Cosa succede quando la sinistra socialista va troppo veloce e troppo presto

di John Horvat
Non essendo al potere, la sinistra americana sembrerebbe avere tutti i vantaggi nelle prossime elezioni di midterm, attribuendo alla destra la colpa dell’aumento dei costi, dell’instabilità mondiale e di altri problemi. I media liberal sono già all’offensiva, mettendo senza tregua ogni problema in evidenza. Tuttavia, slancio non si vede uno slancio dalla parte di nessuna delle due fazioni. Infatti, il Partito Democratico registra un consenso inferiore a quello del Partito Repubblicano tra gli elettori indecisi che, in ultima analisi, saranno quelli che decideranno le prossime elezioni, sia ora che nel 2028.
RADICALIZZAZIONE DELLA SINISTRA
Alcuni hanno definito la lotta all’interno del Partito Democratico come una guerra civile che arriva proprio nel momento sbagliato. Il problema risiede nella radicalizzazione della sinistra, come dimostra l’ascesa dei Socialisti Democratici d’America (DSA). I loro candidati si presentano come democratici e vincono le primarie in circoscrizioni sicure contro i candidati dell’establishment democratico. Una volta in carica, i nuovi candidati socialisti sono disposti a cambiare le dinamiche della scena politica.
Gli strateghi filo-democratici intravedono il pericolo di una reazione nei confronti dei candidati radicali che potrebbe mettere a rischio il partito. L’etichetta di “socialista” è ancora un anatema per innumerevoli americani che, a ragione, vedono in questa ideologia dannosa la via verso la rovina. Tuttavia, i socialisti del DSA stanno raddoppiando la posta in gioco, insistendo sul fatto che la loro visione distorta e “woke” della società sia l’unica speranza per l’America.
La maggior parte dei progressisti difatti mantiene salde le proprie posizioni “woke” su aborto procurato, immigrazione clandestina di massa, criminalità impunita, “diritti” dei transgender, ecologia apocalittica e altre questioni. Considerano questi temi non negoziabili perché sono parte integrante della loro ideologia.
L’establishment del Partito Democratico è invece un po’ più moderato. Pur condividendo gli obiettivi della sinistra, mette in discussione i tempi, la portata e la rapidità dei cambiamenti proposti. Si tratta piuttosto di dire «non ora» e «non in misura così ampia». Per ottenere la vittoria, questi membri più moderati chiedono ai radicali di smorzare i toni del loro messaggio e di adottare un linguaggio ambiguo che tutti possano accettare. Chiedono loro una certa dose di disonestà, acconsentendo a opinioni contrarie alle loro vere convinzioni. Molti radicali si sentono sacrificati.
Così, ad esempio, Thomas Edsall del New York Times esorta i fedeli democratici a sostenere punti «ragionevoli» da inserire nel programma del partito su questioni chiave quali l’immigrazione, la criminalità e il transgenderismo. Invita il partito a «sottoporsi a una sorta di brutale intervento chirurgico», a compiere «una rinuncia pubblica» ai propri fardelli ideologici, persino a effettuare un «esorcismo ideologico» del proprio programma di sinistra.
Il suo messaggio sembra essere che ciò che i democratici devono fare, se vogliono davvero vincere, è smettere di essere democratici. Devono nascondere o rimandare ancora più a lungo la loro rivoluzione. Prevarranno solo se manterranno la retorica non ideologica, la sostanza leggera e il dibattito mirato.
DEMOCRATICI MODERATI A DESTRA DELL’EPISCOPATO
Alcune delle proposte di Edsall sono francamente scioccanti, poiché sono in netto contrasto con quello che è stato a lungo il programma della sinistra. Ciò non può che causare comprensibile sgomento tra i democratici radicali che si sentono traditi. Pertanto, le proposte di Edsall invitano a rinunciare alle frontiere aperte e a impegnarsi per l’applicazione rigorosa delle leggi sull’immigrazione clandestina e sull’espulsione di quegli immigrati “non autorizzati” che commettono reati.
Chiedono di perseguire con fermezza gli accusati di reati violenti, di reintrodurre alcuni requisiti per la concessione della libertà provvisoria e di infliggere un maggior numero di condanne all’ergastolo. Sono persino favorevoli alla pena di morte decisa da una giuria negli Stati in cui è ancora prevista. Ciò significa una posizione che collocherebbe i Democratici ben più a destra rispetto ai vescovi cattolici americani.
Per quanto riguarda la questione transgender, ai democratici viene chiesto di ammettere che esistono due sessi: uomo e donna. Le persone possono rivendicare un’identità di sesso opposto; tuttavia, non si dovrebbe permettere che tali rivendicazioni alterino la realtà del loro sesso biologico. Laddove ciò risulti ingiusto, alle squadre sportive dovrebbe essere consentito di escludere coloro che si identificano con il sesso opposto. I trattamenti di affermazione di genere dovrebbero essere vietati a tutti i minori di 18 anni — proseguono le proposte di Edsall — poiché studi convincenti rivelano i gravi danni che ne derivano.
