Dieci motivi per vietare il suicidio assistito

di Ben Broussard
1. Il suicidio assistito trasforma i medici in assassini.
L’American Medical Association respinge il suicidio assistito da un medico con le seguenti motivazioni:
«Consentire ai medici di partecipare al suicidio assistito causerebbe più danni che benefici. Il suicidio assistito da un medico è fondamentalmente incompatibile con il ruolo del medico come guaritore, sarebbe difficile o impossibile da controllare e comporterebbe gravi rischi per la società».
2. Il suicidio assistito mette in pericolo i deboli e i vulnerabili.
Ovunque il suicidio assistito sia stato legalizzato, le misure di salvaguardia a tutela dei malati si sono rivelate inadeguate, sono state indebolite o eliminate nel corso del tempo. Le persone che meritano l’aiuto della società vengono invece trattate come oggetti e viene offerta loro la morte.
3. Le leggi sul suicidio assistito conferiscono l’approvazione sociale all’uccisione.
Una legislazione che permette alle persone di porre fine alla propria vita crea automaticamente incentivi a cercare la morte come opzione per risparmiare sui costi. Gli anziani e gli infermi sono visti come un peso e possono essere facilmente eliminati. Il suicidio diventa la via d’uscita più facile.
4. Chiamiamolo con il suo vero nome: suicidio.
Con il falso pretesto della «compassione», si ricorre a ogni sorta di eufemismo per imporre questa pericolosa legislazione all’America — espressioni quali «aiuto a morire», «opzioni di fine vita» e «morte dignitosa». Ma non si può eludere la verità: queste leggi consentono ai medici di somministrare farmaci progettati per facilitare il suicidio. Ancora più insidioso è il fatto che i farmaci letali siano falsamente etichettati come “medicinali”, mentre sono progettati per fare esattamente l’opposto di qualsiasi vero medicinale.
5. Le leggi sul suicidio assistito sono ingiuste nei confronti dei disabili.
La stragrande maggioranza di coloro che hanno richiesto il suicidio assistito in Oregon non lo ha fatto a causa del dolore, ma per la perdita delle capacità funzionali. La mentalità alla base dell’autorizzazione alla pratica del suicidio assistito equipara la disabilità a una «perdita di dignità». Eppure, ogni giorno, migliaia di americani con disabilità fanno affidamento sull’assistenza altrui, senza alcuna perdita di dignità.
6. Le leggi sul suicidio assistito portano all’eutanasia.
L’eutanasia, definita come «la pratica di porre fine intenzionalmente a una vita al fine di porre fine al dolore e alla sofferenza», si è diffusa ovunque siano state promulgate leggi sul suicidio assistito. Anziché essere richiesta dalla persona che soffre, l’eutanasia viene praticata da altri, con o senza il consenso del paziente. Il dottor Herbert Hendin, in un articolo intitolato “ pubblicato sul Times, riassume quanto accaduto nei Paesi Bassi:
«I Paesi Bassi sono passati dal suicidio assistito all’eutanasia, dall’eutanasia per i malati terminali a quella per i malati cronici, dall’eutanasia per malattie fisiche a quella per disagio psicologico e dall’eutanasia volontaria a quella involontaria (definita “interruzione della vita del paziente senza richiesta esplicita”)».
Di fatto, oggi i Paesi Bassi uccidono pazienti e neonati nati con malformazioni.
7. Le leggi sul suicidio assistito mettono a rischio i poveri.
Chi non dispone di risorse finanziarie è il più esposto ai rischi di questa pericolosa legislazione. Il suicidio diventa l’alternativa più economica per i poveri che non possono permettersi cure e farmaci costosi. Approvando leggi sul suicidio assistito, lo Stato si fa promotore del suicidio dei propri cittadini al fine di risparmiare denaro. Infatti, anche molte compagnie assicurative sono favorevoli al suicidio assistito perché ciò consente loro di risparmiare ingenti somme di denaro.
8. Esercita pressioni sulle persone in malattia terminale affinché pongano fine alla propria vita.
Chi deve affrontare una malattia terminale viene spinto a scegliere la via più facile. “Non essere un peso” diventa una forte tentazione a porre fine alla propria vita. Anziché godersi il tramonto della vita, gli ultimi momenti di una persona affetta da malattia terminale vengono deliberatamente abbreviati. Leggi di questo tipo consentono inoltre a parenti e familiari di uccidere per accedere alle eredità e approfittare della situazione.
9. 3,4 milioni di infermieri si oppongono al suicidio assistito.
L’American Nurses Association, che rappresenta 3,4 milioni d’infermieri abilitati, ha chiaramente affermato che: «... l’infermiere non dovrebbe partecipare al suicidio assistito. Un atto del genere viola il Codice deontologico degli infermieri [...] e le tradizioni etiche della professione».
10. Le leggi sul suicidio assistito sono in contrasto con la Legge di Dio.
La pratica del suicidio va contro il quinto comandamento: «Non uccidere». Questo comandamento proibisce sia l’omicidio di sé stessi che quello degli altri. Lo Stato non ha il diritto di approvare leggi contrarie alla morale e alla Legge Divina. E tutte le persone di buona volontà dovrebbero rifiutare con fermezza il suicidio assistito e difendere la moralità e la retta ragione.
Sapete qual è la differenza tra civiltà e barbarie selvaggia? La differenza sta nel rispetto della legge naturale. Persino i pagani sapevano quanto la legge naturale sia radicata nella nostra natura umana razionale. Tendiamo a fare il bene ed evitare il male.
Quindi, uccidersi o «aiutare» un’altra persona a uccidersi infrange quel principio fondamentale della legge naturale e apre la strada a una nuova «età della pietra» di barbarie selvaggia in cui prevale la legge del più forte.
E – come dimostra la storia – il divario tra «suicidio assistito» e suicidio obbligatorio può essere molto esiguo. Chi può garantire che la legalizzazione del «suicidio assistito» oggi non preparerà il terreno per una nuova versione dei forni crematori di Auschwitz domani?
Fonte: TFP Student Action, 4 maggio 2016, Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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