L'IA ci sta rendendo intellettualmente ottusi? 

 

 

di Gary Isbell

Un recente studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT) suggerisce una realtà piuttosto inquietante: i nostri strumenti di intelligenza artificiale (IA)  generano pigrizia intellettuale. Affidando alle macchine compiti essenziali come la scrittura, la programmazione e il pensiero critico, stiamo causando il declino delle nostre capacità cognitive.

La comoda dipendenza dal sistema “tutto-pronto-devi-solo-accettare” sta sostituendo lo sforzo mentale, la capacità di memorizzazione e le abilità di risoluzione dei problemi. Di conseguenza, gli utenti evitano di affaticarsi, ma finiscono per avere un coinvolgimento cerebrale ridotto, ricordi che svaniscono e una tragica carenza di pensiero originale.

In pochi anni, gli strumenti di IA si sono evoluti da una novità a un fenomeno di massa, permeando silenziosamente ogni angolo delle nostre vite digitali. Giganti come ChatGPT, Claude, Microsoft Copilot e Gemini sono ora i nostri meccanici, chef, assistenti personali e scrittori ombra. Esistono persino strumenti di IA che riassumono libri, articoli e podcast, risparmiando alle persone lo sforzo di leggerli o ascoltarli.

In effetti, i risultati preoccupanti dello studio del MIT sono perfettamente comprensibili: quando la macchina fa il lavoro pesante, il cervello si prende una pausa.

 

Cablare il cervello per il vizio, non per la virtù

Lo studio del MIT intitolato «Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task» (ndt, Il tuo cervello su ChatGPT: accumulo di debito cognitivo nell’uso di un assistente IA per la scrittura di saggi) mette in luce il costo cognitivo derivante dall’uso dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). I ricercatori hanno suddiviso un gruppo di 54 partecipanti in tre sottogruppi e hanno chiesto loro di scrivere diversi saggi. Al primo gruppo è stato concesso l’accesso a ChatGPT; il secondo gruppo ha potuto utilizzare solo la ricerca su Google; il terzo gruppo ha dovuto sviluppare i propri saggi senza alcuna risorsa di ricerca.

Tutti i partecipanti hanno scritto per un certo periodo mentre erano collegati a un elettroencefalogramma (EEG) per monitorare l'attività cerebrale in 32 regioni. I risultati sono stati tanto affascinanti quanto preoccupanti.

In tutti i saggi, gli utenti di ChatGPT e HYPERLINK hanno mostrato il livello più basso di coinvolgimento cerebrale. Peggio ancora, la loro attività cerebrale è diminuita man mano che i compiti procedevano.

I partecipanti che hanno utilizzato ChatGPT sono diventati intellettualmente più pigri con ogni saggio, poiché molti hanno fatto ricorso a routine di copia e incolla. Questo gruppo ha ottenuto risultati inferiori alla media a tutti i livelli: neurale, linguistico e comportamentale. L'IA ha favorito i vizi della pigrizia, dell'agitazione e della dissipazione.

 

Il deficit di memoria e la gioia discreta della sfida

Lo studio ha anche evidenziato il legame tra la ridotta attività cerebrale e la memoria a lungo termine. Al termine del test, a tutti i partecipanti è stato chiesto di riprodurre uno dei loro saggi precedenti, questa volta senza alcun ausilio digitale.

I partecipanti dei gruppi "solo cervello" e "con ricerca assistita" hanno ottenuto risultati eccellenti. Il gruppo ChatGPT, invece, ha mostrato scarse prove di ricordare ciò che aveva "scritto".

I partecipanti del gruppo che ha utilizzato esclusivamente il cervello hanno inoltre riportato livelli più elevati di soddisfazione e creatività, mostrando una maggiore connettività cerebrale. Al contrario, i saggi generati con l'aiuto dell'IA hanno avuto scarso significato per coloro che avevano dedicato meno tempo a riflettere sul proprio lavoro. Non sono nemmeno riusciti a citare i propri scritti.

 

L'uso dell'IA non influisce allo stesso modo su tutte le menti

Il cervello umano non raggiunge la piena maturità fino alla metà dei vent'anni o all'inizio dei trent'anni. L'ultima area a svilupparsi è la corteccia prefrontale, il centro biologico per il processo decisionale complesso, la pianificazione e il controllo degli impulsi. Pertanto, la crescente dipendenza dall'IA tra i minori di 30 anni è motivo di preoccupazione, poiché la conseguenza a lungo termine sarà un intelletto sottosviluppato.

I nostri strumenti influenzano il nostro modo di pensare. L'«effetto Google», ad esempio, ha ridotto la nostra necessità di ricordare le cose grazie alla facilità con cui si trovano informazioni su Internet. Oggi l'IA sta influenzando le nostre capacità cognitive perché stiamo scaricando compiti che favoriscono un sano sviluppo del cervello.

L'intelligenza artificiale non influisce allo stesso modo su tutti i cervelli. Lo studio ha rilevato che una piccola parte dei partecipanti (meno del 10%) utilizzava l'intelligenza artificiale come strumento per raccogliere dati, che poi analizzava autonomamente. Queste persone scrivevano in modo più accurato, formulavano previsioni più precise e mostravano un'attività cerebrale più intensa.

 

L'IA finirà per auto-divorarsi?

Lo studio del MIT è stato pubblicato proprio mentre cominciavano a emergere i primi segnali di un «collasso dei modelli di IA». Questo fenomeno si riferisce al processo attraverso il quale gli strumenti di IA si auto-cannibalizzano. Immaginatelo come una sorta di “gioco del telefono” senza fili su scala globale e high-tech, in cui un messaggio e sussurrato da una persona all’altra perdendo precisione man mano che acquista slancio per finire completamente diverso dal messaggio originale.

In effetti, l'IA ricicla continuamente le proprie imprecisioni poiché attinge spesso da fonti di gossip come Reddit, X e TikTok. Di conseguenza, la sua accuratezza si va viepiù degradando.

 

Potenziamento o abdicazione?

Proprio come la stampa non ha eliminato la necessità di imparare a leggere, l’intelligenza artificiale non ci dovrebbe esonerare dalla responsabilità di pensare. Eppure oggi assistiamo a una silenziosa e comoda rinuncia alla nostra capacità razionale.

L'affidamento all'IA minaccia la nostra capacità di risolvere problemi, comunicare e prosperare come società. Man mano che integriamo questi strumenti nelle nostre aule, nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana, stiamo camminando su una linea sottilissima tra il potenziamento e l'indebolimento delle nostre capacità intellettuali.

Le domande scomode che dovremmo porci sono: stiamo usando l'intelligenza artificiale per sviluppare il nostro potenziale intellettuale? Oppure stiamo semplicemente consegnando le chiavi ai robot per andare a dormire?

 

Fonte: Tfp.org, 29 aprile 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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