Un'alleanza ignobile tra il trono e l'altare per deturpare Notre-Dame

 

 

di Atilio Faoro

Così, ciò che dovrebbe essere protetto con trepidazione — l’eredità spirituale, artistica e nazionale di Notre-Dame — diventa oggetto di un esperimento contemporaneo. Si tratta di un tentativo di deturpazione, non solo estetica, ma simbolica.

Di fronte a questa offensiva, i cattolici e i difensori del patrimonio sono ormai in stato di allerta. Perché non si tratta solo di alcune vetrate: si tratta di capire se Notre-Dame appartiene ancora all’anima cristiana della Francia, o se può essere consegnata ai capricci congiunti del potere politico e di una gerarchia ecclesiastica sedotta dallo spirito del mondo.

L’autorizzazione ai lavori sarà impugnata in tribunale dall’associazione Sites & Monuments, mentre la petizione lanciata per conservare a Notre-Dame le vetrate di Viollet-le-Duc ha già raccolto, a oggi, più di 342.000 firme, il che la rende, di gran lunga, la petizione sul patrimonio più firmata che ci sia. Può essere firmata qui.

Chi ha dimenticato quel 15 aprile 2019? Parigi ha rischiato di perdere la sua cattedrale. E il mondo intero ha pianto. Per il dolore, prima di tutto. Per il sollievo, dopo. Purtroppo, il calvario di Notre-Dame non era finito. Spinto da un opportunismo poco delicato, il presidente della Repubblica ha cercato di imporre un «tocco contemporaneo» nel quadro della ricostruzione del tetto e della guglia.

Il primo ministro, Édouard Philippe, si è affrettato ad annunciare l’apertura di un concorso internazionale di architettura. Subito sono stati proposti progetti assurdi da studi di architettura, a volte studi prestigiosi: guglia di vetro, orto sospeso, persino una piscina. Sono state prese in considerazione tutte le follie. Di fronte alla gravità del pericolo, è stata lanciata una petizione internazionale, sostenuta da una decina di associazioni, tra cui Avenir de la Culture. Sono state raccolte quasi 150.000 firme.

Messo alle strette dalla pressione popolare e smentito dagli esperti, Emmanuel Macron ha rinunciato. Notre-Dame de Paris è stata ricostruita identica all’originale. Ed è davanti a una folla immensa, tra cui avevano preso posto capi di Stato provenienti da tutto il mondo, che ha riaperto le sue porte l’8 dicembre 2024. Da allora, un flusso denso e incessante di visitatori si accalca sotto le sue volte millenarie. In un anno sono stati registrati undici milioni di visitatori.

 

Lasciare il segno del XXI secolo

Ma il presidente della Repubblica ha trasferito sulle vetrate la sua ambizione di lasciare la propria impronta di modernità, su richiesta incredibile della diocesi di Parigi. L'8 dicembre 2023, due anni prima della riapertura della cattedrale, il capo dello Stato ha reso pubblico il suo progetto di rimuovere le vetrate di Eugène Viollet-le-Duc per sostituirle con creazioni contemporanee. Emmanuel Macron ha allora dichiarato che si trattava di lasciare «l'impronta del XXI secolo» a Notre-Dame.

La stampa ha rivelato che, due giorni prima, monsignor Laurent Ulrich aveva inviato una lettera all’Eliseo per richiedere la commissione di sei nuove vetrate destinate a una cappella laterale, al fine di segnare la rinascita di Notre-Dame. Il 18 dicembre, l’Eliseo e l’arcivescovo di Parigi hanno annunciato la scelta dell’artista Claire Tabouret e degli Ateliers Simon-Marq per realizzare le nuove vetrate di Notre-Dame de Paris. Hanno seguito il parere del comitato artistico presieduto da Bernard Blistène, ex direttore del Centre Pompidou.

 

Forte disapprovazione degli esperti

Non appena reso noto, il progetto della diocesi e dell’Eliseo ha suscitato la disapprovazione quasi unanime degli esperti del patrimonio. Infatti, esso contravviene agli stessi principi che la Francia si è impegnata a rispettare. La Carta di Venezia del 1964, testo fondante della dottrina internazionale della conservazione, ratificata dalla Francia nel 1965, precisa nel suo articolo 11 che «i contributi validi di tutte le epoche alla costruzione di un monumento devono essere rispettati». In altre parole, non si elimina un elemento storico intatto per sostituirlo con una nuova creazione.

Eppure, le vetrate di Viollet-le-Duc non sono state distrutte dall’incendio: sono state preservate e poi restaurate. Nel novembre 2020, quando era già stata avanzata l’idea di una sostituzione, l’ex ministra della Cultura, Roselyne Bachelot, aveva lei stessa escluso questa eventualità: «Le vetrate sono parte integrante del monumento».

Più recentemente, la Commissione nazionale per il patrimonio e l’architettura, riunitasi l’11 luglio 2024, ha espresso all’unanimità un parere negativo, ritenendo che tali vetrate fossero parte integrante dell’architettura della cattedrale e che la loro sostituzione violasse la dottrina del patrimonio. Didier Rykner, direttore di La Tribune de l’Art, ha denunciato, dal canto suo, un «atto di vandalismo su un monumento storico» e una decisione politica imposta contro il parere degli stessi esperti.

 

Un precedente estremamente pericoloso

Al di là del caso specifico delle vetrate, è in gioco un principio ben più grave: quello del precedente. Se si ammette che un potere politico o ecclesiastico possa, secondo il proprio gusto o il proprio desiderio di lasciare un segno, rimuovere elementi storici perfettamente conservati per sostituirli con opere contemporanee, allora quale limite rimane?

