Perché Leone XIV ha suscitato un tale fervore in Francia?*

di Atilio Faoro
Per Jean-François Colosimo, filosofo, storico delle religioni e direttore generale delle Éditions du Cerf, il fenomeno è andato ben oltre i confini del cattolicesimo praticante.
Ci sarebbe stato, a suo dire, «un vero e proprio effetto popolare», che ha toccato quella Francia che è al tempo stesso «il paese di chi crede al cielo» e «di chi non ci crede»[1]. E Colosimo usa un'espressione particolarmente evocativa: per qualche giorno la Francia avrebbe vissuto una sorta di «sospensione del tempo», una «parentesi un po' incantata».
«Una vera benevolenza gli uni verso gli altri»
La constatazione è tanto più notevole in quanto Colosimo descrive una Francia profondamente inquieta, attraversata dalle crisi e che «spesso si sente in balìa delle onde». Ebbene, durante la visita di Leone XIV qualcosa sarebbe momentaneamente cambiato: «Questo paese […] ha ritrovato per qualche giorno una vera benevolenza gli uni verso gli altri».
Colosimo ricorda in particolare ciò che ha osservato all'uscita dello Stade de France: i poliziotti che sorridevano ai giovani e alle famiglie che lasciavano lo stadio, in un clima in cui, per un istante, sembrava scomparsa quella diffidenza che segna così spesso la società francese.
Arriva persino a usare la parola «miracolo» per definire questa trasformazione momentanea del clima del paese. Dopo aver constatato che la Francia aveva ritrovato, per qualche giorno, «una vera benevolenza gli uni verso gli altri», Colosimo aggiunge: «E se c'è un miracolo, per così dire, di Leone, è proprio questo».
Descrive poi ciò che ha visto all'uscita dello Stade de France, dopo una serata «tutta musica e colori»: «vedere quei poliziotti sorridere a tutta quella gente che usciva, ai giovani, senza alcun timore». E conclude: «Eravamo tornati davvero a una forma di pace: lui era venuto per parlare della pace, ma la pace la diffondeva anche, questo papa. E questo fa bene».
Il «miracolo» di cui parla Colosimo non indica dunque, qui, un evento soprannaturale in senso stretto, ma quell'improvviso cambiamento di ambiente che dice di aver constatato in una Francia inquieta e divisa: per qualche giorno la diffidenza avrebbe ceduto il passo alla benevolenza e a una forma di pace. Secondo la sua analisi, Leone XIV non avrebbe quindi soltanto parlato di pace: con la sua presenza e con l'accoglienza che essa suscitava, avrebbe contribuito a renderla momentaneamente percepibile.
Anche i giornalisti stranieri «non si capacitavano»
Il giornalista Jean-Marie Guénois offre un'altra testimonianza di particolare interesse. Caporedattore del Figaro per l'informazione religiosa ed ex corrispondente dal Vaticano, ha vissuto il viaggio dall'interno, poiché era tra i giornalisti accreditati sul volo papale.
Racconta che gli stessi giornalisti stranieri, pur abituati ai viaggi papali, erano sorpresi: «Tutti i miei colleghi non si capacitavano di questa mobilitazione: gli stranieri, in particolare gli americani, i tedeschi».
Lo stupore era tanto più grande in quanto, secondo Guénois, gli stessi vescovi francesi avevano temuto una partecipazione insufficiente. «Avevano paura di non riempire», spiega a proposito dei grandi raduni previsti durante il viaggio. La realtà avrebbe quindi superato di gran lunga le aspettative.
«Una sorta di adesione spontanea»
Guénois, che ha seguito numerosi viaggi papali, non esita a collocare questo tra i più riusciti a cui abbia assistito. Ma non sono soltanto i numeri a colpirlo. Tra Leone XIV e i francesi si sarebbe prodotto qualcosa di più difficile da definire: «Si è verificata – e non ho ancora capito che cosa sia successo – una sorta di adesione spontanea».
L'osservazione merita attenzione. Il giornalista, pur esperto, ammette lui stesso di non riuscire ancora a spiegare fino in fondo il fenomeno. «È passata una corrente», constata.
Poi usa parole molto più forti: «Direi, in una parola, che sul piano religioso per i cattolici è quasi una Pentecoste». E ancora: «C'è stato qualcosa, c'è stato un momento di grazia».
Quanto ai non credenti, Guénois riconosce di non sapere ancora come definire questa singolare attrattiva esercitata dal papa. Ma conclude parlando anche lui di un «momento incantato».
«Ci ha mostrato dove erano le radici europee»
Guénois insiste poi su un altro aspetto del viaggio. Leone XIV è americano. Questa origine gli darebbe, secondo il giornalista, una certa libertà rispetto alle contese, ai complessi e ai «preconcetti» europei.
E che cosa ha fatto questo americano venendo in Francia? Guénois risponde con un'immagine: davanti a un'Europa simile a un giardino in sofferenza, «ha scavato». «Ci ha mostrato dove erano le radici. Ci ha mostrato dove erano le radici europee». Il paradosso è sorprendente: è un papa venuto dall'America a ricordare agli europei le loro stesse radici.
E lo avrebbe fatto in un paese particolarmente sensibile al rapporto tra religione e spazio pubblico, parlando non contro la laicità, ma di una «giusta laicità». Guénois parla persino di una «laicità distesa».
«Ha ridato fierezza al cattolicesimo francese»
Di tutte le osservazioni del giornalista, forse è questa a riassumere meglio la sua impressione: «Ha ridato, in un certo senso, fierezza al cattolicesimo francese».
L'espressione si ricollega alle osservazioni di Colosimo. Per qualche giorno è accaduto qualcosa di insolito: si sono radunate folle; giornalisti stranieri sono rimasti sbalorditi; i cattolici hanno provato ciò che Guénois arriva a paragonare a una «Pentecoste»; e una società profondamente divisa ha conosciuto, secondo Colosimo, una breve «sospensione del tempo».
Ci vorrà naturalmente del tempo per capire che cosa resterà di quelle giornate. Ma le parole usate da due osservatori così esperti sono abbastanza insolite da meritare attenzione: «adesione spontanea», «Pentecoste», «momento di grazia», «parentesi incantata», «pace», «fierezza del cattolicesimo francese».
La domanda che resta è forse la più importante: questo fervore rimarrà il ricordo luminoso di qualche giornata eccezionale, o rivela qualcosa di più profondo che oggi, sotto la superficie, sta lavorando la Francia?
*L’articolo è nato dall’ascolto di questa trasmissione https://www.youtube.com/watch?v=7amFHVPrilQ
Fonte : TFP France – 01/10/2026
[1] L'espressione richiama la poesia di Louis Aragon La Rose et le Réséda, scritta nel 1943 in omaggio ai combattenti della Resistenza, credenti e non credenti, uniti contro l'occupante. In Francia è diventata un modo proverbiale per indicare la nazione intera, al di là delle divisioni religiose.




















