I tre misteri dell’intervista di Tucker Carlson a Vladimir Putin

 

The Three Mysteries of Vladimir Putin’s Two-Hour Talk Show—Photo Credit: © Kremlin.ru, CC BY 4.0 DEED

 

di John Horvat

L'intervista di due ore rilasciata da Tucker Carlson a Vladimir Putin l'8 febbraio ha suscitato molte polemiche, ma ha chiarito ben poco. Direi che l'intervista è stata ben inquadrata dalla contro-domanda iniziale di Putin: "È una conversazione seria o un talk show?".

I due sembravano su posizioni opposte. Putin ha dato al spumeggiante e irascibile giornalista un condensato di storia millenaria della Russia. Carlson ha ascoltato in un uno stupefatto silenzio.

 

L'impatto dell'intervista

Tuttavia, l'intervista non è stata del tutto positiva per Putin. Anche il simpatico Tucker Carlson ha ammesso che il leader russo non ha presentato la sua posizione  in modo coerente. La maggior parte dei commentatori l'ha liquidata come una sconclusionata giustificazione dell'ingiusta invasione dell'Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio 2022.

Se la maggior parte dell'opinione pubblica americana non si è scaldata per Putin, altrettanto non si può dire per quel settore che probabilmente era il vero target dell'intervista. Purtroppo, Putin esercita un fascino particolare su una parte del pubblico americano. I commenti di alcuni conservatori, anche cattolici, sono stati entusiasti dell'intervista e della sua "lezione di storia". Si dicono affascinati dalla profondità dei commenti storici dell'ex agente del KGB che potrebbero dare la pauta per "rimodellare il mondo".

Credo che parte di questo entusiasmo derivi dal desiderio di inserire Putin in una narrazione a cui molti vorrebbero aderire, anche se si tratta di fantasia. In un mondo plasmato da Davos, questi conservatori immaginano che questo ex partecipante a Davos1 sia un outsider che difende la cristianità e gli interessi della gente comune. Invece è un insider internazionale che fa il furbo e la verità, tuttavia, è ben diversa di quella narrazione.

 

Immaginare Putin come non è

Ciò che attrae particolarmente questi sostenitori di Putin è il lato religioso della fittizia narrazione. L'ex tenente colonnello del KGB viene dipinto come una figura religiosa che conta sul sostegno al suo programma della Chiesa ortodossa russa. Alcuni giungono a paragonarlo a Costantino o addirittura a San Paolo, la figura dell'eroe convertito che affronta un mondo corrotto e secolare.

Per questa nicchia di pubblico, l'intervista di Carlson è stata il podio che ha permesso a Putin di presentarsi come un tale personaggio. La parte più importante dell'intervista è stata la presentazione dell'uomo e delle sue idee, non la sua frettolosa dissezione revisionista di episodi storici che si perdono negli infiniti dibattiti sulla storia dell'Europa orientale.

Tuttavia, tre misteri nella "lezione di storia" di Putin mi hanno preoccupato, e mi sorprende che molti non li abbiano visti o non vogliano vederli. Questi misteri offuscano la figura di Putin come molti vorrebbero percepirla, mettendo in discussione la sua versione del conflitto ucraino.

 

Primo mistero: i crimini della Russia sovietica sono cancellati dalla memoria storica di Putin

Il primo mistero è il trattamento riservato da Putin al passato sovietico della Russia. Data la sua attuale narrazione nazionalista russa, l'intervista sarebbe stata l'occasione ideale per lamentarsi di un'ideologia occidentale esterna (il marxismo) finanziata da una potenza esterna (la Germania) che si è imposta sulla Russia durante l'era sovietica, distruggendone la cultura e la civiltà.

Invece, durante l'intervista, Putin ha abbracciato il periodo marxista come parte della storia russa, spazzando sotto il tappeto gli orribili crimini del regime sovietico.

Ha trovato da ridire su Lenin e Stalin solo per aver creato la Repubblica socialista sovietica ucraina dell'Unione Sovietica "per ragioni sconosciute". Il massimo che ha ammesso durante l'intera intervista è stato che ci sono stati alcuni problemi al "tempo di Stalin, il cosiddetto regime di Stalin - che, come molti sostengono, ha visto numerose violazioni dei diritti umani e violazioni dei diritti di altri Stati".