Perché le vetrate, e non domani gli stalli, le sculture, gli affreschi, o addirittura un’intera cappella? Perché rispettare ancora l’unità pazientemente plasmata dai secoli, se ogni epoca si autorizza a imprimervi il proprio capriccio? Un monumento storico non è una pagina bianca offerta alle ambizioni estetiche del presente. È un’eredità ricevuta, non una materia a disposizione.

È proprio per impedire questa logica di frammentazione che esiste il diritto del patrimonio: per proteggere i monumenti dall’arbitrarietà del potere. A questo proposito, ogni generazione potrebbe rivendicare il proprio diritto di «attualizzare» Notre-Dame secondo i propri codici, le proprie mode e le proprie ossessioni.

 

L'estetica inquietante di Claire Tabouret

La scelta di Claire Tabouret aggiunge ulteriore polemica. L’artista ha realizzato un’opera caratterizzata da scene esplicitamente erotiche, anche tra persone dello stesso sesso.

Quando l’Eliseo e l’arcivescovado hanno ufficializzato la sua scelta, il progetto selezionato è stato presentato come una rivisitazione della Pentecoste. Ma quando i modelli a grandezza naturale sono stati svelati al Grand Palais, nel dicembre 2025, la rottura con l’equilibrio gotico della cattedrale è apparsa evidente: silhouette fluttuanti, tratti espressionisti, cromatismo denso, composizione narrativa lontana dalla sobrietà architettonica voluta da Viollet-le-Duc.

Laddove la vetrata gotica struttura la luce per favorire l’elevazione spirituale e l’unità del luogo, le proposte di Tabouret impongono un linguaggio autonomo, immediatamente identificabile come quello di un autore contemporaneo. Non è più il monumento ad assorbire l’opera; è l’opera che aspira a lasciare un segno sul monumento.

 

Una Bibbia di pietra

Notre-Dame è ben più di un semplice edificio: è un inno in pietra, una sinfonia di fede e ragione che eleva l’anima verso l’infinito. Fin dalla sua fondazione, nel XII secolo, è stata concepita come un tempio di luce e preghiera, secondo la visione dell’abate Suger di Saint-Denis, padre dell’arte gotica. Ogni vetrata, ogni torre, ogni elevazione punta verso il cielo, eleva l’anima verso Dio e racconta il Vangelo attraverso le sue immagini. Notre-Dame è una Bibbia di pietra, concepita per insegnare la fede a intere generazioni.

I suoi rosoni, le sue sculture, i suoi archi impressionano non solo per la loro bellezza, ma anche perché sono testimoni viventi di un’eredità spirituale che attraversa i secoli. Contemplando Notre-Dame, nessuno rimane insensibile a questa armonia unica tra ragione e bellezza. Tutto, in quest’opera, parla di un profondo equilibrio tra rigore e meraviglia.

 

Una chiesa di perfetta bellezza

Plinio Corrêa de Oliveira, evocando Notre-Dame, descriveva questa singolare impressione: «Notre-Dame possiede il fondamento della serietà e tutto lo sviluppo dello stupore. È fondamentalmente seria, progettata secondo le migliori regole della ragione calma e riflessiva, realizzando un’opera di grande slancio. […] Ora, oltre a quest’arte e a questa ragione, è apparso un sogno: l’edificio è un sogno. E questo sogno è il meraviglioso, anche nelle cose più piccole. Non c’è un solo gargoyle che non sia meraviglioso».

Questa cattedrale non è semplicemente un omaggio all’arte o alla storia. È un atto d’amore per Dio e per sua Madre, la Santa Vergine, la cui gloria risplende in ogni vetrata e in ogni scultura. Plinio Corrêa de Oliveira aggiungeva ancora: «Notre-Dame è una chiesa di perfetta bellezza, la gioia del mondo intero.» Come ricordava Marcel Dufour, le cattedrali gotiche sono anche un richiamo al nostro destino eterno.

 

La Francia della Rivoluzione e la Francia di San Luigi

Con le nuove vetrate, è la modernità empia che si appresta a penetrare nel cuore stesso di Notre-Dame. Questa operazione è voluta di concerto da Emmanuel Macron e e da mons. Laurent Ulrich. Come una strana riedizione dell’alleanza tra trono e altare — non più per servire il Cielo, ma il Mondo.

Perché l’arte contemporanea è l’antitesi dell’arte sacra: egualitaria, profana, orientata alla materia. È decostruzione. Notre-Dame si trova oggi a un bivio, come la Francia stessa: sprofondare nella modernità fino a perdere la propria anima, o risollevarsi.

La Francia che vacilla è anche quella che si converte. Mai, da decenni, così tanti adulti hanno chiesto il battesimo. Quanti nuovi Paul Claudel attendono ancora, all’ombra dei pilastri di Notre-Dame, la grazia? Il nostro Paese è quello della Rivoluzione; può essere quello della Controrivoluzione.

La mobilitazione di Avenir de la Culture e la petizione lanciata da Didier Rykner — oltre 342.000 firme — dimostrano che la Francia di Suger e di San Luigi continua a parlare alle anime. «Gli uomini d’armi combatteranno, e Dio darà la vittoria», diceva Santa Giovanna d’Arco.

 

Fonti

 

Articolo apparso su Tfp-france.org, 29 aprile 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

 

Notizie Attualità