. Se ciò si traducesse in una politica estera effettiva che favorisca l’annientamento dell’intera nazione ucraina, come auspicato da Putin, Sergejcev e Medvedev, allora tale leader potrebbe ben rientrare nella definizione di tiranno descritta da dall’Aquinate. Questa definizione rimane valida anche se lo stesso leader approvasse buone politiche sul fronte interno, come restrizioni legislative a mali morali gravi quali il transgenderismo, l’aborto e la propaganda omosessuale.

Esorto i miei fratelli cattolici a pregare per il Presidente Trump, pur opponendosi a qualunque gesto che compiaccia i tiranni. Dobbiamo farlo finché non mostrerà fermezza assoluta nel resistere alla vera tirannia, sostenendo la giustizia, la verità e il bene. La nostra fede ci chiama a difendere il bene comune chiedendo conto ai governanti quando si allontanano dalla chiarezza morale. Non siamo semplicemente contrari alla sinistra scristianizzata che ha eroso le nostre istituzioni — siamo dalla parte dei nostri alleati e li amiamo abbastanza da chiamarli a uno standard divino.

In sintesi, San Tommaso d’Aquino riterrebbe impossibile per un leader essere moralmente selettivo; e sostenerlo soltanto per una singola politica ignorando ingiustizie gravi altrove non è moralmente giustificabile. Per lui, la vera leadership pro-vita deve essere coerente, valutando tutta la vita umana, dal concepimento fino a Kiev.

*P. Jason Charron è stato ordinato sacerdote nella Chiesa Cattolica Ucraina per la Diocesi di San Giosafat nel 2008. Ha prestato servizio in parrocchie del North Carolina, West Virginia e Pennsylvania, dove attualmente è parroco presso la Holy Trinity Ukrainian Catholic Church a Carnegie. P. Charron è ospite ricorrente di popolari podcast cattolici e svolge ritiri spirituali.

 

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Fonte: Crisis Magazine, 24 febbario 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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