EVITARE L’IMMAGINE DI «UN PO’ PAZZI»
Altre raccomandazioni invitano a sostenere il libero mercato e a respingere il socialismo. Tali proposte riflettono alcune idee di buon senso da parte di coloro che, all’interno del partito, si sono resi conto che l’approccio “woke” non funziona. I democratici moderati, sostenitori della “terza via”, stanno promuovendo questo tipo di cambiamenti poiché desiderano liberarsi dell’immagine “un po’ pazza” del partito. Il desiderio irragionevole di mantenere una rigida ortodossia ideologica sui pronomi, ad esempio, spesso fa sì che i democratici che usano “they/them” “sembrino strani, non empatici”. I fantasmi degli attivisti del movimento “si tolgano i soldi alla polizia” durante le rivolte del (BLM) Black Lives Matter del 2020 aleggiano ancora nell’aria.
Molti altri strateghi democratici fanno eco alle proposte di Thomas Edsall. Persone come James Carville sostengono da tempo che l’agenda “woke” sia una creazione di un’élite accademica scollegata dalla classe operaia. Il suo messaggio: il ritmo degli eventi è troppo veloce. Bisogna rallentare. Anche Michael Sean Winters, giornalista del Jacobin che collabora con il National Catholic Reporter, esorta alla moderazione nella lunga marcia verso il potere. I suoi articoli sono pieni di consigli rivolti all’abortista Partito Democratico, che egli considera un’estensione del movimento per la giustizia sociale della Chiesa.
Winters ritiene che i Democratici debbano portare un po’ di buon senso nelle guerre culturali se vogliono andare avanti. «Anche se i Democratici facessero centro in campo economico, dovrebbero comunque prendere le distanze dall’estremismo culturale che hanno abbracciato negli ultimi anni».
DISASTRO ALLE URNE
Le posizioni «folli» volte a mettere in mostra la propria virtù danno energia alla sinistra radicale, ma si sono rivelate disastrose alle urne. Come ha osservato Ezra Klein del New York Times in un recente saggio:
«I democratici hanno assunto una posizione più intransigente sull’immigrazione e hanno perso il sostegno degli elettori ispanici. Si sono spostati a sinistra sulle armi, sui prestiti agli studenti e sul clima, perdendo terreno tra i giovani elettori. Si sono spostati a sinistra sulle questioni razziali, perdendo terreno tra gli elettori afroamericani. Si sono spostati a sinistra sull’istruzione, perdendo terreno tra gli elettori asiatico-americani. Si sono spostati a sinistra in materia economica, perdendo terreno tra gli elettori della classe operaia».
IL TRIONFO DELLE CATTIVE IDEE
Il problema dei Democratici non è tuttavia il modo in cui presentano le loro idee liberal. Sono le idee stesse ad allontanare gli elettori, che non sono ancora pronti ad abbracciare un programma che incute timore. La loro filosofia liberal richiede un processo in continua evoluzione verso una sempre maggiore assenza di freni. Nel corso degli anni, questa marcia verso sinistra ha gradualmente sovvertito i sani freni rappresentati dalla morale, dai legami familiari, dalle norme comunitarie e dagli obblighi religiosi.
La spinta liberal a soddisfare le passioni sfrenate esige costantemente ulteriori concessioni, al punto che non può essere tollerato nemmeno il buon senso in materia d’identità sessuale. La sinistra sta procedendo troppo in fretta e troppo presto. Peggio ancora, la sinistra non può fare marcia indietro. Il dentifricio non può essere rimesso nel tubetto.
UN DILEMMA
La sinistra si trova quindi di fronte a un dilemma. Né i radicali né i moderati mettono in discussione i principi fondamentali di uguaglianza che li animano. Sono in disaccordo sui metodi e sui tempi.
La sinistra radicale ha bisogno del dinamismo di questo processo distruttivo e sfrenato per dare energia ai propri attivisti e ai numerosi simpatizzanti. Allo stesso tempo, l’establishment democratico ha bisogno di una moderazione “ragionevole” per attrarre il centro, giustamente spaventato dai “giacobini” fanatici.
Per vincere, i Democratici hanno bisogno sia di energia che di moderazione. Tuttavia, ciascuna fazione tende a soffocare l’altra. E non è possibile accontentare entrambe. Il vano tentativo di compiere un “esorcismo ideologico” sul partito si rivelerà esistenziale, costringendo la sinistra ad abbandonare la propria identità radicale.
Anche la destra si trova di fronte a un dilemma simile. L’unica via d’uscita per l’America è un ritorno ai principi, alla morale e all’ordine cristiani
Fonte: Return to Order, 13 agosto 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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