Cristo è Re, indipendentemente da chi lo affermi o no

 

 

di John Horvat

Si è scatenato in America un acceso dibattito su alcune espressioni cristiane che circolano tra i conservatori. I critici liberal sostengono che gli estremisti di destra abbiano strumentalizzato determinate frasi cristiane, che tutti dovrebbero quindi evitare. La frase ora sotto i riflettori nazionali è «Cristo è Re!». I media liberal sostengono che la semplice menzione di questa espressione sia indice di simpatie nazionaliste cristiane, qualcosa che sostiene i provocatori della rete o coloro con inclinazioni antisioniste.

 

ABUSO DELLA FRASE «CRISTO È RE»

Non ci vuole molto per scatenare queste etichette. Chi sostiene che l’America sia una nazione cristiana e debba fedeltà a Cristo viene bollato come estremista di destra. Quando i membri del Congresso inseriscono la frase «Cristo è Re» nei loro discorsi e sui social media, i liberal insinuano che si tratti di un passo verso una teocrazia di destra. Altri sostengono che qualsiasi affermazione della regalità di Cristo nasconda un desiderio di morte per lo Stato di Israele.

Alcune figure di destra difatti abusano dell’espressione «Cristo è Re» in modi che provocano deliberatamente queste interpretazioni. Altri trattano il termine come un mero indicatore d’identità culturale, pur non nutrendo alcuna vera fedeltà a Cristo come Re e persino vivendo come se i Dieci Comandamenti non esistessero.

In effetti, alcuni “cristiani culturali” vogliono l’identità cristiana ma nessuno degli obblighi di seguire la legge morale di Dio che derivano dalla Sua regalità. Tuttavia, queste persone che non vivono come cristiani non possiedono il diritto di appropriarsi della frase. Comunque, abusus non tollit usum. L’abuso di qualcosa non è un argomento valido contro il suo uso corretto.

Coloro che sventolano con schiettezza e a ragione lo stendardo di «Cristo Re» non devono tirarsi indietro di fronte a chi, a destra, ne fa un uso improprio, né a chi, a sinistra, diffama chi entusiasta lo proclama. Tuttavia, nell’attuale clima, in gran parte ignorante e tossico, questi coraggiosi cristiani devono spiegare cosa significa tale espressione e perché è importante.

 

I VERI COLPEVOLI

Coloro che abusano maggiormente del motto «Cristo Re» sono i liberal che lo attaccano, non i cristiani. Questi progressisti distorcono il dibattito snaturando il concetto di regalità. Insistono affinché tale concetto venga ridotto a un mero rapporto personale con Cristo, scollegato dalla sfera pubblica o dal mondo reale. Etichettano qualsiasi tentativo di estendere il regno di Cristo oltre la sfera privata come un tentativo di imporre la religione e instaurare una teocrazia.

Per i progressisti, l'espressione è considerata una questione culturale, o meglio, una questione subculturale che relega i cristiani in spazi non pubblici, privi di qualsiasi proiezione sociale. Tali liberal sono i meno qualificati per esprimersi su Cristo e sulla Sua regalità. Eppure, insistono nel costruire una narrazione ufficiale e laica che spiega la religione come un comportamento personale sentimentale, non come culto pubblico.

 

DETRONIZZARE CRISTO

Una tale caratterizzazione detronizza di fatto Cristo come Re. Egli viene ridotto a un monarca in esilio, privo di influenza sui Suoi sudditi ribelli nella società civile. Gli è concesso solo un regno molto circoscritto sui cuori individuali, inibiti e rinchiusi su sé stessi.

Questa comprensione mutilata della regalità di Cristo è falsa. I veri cristiani interpretano l’espressione nel senso che Cristo è veramente Re su tutta la società, indipendentemente da ciò che credono gli altri. Il fatto che alcuni ignorino o neghino la Sua regalità non cambia nulla. Come dice il proverbio, «alla luna non importa se il cane le abbaia contro». Ciò che pensano i non credenti non cambia la realtà che Cristo regna su tutto.