Nella sua "lezione di storia" non sono stati menzionati l'arcipelago Gulag, la Cortina di ferro e il Muro di Berlino. Non sono state menzionate nemmeno le decine di milioni di persone morte durante la sovietizzazione dell'ex Impero russo. In particolare, non sono stati citati i morti dell'Holodomor ucraino, la carestia del 1931-1932 in cui morirono di fame almeno quattro o cinque milioni di ucraini. Nel corso della sconclusionata intervista, le parole comunismo e vittime del comunismo non sono comparse. L’ex tenente colonnello del KGB non si è lamentato della creazione comunista di un'anti-Russia. Non ha riconosciuto l’errore, non si è scusato per i crimini commessi e non ha accusato l'ideologia che ha distrutto la Russia, che pure egli sostiene di amare.

Non è stata nemmeno menzionata la gioia di centinaia di milioni di persone quando il brutale regime è finalmente imploso e il muro dell'infamia crollò.

 

Secondo mistero: L'amnesia riguardo alla spietata persecuzione della Chiesa cattolica

Il secondo mistero è stato l'analoga omissione da parte di Putin, nella sua "lezione di storia", della persecuzione della Chiesa cattolica. Mi aspetto che i miei colleghi cattolici conoscano qualcosa della tragica storia della Chiesa cattolica in Ucraina e nel resto dell'URSS sotto il comunismo.

Putin ha costantemente identificato la Russia con l'Ortodossia. "L'Ortodossia, il Cristianesimo orientale, si è profondamente radicato nella coscienza del popolo russo". Ha fatto questa generalizzazione anche sull'Ucraina (che considera parte integrante della Russia) e ha insistito sul fatto che l'Ucraina condivide una fede comune con la Russia.

Una tale rappresentazione ignora i quasi cinque milioni di cattolici ucraini ora liberi di praticare la loro fede. C'è una costante sfumatura anticattolica nel racconto della storia di Putin. Egli riduce questi cattolici a elementi stranieri, illegittimi e occidentali, impiantati sul suolo russo. Trasforma la fede in una questione geografica, non teologica.

Putin ha infatti taciuto come il regime sovietico di Stalin abbia ordinato a un sinodo di Leopoli del 1946 di decretare la "riunificazione" forzata dei greco-cattolici ucraini con la Chiesa ortodossa russa. Nel 1949, anche la Chiesa greco-cattolica della Transcarpazia fu abolita. La Chiesa greco-cattolica è entrata in clandestinità durante i decenni del dominio sovietico, mentre i volenterosi complici ortodossi confiscavano e occupavano le sue chiese2.

Dopo la caduta del comunismo, i vescovi e il clero cattolico sono emersi e hanno recuperato le loro chiese. Clero e intere congregazioni si sono convertite alla Chiesa cattolica dall'ortodossia.

I cattolici ucraini sanno bene che se Putin riuscirà nel suo intento di inghiottire nuovamente l'Ucraina nella Russia, farà di tutto per cancellare la fede cattolica dall'Ucraina. I cattolici che venerano Putin dovrebbero prestare molta attenzione ai timori espressi dai loro confratelli nella fede che vivono in Ucraina.

 

Terzo mistero: La visione molto moderna di Putin sulla religione

L'ultimo mistero dell'intervista di Tucker Carlson è stato il rifiuto di Putin di parlare di Dio. All'interno della narrazione in cui interpreta il campione di Dio, ci si aspetta che proclami la sua fede cristiana. Il giornalista ha reso facile tale menzione ponendo una comoda domanda “assist”: "Secondo la sua stessa descrizione,Lei è un leader cristiano. Che effetto le fa questo?".

Nella sua risposta Putin ha evitato qualsiasi riferimento personale alla fede o a un credo specifico. L'ortodossia è citata solo come etichetta nazionalista che identifica il popolo russo.

La visione di Putin sulla religione nell'intervista è stata quella liberale dell'indifferenza religiosa. Quando ha detto che la Russia ha "assorbito nazioni" che professavano l'Islam, il Buddismo e l'Ebraismo, ha omesso di dire qualcosa sulla fede cattolica. Tuttavia, Putin ha rivendicato ecumenicamente l'uguaglianza di tutte le religioni, affermando che "i postulati principali, i valori principali sono molto simili, per non dire uguali, in tutte le religioni mondiali che ho appena citato".

