Perché non è più “woke” essere “woke”: come l’acronimo ESG sta svanendo

 

 

di John Horvat

Non molto tempo fa, l’acronimo ESG era di gran moda nei mercati degli investimenti. La cosa “woke” da fare era investire in fondi allineati agli standard ESG. La loro popolarità prometteva il massimo ritorno sull’investimento, unendo l’operazione all’impegno verso gli ideali “woke”.

ESG sta per "investimento in società basato su fattori ambientali, sociali e di governance aziendale". Adottando un approccio incentrato su ambiente, società e governance, i gestori di fondi comuni potrebbero garantire il massimo ritorno sull'investimento mantenendo al contempo un'impronta di carbonio minima.

Per esempio, gli investitori potrebbero dimostrare pubblicamente il proprio sostegno alla comunità LGBT e ad altre cause sociali, ottenendo al contempo profitti. Le strutture aziendali potrebbero diventare inclusive, nonostante i timori che tale ingegneria sociale avrebbe potuto influire sulla produttività.

Ma soprattutto, i fondi d’investimento ESG escludono tutto ciò che i sinistrorsi amano odiare: i combustibili fossili, le armi, il tabacco e i titoli legati all’alcol.

 

GLI INVESTITORI SE NE VANNO

Ma per l’ESG ora tutto è cambiato. In un’inversione di tendenza che ha sorpreso Wall Street, i fondi “woke” non sono più di moda. Gli investitori più accorti se ne stanno alla larga. Chiamatelo come volete, ma evitate a tutti i costi l’etichetta ESG.

Il periodo d’oro degli investimenti ESG è stato tra il 2018 e il 2021, quando la tendenza ha preso piede. Centinaia di miliardi di dollari sono affluiti in questo nuovo mercato. All’epoca, la corazzata ESG sembrava inarrestabile. I giganti di Wall Street come BlackRock e Vanguard hanno sostenuto con forza la tendenza. Capitali di investimento e fondi pensione statali nutrivano con forza questi fondi ESG che favorivano cause di sinistra.

Per parte sua, la sinistra ha utilizzato i detti fondi per promuovere l’attivismo azionario. A nome dei propri investitori (spesso inconsapevoli), i fondi comuni ESG potevano ricorrere al voto per delega in modo di far approvare risoluzioni che richiedevano maggiore trasparenza in materia climatica, cambiamenti nel consiglio di amministrazione e altre questioni. Questi voti finivano spesso in prima pagina quando, con le loro agende liberal,  interferivano con le operazioni aziendali .

 

IL CONTRACCOLPO

Nella primavera del 2022, gli investitori hanno iniziato a innervosirsi quando i conservatori hanno denunciato un’agenda “woke” nascosta dietro le linee guida, i mandati e i voti per delega ESG. Le aziende hanno subito restrizioni esorbitanti e obiettivi ecologici irrealistici. Gli investitori hanno presto ritirato i propri fondi da questi mercati.

Non solo gli individui hanno reagito, ma si sono ritirati dagli strumenti legati all’ESG anche quegli stati a guida repubblicana bisognosi di buoni posti dove investire i loro vasti fondi pensione governativi. I conservatori hanno risposto alla strumentalizzazione di questi fondi da parte della sinistra reindirizzando le loro decine di miliardi di dollari verso alternative più redditizie e favorevoli al mercato.

Con il calo della domanda, il lancio di nuovi fondi comuni ESG ha subito una forte contrazione. I lanci di nuovi fondi sono scesi da 116 nel 2021 a soli 9 nel 2025. Le società hanno inoltre ridotto le operazioni di voto per delega che avevano causato tanta preoccupazione e risonanza mediatica.

Insomma, le persone se ne sono andate a causa dei rendimenti deludenti. I progetti di sinistra raramente generano profitti, a meno che non mirino a ottenere fondi pubblici. Investire in cause “woke” può far sentire bene qualcuno, ma chi vi partecipa spesso finisce per perdere opportunità di guadagno. I fondi “woke” hanno registrato rendimenti inferiori alla media perché hanno escluso dai propri indici e portafogli alcune delle aziende non “woke” più grandi e redditizie (come le compagnie petrolifere).

 

SARÀ FINITA L’ERA DEGLI INVESTIMENTI “WOKE”?

Di conseguenza, l’ESG ha perso la sua strada nel mondo degli investimenti. Ci si chiede persino se l’ESG sia ormai morto. Infatti, un articolo del Wall Street Journal intitolato “Lo stato degli investimenti ESG: quanto è grave la situazione?” ha sollevato proprio questa domanda.

Alcuni gestori di fondi affermano di riuscire a mantener l’ESG in vita seguendo le stesse linee guida, ma lo chiamano in altro modo. Tuttavia, il movimento ESG ha perso slancio. I difensori del mercato hanno tutte le ragioni per rallegrarsi.

Ci sono tre lezioni da trarre dal declino degli investimenti “woke”.

La prima è che le iniziative finanziarie di sinistra possono essere sconfitte anche quando sono sostenute dalle più potenti società di Wall Street e dai media liberali. Basta avere il coraggio di dire no. Non sottovalutate mai il potere della protesta pubblica, anche quando le probabilità di successo sembrano sfavorevoli.

La seconda lezione è che progetti come questi non riguardano mai il denaro; riguardano esclusivamente l’ideologia. I sostenitori di queste iniziative prendono di mira il sistema economico e cercano di smantellare le strutture che ritengono contrarie allo spirito del tempo dominante. Sono disposti a perdere denaro (e incoraggiano altri a fare lo stesso) pur di vedere trionfare i propri ideali egualitari.

Infine, gli investitori devono stare in guardia contro la comparsa di “ESG camuffati”. Alcuni gestori di fondi in difficoltà stanno puntando ancora di più sull’ESG, ma senza usare quel nome. Sono impegnati in uno sforzo disonesto quando lo ripropongono con un’etichetta che suoni meglio. Gli investitori devono stare in guardia e insistere affinché non venga concessa alcuna tregua a questi fondi eversivi.

 

MANCANZA DI ORIGINALITÀ

La sinistra ha poche idee originali. Progredisce a piccoli passi mascherando i suoi terribili ideali di completa uguaglianza e licenziosità. Una volta smascherati per quello che sono, l’opinione pubblica spesso li respinge. Quando questi progetti radicali subiscono una sconfitta, i loro attivisti devono fare marcia indietro e trovare un modo per riciclarli.

Ecco perché i conservatori devono sempre opporsi a tali idee di moda. Costringendo la sinistra a fare marcia indietro, i suoi attivisti si ritrovano poi a dover affrontare l’arduo compito di inventare nuove iniziative che richiedono tempo e impegno.

Si tratta di una vittoria in una battaglia, ma non nella guerra. Pertanto, l’ESG dovrà essere completamente accantonato. Se essere “woke” significa essere alla moda, gli investitori attivisti dovranno trovare anche un altro termine che sostituisca “woke” per descrivere le loro iniziative finanziarie di sinistra. Infatti, essere “woke” non è più “woke”.

 

Fonte: Tfp.org, 16 luglio 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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