Cosa ci dice il processo a Lindsay Clancy sull’America?

 

 

John Horvat

Il processo a Lindsay Clancy è terminato e il caso la dice lunga su ciò che non va nell’America di oggi. Non solo abbiamo perso i nostri punti di riferimento morali, ma stiamo anche discutendo sulla necessità stessa di una bussola che guidi le nostre azioni. Ciò che è accaduto è stato molto chiaro. La signora Clancy soffriva di depressione post-parto e stava seguendo un trattamento intensivo che sembrava dare buoni risultati. A giudicare dalle apparenze esterne, la vita familiare poteva essere considerata normale. Invece, questo quadro sarebbe andato in frantumi nel corso di un pomeriggio.

Nessuno mette in dubbio il fatto stesso, cioè, che questa madre abbia metodicamente strangolato i suoi tre figli per poi gettarsi dalla finestra di casa. Aveva mandato il marito a sbrigare una commissione, creando così l’occasione propizia per compiere questo atto malvagio. L’accusa ha sostenuto che Lindsay Clancy abbia ucciso i propri figli “con premeditazione”. La difesa ha affermato che fosse legalmente incapace di intendere e di volere.

La questione non riguarda i fatti, che sono indiscutibili. Ciò che conta in questo caso è il modo in cui la vicenda viene presentata allo scopo di ampliare i limiti di ciò che è tollerabile nella nostra società. Gli attivisti e i media stanno sfruttando questo caso per promuovere le loro agende.

Ciò che suscita maggiore sconcerto è il numero di americani, soprattutto donne, che stanno reagendo in modo favorevole al crimine. Molti stanno giustificando gli omicidi, spostando la colpa o costruendo una narrazione che fa apparire Lindsay come una vittima dell’oppressione, non come l’autrice di atti malvagi.

In un recente articolo pubblicato su Crisis Magazine, l’esperta di etica Anne Hendershott cerca di spiegare il ragionamento delle trecento donne vestite in colore rosa che hanno protestato quotidianamente davanti al tribunale. «I social media hanno trasformato Clancy in una martire perseguitata da un sistema giudiziario crudele. Su TikTok, migliaia di donne in tutto il mondo stanno pubblicando video in cui affermano che anche loro avrebbero potuto uccidere i propri figli… Il gruppo delle ‘donne in rosa’ comprende persone che hanno scelto di trasformare il processo in uno spettacolo partecipativo. La loro preoccupazione è emersa perché si sono convinte che le madri vengano giudicate ingiustamente».

Il sensazionale processo per omicidio si è trasformato in una narrazione “woke”. Queste attiviste in rosa, sostenute dai media, accusano “il sistema” di avere reso la vita della signora Clancy insopportabile e ne chiedono la riforma.

Una chiave per comprendere il caso è stata suggerita da alcuni accenni casuali del pubblico ministero. Le domande hanno fatto scattare un campanello d’allarme, indicando il tentativo di evitare a tutti i costi di menzionare un certo argomento.

L’argomento era il peccato. Nel riferirsi al background cattolico della signora Clancy, ci furono due brevi accenni al “peccato mortale”. Entrambi gli accenni furono immediatamente soffocati. La seconda occasione spinse l’avvocato della difesa a fingere indignazione mentre chiedeva l’annullamento del processo. Il messaggio era chiaro: il peccato e la moralità erano irrilevanti e non dovevano mai essere sollevati.

 

Peccato originale e sofferenza

Il riferimento al peccato offre una visione della logica di un mondo liberale impazzito. In questo caso, è stata la nozione di peccato originale a essere contestata in tribunale.

Il peccato originale spiega perché sperimentiamo la sofferenza, la morte e una tendenza universale verso il male. La vita di un cristiano consiste nell’abbracciare la Croce di Cristo e, con l’aiuto della grazia di Dio, nel superare queste prove che fanno parte della nostra condizione umana. La mentalità liberale nega invece il concetto di peccato originale. Al contrario, esalta l’individuo al di sopra di ogni altra cosa ed esige che ciascuno sia libero di creare la propria realtà. Pertanto, lo scopo della vita è il piacere e la fortuna dell’individuo. Si deve fare di tutto per cancellare ogni traccia di peccato e sofferenza. Come in un film di Hollywood, il corso naturale della vita di una persona dovrebbe avere un lieto fine, il noto “happy end”.

 

Tuttavia,  la sofferenza non può essere evitata

Naturalmente, la vita non va mai così. La sofferenza entra inevitabilmente nelle nostre vite e termina con la morte. Sebbene la maggior parte delle persone cerchi di nascondere il dolore il più a lungo possibile, non c’è modo di sfuggire a questo scenario che fa parte della nostra condizione umana decaduta.

Eppure, la narrativa liberale deve spiegare perché le cose vanno male e lo fa considerando ogni sofferenza come frutto di un’ingiustizia. Sostiene che una persona non dovrebbe mai provare dolore, angoscia o disciplina. A tutti deve essere permesso di evitare la sofferenza, a qualsiasi costo. La colpa può essere attribuita a chiunque. Questo è ciò che stanno facendo i manifestanti nel caso Clancy.

 

Una tappa di un processo

Il percorso che ha portato a quanto accaduto nel caso Clancy è il risultato di un processo che ha plasmato una mentalità nel corso di generazioni. Nelle prime fasi di questa narrativa liberale, l’unico limite imposto a un uomo che volesse evitare la sofferenza era che le sue azioni non dovessero arrecare danno ad altri.

Ai giorni nostri, caratterizzati da un individualismo radicale, questi limiti non esistono più. Nemmeno un bambino non ancora nato e indifeso può frapporsi tra una persona e la propria gratificazione personale. L’aborto, le droghe e il transgenderismo sono tutti ammessi in queste circostanze, anche se causano dolore ai propri cari. Il desiderio dell’individuo è sovrano.

 

Incolpare tutti e giustificare tutto

Il caso della signora Clancy porta questo processo ancora oltre. Nessuno dubita che lei abbia sofferto a causa della sua condizione. Tuttavia, i manifestanti hanno colto l’occasione per incolpare chiunque e qualsiasi cosa potesse essere ritenuta responsabile di quella sofferenza: la maternità moderna, un processo giudiziario crudele, i medici, i figli, il marito o «il sistema» in generale.

Questo caso non è stato un atto d’accusa individuale per un crimine, ma una condanna di chiunque permetta la sofferenza. Il colpevole è il peccato e, in ultima analisi, Colui che si è sentito offeso dal primo peccato dell’umanità.

Non più costrette ad agire senza fare del male a nessuno, le persone possono ora incolpare e ferire chiunque, comprese le proprie famiglie. Il caso Clancy viene utilizzato per sostenere l’idea che anche i bambini ormai grandicelli possano essere sacrificati su questo terrificante altare del nichilismo.

 

Fonte: Tfp.org, 4 settembre 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

 

Notizie Attualità