Non sono stati particolarmente profondi nemmeno i suoi riferimenti al culto divino. Ha detto che la religione "non riguarda le manifestazioni esterne, non si tratta di andare in chiesa ogni giorno o di battere la testa sul pavimento. È nel cuore". Per lui, si trattava molto più del genio ombroso di Dostoevskij (di cui parlava) che delle opere radiose di San Giovanni Crisostomo (347-407), l'autore cattolico della liturgia orientale usata principalmente dall'Ortodossia in tutto il mondo.

 

Il ruolo di Dio nella storia

Tucker Carlson ha dato al leader russo un'altra possibilità di manifestare la sua fede, chiedendogli se vede il soprannaturale o Dio in ciò che sta accadendo oggi nel mondo. Ha riconosciuto "forze che non sono umane" all'opera? Lontano dalla visione di Costantino della vittoria attraverso la Croce di Cristo prima della battaglia di Ponte Milvio (312), la risposta di Vladimir Putin a Carlson è stata un "no" schiacciante e deludente.

La sua visione della storia non è guidata da Dio, ma dal potere materialista, una prospettiva con sfumature sia marxiste che nietzschiane. "La mia opinione è che lo sviluppo della comunità mondiale sia in accordo con le leggi intrinseche, e queste leggi sono quelle che sono. È sempre stato così nella storia dell'umanità. Alcune nazioni e paesi sono sorti, sono diventati più forti e più numerosi, e poi sono usciti dalla scena internazionale, perdendo lo status a cui erano abituati".

In effetti, secondo Putin, la caduta dell'Impero romano fu dovuta al crescente potere economico e allo sviluppo dei barbari, una prospettiva marxista. Non c'è alcun riferimento al trionfo del cristianesimo come fattore principale dell'ascesa dell'Occidente.

 

Rifiutare la farsa

Pertanto, l'intervista a Putin è stata avvolta nel mistero e non ha chiarito nulla. L'intervista è sembrata concepita per aprire dibattiti appassionati sui dettagli degli eventi passati, che non persuaderanno nessuna delle due parti. Sembrava esserci il desiderio di non risolvere i problemi, ma piuttosto di moltiplicarli all'infinito con reciproche recriminazioni, anche se alcune legittime.

Le omissioni di Putin sull'innaturalità e sui crimini del comunismo mettono in dubbio la sua narrazione, poiché sarebbe stato così facile per lui condannare un tale flagello dell'umanità che ha distrutto il suo Paese. Il non menzionato obiettivo sovietico di Putin di eliminare la Chiesa cattolica in Ucraina dovrebbe indurre i cattolici di tutto il mondo a ripensare la loro simpatia.

Le nozioni superficiali di Putin sull'impatto della religione sulla storia dovrebbero indurci a non vedere alcun futuro nel suo programma. Nelle sue opinioni vediamo un misto contorto di filosofi del XIX secolo come Hegel, Nietzsche e Marx che ci hanno portato al punto in cui siamo oggi.

Nulla nelle idee e nelle azioni di Putin fa presagire il rinfrescante movimento della grazia di Dio che ha convertito i popoli e cambiato la storia attraverso i secoli. Le sue riflessioni revisioniste non hanno nulla a che vedere con il messaggio della Madonna di Fatima che promette la conversione della Russia.

Finché questi misteri non saranno risolti, non mi ingaggerò in questo dibattito dalla  falsa narrazione. Non è una conversazione seria, appunto. È un talk show.

 

Note

1. Come l’abbiamo dimostrato nel nostro articolo di marzo 2023 “Vladimir Putin non rappresenta il partito anti-Davos”.

2. La più grande Chiesa greco-cattolica esistente è quella ucraina, che è stata per ben tre volte cancellata dall’autorità del Cremlino, sotto Caterina la Grande, Nicola I e finalmente, appunto, sotto Stalin nel 1946, con risvolti di una efferatezza indicibile. E’ una vecchia ossessione delle autorità civili russe di avere una sola Chiesa ortodossa, storicamente asservita al potere temporale e in rapporto di rivalità continua verso Roma. La sopravvivenza odierna della Chiesa greco-cattolica ucraina è un prodigio della fede e un attestato vivente dei “semi del sangue dei martiri”.

 

Fonte: Tfp.org, 14 Febbraio 2024. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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