Questo regno non è un dominio imposto, ma è guidato dall’amore di Dio . Il re non è un tiranno, ma un Padre amorevole che desidera il meglio per i Suoi figli. Il Suo governo non esige nulla di contrario alla natura umana, ma propone una legge morale che assicura la massima felicità possibile in questa valle di lacrime. Affermando che Cristo è Re, i cristiani esprimono il miglior esito possibile per gli individui e le nazioni. La regalità di Cristo li libera dalle catene della loro intemperanza e delle loro passioni disordinate.

 

PERCHÉ È RE. LA REGALITÀ SOCIALE DI CRISTO

Per questo motivo, la Chiesa cattolica ha istituito la Festa di Cristo Re per celebrare questo grande beneficio per l’umanità. L’immagine di Cristo Re è da tempo popolare nelle devozioni e nelle invocazioni cattoliche. I cattolici non hanno mai nascosto il loro riconoscimento di Cristo come vero Re, specialmente nei tempi moderni.

Nel 1925, Pio XI pubblicò la sua enciclica Quas primas per opporsi alla tirannia del secolarismo moderno e all'ascesa di regimi anticristiani. Il documento rileva le molte ragioni per cui Cristo è Re. Quattro di queste meritano una menzione speciale.

La prima è il riconoscimento che Cristo è Re perché è Dio. Tutte le cose sono state create da Lui e per Lui. La Sua natura divina esige che Egli sia giustamente onorato e che tutti agiscano in conformità con la Sua volontà. Così, Pio XI scrive: «Egli regna anche nelle volontà degli uomini, poiché in Lui la volontà era perfettamente e interamente obbediente alla Santa Volontà di Dio, e inoltre, con la Sua grazia e ispirazione, Egli soggioga il nostro libero arbitrio in modo tale da incitarci alle imprese più nobili».

In secondo luogo, Cristo è Re perché ha redento l’umanità, che Gli appartiene per mezzo del Suo sacrificio. Non si tratta di un diritto figurato, ma di un diritto effettivo di conquista. Di conseguenza, l’umanità Gli deve gratitudine, lode e adorazione per questo grande favore.

In terzo luogo, poiché Cristo è Re, gli individui e le nazioni Lo ignorano a loro danno e pericolo. Pio XI osserva che «finché gli individui e gli Stati rifiuteranno di sottomettersi al dominio di Cristo, non ci sarà pace duratura tra le nazioni».

Infine, Pio XI insegnò che Cristo esercita una regalità sociale che si estende dai cuori dei singoli individui alla vita pubblica, alla politica e agli ordinamenti giuridici delle nazioni. Il suo regno si irradia necessariamente verso l’esterno, in ogni aspetto della società umana, compresa la famiglia, la cultura e persino le questioni politiche.

Il pontefice lamenta che il mondo moderno segua una strada opposta. «Mentre le nazioni oltraggano l’amato nome del nostro Redentore sopprimendone ogni menzione nelle loro conferenze e nei loro parlamenti, noi dobbiamo proclamare a gran voce la Sua dignità regale e la Sua potenza, e affermare in modo ancora più universale i Suoi diritti».

 

UN MESSAGGIO TANTO NECESSARIO

Il messaggio centrale dell’enciclica proclama Cristo non solo Re dei cuori, ma anche Re delle nazioni. La Sua legge morale dovrebbe guidare la vita politica ed economica, perché è la via più perfetta verso l’ordine e la pace.

I cattolici dovrebbero essere orgogliosi di trasmettere questo messaggio al mondo postmoderno, che vi si oppone con tanta veemenza. Dovrebbero denunciare coloro che abusano di questa espressione per i propri interessi personali.

Cristo è Re, indipendentemente da chi lo affermi o meno. A prescindere dalle opinioni che le persone possono avere, la verità è e sarà sempre: «Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!» La Chiesa ha sempre insegnato che «Cristo vince, Cristo regna, Cristo comanda!»

 

Fonte: TFP Student Action – Europe, Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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