Il Canada sopprime con eutanasia un uomo sano di ventisei anni: la pratica si diffonderà?

di Edwin Benson
Il 30 dicembre 2025, in conformità con la legge canadese che consente l’Assistenza Medica alla Morte (MAiD), dei medici hanno supervisionato l’eutanasia di un uomo di ventisei anni, Kiano Vafaeian. Il giovane presentava tre condizioni mediche che le autorità hanno utilizzato per autorizzare la procedura: era diabetico, aveva perso la vista in un occhio e soffriva di depressione stagionale.
Generalmente, queste condizioni non sono considerate mortali — nemmeno lontanamente. Milioni di persone conducono vite produttive e utili pur avendo una vista limitata, anche con la perdita di un occhio. Sentirsi abbattuti quando le giornate si accorciano e arriva l’inverno è forse ancora più comune. Inoltre, secondo statistiche governative, «a quasi 1 canadese su 10 di età pari o superiore a 20 anni è stato diagnosticato il diabete». Esistono molti modi costruttivi per affrontare ciascuna di queste condizioni.
Lo stupore espresso da molti è riecheggiato dalla madre della vittima, che ha condiviso la sua angoscia con Newsweek:
«Se il MAiD non fosse stato disponibile, mio figlio sarebbe ancora qui. Sarebbe tornato a casa. Si sarebbe stabilizzato. Avrebbe ricordato la vita che stavamo costruendo per lui e l’amore che lo circondava. Invece, è stata presa una decisione permanente in un momento che sarebbe potuto passare».
Successivamente ha dichiarato al Daily Mail:
«Questa non è assistenza sanitaria. È un fallimento dell’etica, della responsabilità e dell’umanità. Nessun genitore dovrebbe mai dover seppellire il proprio figlio perché un sistema — e un medico — hanno scelto la morte invece della cura, dell’aiuto o dell’amore».
I CRITERI PER “QUALIFICARSI” ALLA MORTE
Alla luce della condizione generale del signor Vafaeian, è lecito chiedersi quali criteri utilizzi il Canada per stabilire chi può accedere al MAiD. Il governo ne elenca cinque.
Quattro sono facilmente comprensibili: la persona deve avere più di diciotto anni, fare una richiesta volontaria, fornire un consenso informato ed essere idonea alle cure previste dal sistema sanitario pubblico canadese.
Solo un criterio richiede una riflessione più approfondita: il paziente deve avere una «condizione medica grave e irrimediabile». Per soddisfare questo requisito, la malattia o disabilità deve essere seria; il paziente deve trovarsi in uno stato avanzato e irreversibile di declino; deve inoltre «sperimentare sofferenze fisiche o mentali insopportabili»; infine, tali sofferenze non possono essere alleviate in modo accettabile per il paziente.
UN MALE IN CONTINUA ESPANSIONE
È nella natura del peccato crescere. La legge canadese sul MAiD è entrata in vigore nel 2016. Inizialmente, prevedeva che la morte fosse «imminente e inevitabile». Tuttavia, nel 2021, il Parlamento ha ampliato il programma includendo anche persone con malattie croniche, indipendentemente dall’imminenza della morte.
E non si fermerà qui: dopo il 17 marzo 2027, il MAiD sarà disponibile anche per pazienti con malattie mentali, anche se fisicamente sani.
Attualmente, secondo l’Ethics and Public Policy Center, il MAiD è la quinta causa di morte in Canada. Solo cancro, malattie cardiache, COVID e morti accidentali lo superano. Non sorprende che il numero di decessi aumenti ogni anno: nel primo anno di applicazione della legge, morirono 1.018 pazienti; nel 2024, ultimo anno con dati disponibili, 16.499 persone sono morte tramite MAiD. Secondo l’International Business Times, ciò rappresenta una morte su venti in Canada.
Eppure, nonostante questi dati allarmanti, i funzionari canadesi mantengono un atteggiamento rassicurante. Il Ministro federale della Salute, Marjorie Michel, utilizza un linguaggio che sembrerebbe più adatto a descrivere un programma di mense scolastiche.
INDIFFERENZA BUROCRATICA E LOGICA DEL RISPARMIO
«Guardando al futuro, rimaniamo concentrati nel garantire che il MAiD soddisfi le esigenze di coloro che richiedono questo servizio. Ci impegniamo a garantire che il quadro giuridico federale protegga le persone vulnerabili, sostenendo al contempo la libertà di scelta e l’autonomia personale. Il ministero della Salute canadese continuerà a collaborare con i sistemi sanitari provinciali e territoriali, esperti, stakeholder, partner indigeni e membri del pubblico per assicurare che il MAiD sia erogato in modo sicuro, appropriato, rispettoso, inclusivo e fondato sulla dignità umana».
È evidente che, in questo caso, il Ministro Michel esprime una posizione ufficiale e non personale. Tuttavia, tale linguaggio rivela una profonda cecità spirituale. L’espressione chiave è quella cara sia ai liberali sia ai libertari: «libertà di scelta e autonomia personale», dimenticando che l’atto stesso elimina per sempre tale libertà.
Non vi è traccia di dolore, compassione o anche solo di tristezza. Né vi è il riconoscimento della vita come dono di Dio. Tutto appare freddo, burocratico, impersonale, volto a convincere l’opinione pubblica che il governo sia il miglior tutore dei loro interessi.
In questo contesto, vale la pena ricordare che il Canada possiede un sistema sanitario completamente statalizzato. Ogni suicidio assistito consente allo Stato di risparmiare migliaia di dollari rispetto a cure oncologiche avanzate, interventi chirurgici, terapie fisiche e mentali o altre procedure costose.
Rispetto alle alternative, il MAiD è estremamente economico: bastano pochi moduli burocratici, pochi minuti del tempo di un medico, una siringa e una dose minima di veleno. In pochi minuti, il “problema” dello Stato non esiste più.
CONSIDERAZIONI PIÙ AMPIE
La Costituzione canadese afferma che «ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona e a non esserne privato se non in conformità con i principi della giustizia fondamentale». Tuttavia, il Canada — come molte altre nazioni — sembra aver dimenticato che la vera fonte della giustizia è il Giudice divino, davanti al quale tutti dovranno comparire.
Va ricordato che il suicidio è un grave peccato. Incoraggiarlo o facilitarlo è ugualmente grave. Un gran numero di legislatori, funzionari e professionisti sanitari canadesi condivide questa responsabilità.
Attualmente, l’eutanasia è ancora illegale nella maggior parte degli Stati Uniti. Tuttavia, Maine, Vermont, New York, New Jersey, Delaware, Illinois, Colorado, New Mexico, Montana, Washington, Oregon, California, Hawaii e il Distretto di Columbia hanno adottato forme di leggi impropriamente definite di «morte con dignità». Altri quattordici Stati starebbero valutando l’approvazione nel 2026.
Sarà necessario l’impegno di molti per fermare questa deriva. Chi promuove queste pratiche si sta organizzando. I cristiani consapevoli sono chiamati a opporsi.
Fonte: Return to Order, 16 Marzo 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.




















