Canada: citare le Scritture diventa un reato

Gary Isbell
Il Parlamento canadese ha appena approvato un disegno di legge che rende reato la citazione di determinati passaggi della Bibbia. Il disegno di legge C-9 criminalizza la citazione delle Scritture, in particolare dei passaggi riguardanti l’omosessualità. Tutto ciò avviene con il pretesto di «fermare l’odio», qualunque cosa esso ciò significhi.
In Canada, citare testi che criticano comportamenti osceni è giuridicamente rischioso. Testi come Genesi 19,1-11, Romani 1,26-27 o Levitico 18,22 comportano ora dei rischi. Per un arresto è sufficiente che una persona si «senta» minacciata o a disagio durante un discorso o un dibattito. Sì, anche se quelle parole sono state scritte dai Profeti, Apostoli ed Evangelisti.
LA FINE DELL’ESENZIONE PER «BUONA FEDE»
Con l’approvazione del Combating Hate Act, il Parlamento canadese ha eliminato la tradizionale esenzione per «buona fede». Per decenni, questa clausola fondamentale ha protetto le persone dal rischio di essere perseguite per aver espresso opinioni su questioni religiose o per aver citato testi sacri in buona fede. Ora quello scudo legale non c’è più.
Nonostante i vigorosi sforzi dei deputati conservatori per bloccare il disegno di legge, la maggioranza dei deputati ha votato a favore della sua approvazione. Con l’adozione degli emendamenti del Senato, il disegno di legge C-9 elimina le protezioni di lunga data relative al diritto dei canadesi di esprimere le proprie convinzioni religiose.
LEGIFERARE SUI SENTIMENTI ANZICHÉ SUI FATTI
È del tutto appropriato punire chi blocca fisicamente l’accesso ai luoghi di culto o minaccia di causare danni fisici. Tuttavia, il disegno di legge C-9 non fa nulla di tutto ciò. Piuttosto, amplia drasticamente la definizione giuridica di “odio” per includere praticamente qualsiasi cosa. Gli esperti di diritto costituzionale hanno criticato la legislazione, avvertendo che essa conferisce alla polizia il potere di perseguire individui che si limitano a ferire i “sentimenti” di qualcuno.
Il dibattito aperto e schietto su questioni religiose, moralità e scelte di vita è ora direttamente minacciato. Soffocare il dibattito è un segno di profonda debolezza, poiché di solito si ricorre a tale misura quando non si hanno argomenti logici da opporre.
Poiché il Parlamento ha volutamente lasciato pericolosamente nella vaghezza la definizione di “reato di odio”, l’ambito di applicazione della legge si estende a qualsiasi cosa decida l’accusatore. Il governo dispone ora di uno strumento conveniente per punire le opinioni sgradite sulla base di accuse inconsistenti. Inoltre, questa invasione legislativa non fa nulla per frenare le attività estremiste effettive. Al contrario, elimina garanzie fondamentali contro le accuse motivate politicamente e minaccia i limiti costituzionali alla protesta legittima.
UNA SOGLIA PIÙ BASSA PER L’AZIONE PENALE
Anche ammettendo la necessità di leggi contro l’incitamento all’odio, gli articoli 318 e 319 del Codice penale canadese vietano già l’incitamento al genocidio e la promozione intenzionale dell’odio. La Corte Suprema del Canada ha precedentemente definito l’“odio” come un’emozione di natura intensa ed estrema. Il disegno di legge C-9 abbassa questa soglia. Propone una definizione inconsistente di odio come emozione che semplicemente «comporti» detestazione o diffamazione, eliminando così completamente il requisito della Corte Suprema secondo cui il discorso debba essere «intenso ed estremo». Così, diventa invece una mera interpretazione soggettiva dei sentimenti altrui.
Inizialmente, il governo canadese non aveva proposto di eliminare l’esenzione religiosa. Tuttavia, i negoziati politici con il Bloc Québécois, di sinistra liberal, hanno costretto il Parlamento a procedere alla rapida abolizione dell’esenzione. Come ha giustamente avvertito un editoriale del National Post, le piene tutele della libertà di espressione di cui un tempo godevano i fedeli ora sono svanite.
UNA TENDENZA GLOBALE ALLA REPRESSIONE
Il Canada non è l’unico paese coinvolto in questo ricatto legislativo anticristiano. L’ex ministro dell’Interno finlandese, Päivi Räsänen, è stata sottoposta a procedimento penale in base alle leggi sui “crimini di guerra” per aver citato il Nuovo Testamento al fine di criticare la partecipazione della sua chiesa agli eventi del Pride. Analogamente, in Spagna, la procura ha avviato un’indagine sulle dichiarazioni di un vescovo cattolico sulla sessualità umana, che erano in linea con l’insegnamento tradizionale della Chiesa.
Con il pretesto di combattere l’odio, ora il disegno canadese di legge C-9 si aggiunge a questa tendenza aprendo la strada alla criminalizzazione dell’espressione religiosa pacifica, soggetta ai capricci degli accusatori.
Tuttavia, il vero oggetto dell’odio sono i cristiani. Tali leggi punitive distruggono la società incoraggiando il peccato e sopprimendo la Verità. Forniscono ai governi un’arma comoda per mettere a tacere il dissenso ed emarginare coloro che rimangono fedeli agli insegnamenti cattolici tradizionali.
Fonte: Tfp.org, 7 luglio 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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