L’ingrediente mancante nel discorso di Marco Rubio ad Atene

di John Horvat
Il 7 ottobre, il Segretario di Stato Marco Rubio ha tenuto un importante discorso politico ad Atene, in Grecia. È stato un esempio rinfrescante di discorso che non ha esitato a mettere in luce i risultati raggiunti dalla cristianità. Ha presentato l’Occidente come la continuazione della sua tradizione cristiana, da valorizzare, non da odiare, da perpetuare, non da interrompere. Il discorso ha inoltre cercato di rafforzare, non di limitare, la NATO come strumento per difendere questa visione.
Il discorso era ben scritto, nel classico stile della scrittura oratoria, con ampio ricorso a metafore, citazioni ed esempi storici. Era poetico, drammatico e stimolante. In effetti, il Dipartimento di Stato sa ancora come redigere questi discorsi e organizzare questi grandi eventi, che fanno parte dell’arte diplomatica.
Anche la location è stata scelta con cura. L’evento è stato organizzato all’aperto, di fronte alle rovine greche sulla Pnyx, una collina storica che domina l’Acropoli e il Partenone, dove è nata la democrazia. Il Segretario di Stato ha sfruttato questo suggestivo scenario per richiamare più volte il contributo della Grecia alla cultura occidentale ed evocare la ricca storia del luogo in cui si trovava.
C’era molto da apprezzare in questo discorso. In una società che ha perso le proprie radici, il Segretario di Stato ha ripercorso senza remore la storia dell’Occidente sulla scia dell’opera di Russell Kirk “The Roots of American Order”. Ha parlato delle radici greche, romane, medievali e dell’Inghilterra, della mentalità occidentale, da cui è scaturita «una visione comune dell’uomo e del suo posto nell’universo». Questa prospettiva ha sancito l’idea di un ordine naturale, con una concezione ben definita di concetti quali la bellezza, la verità, i «codici che dettano come gli uomini dovrebbero vivere» e gli «standard oggettivi e gli ideali a cui aspirare».
In questi tempi in cui qualsiasi cosa ci può portare alla “cancellazione”, il discorso si è distinto per il suo approccio audace. Ha toccato temi “proibiti” e figure storiche. La cristianità, ad esempio, non dovrebbe mai ricevere menzioni favorevoli nei discorsi ufficiale. Ancora più sorprendente è stato il suo riferimento alla legge naturale come parte essenziale dell’ordine occidentale. Marco Rubio ha inoltre citato i contributi di “Agostino e Tommaso d’Aquino”. Egli riconosce giustamente l’impatto di Carlo Magno, di San Tommaso Moro e persino del conquistador Hernán Cortés.
Il discorso è stato una sfida provocatoria all’establishment «woke», che mette in discussione tutto ciò che è occidentale.
UN APPELLO ALL’ECCELLENZA E ALL’EROISMO
Il suo appello all’eccellenza e alla qualità è stato molto apprezzato. Ha denunciato una cultura evirata che si preoccupa più del «benessere dei peggiori che del potenziale dei migliori» e che tiene «le cose più eccezionali tra noi in ostaggio della mediocrità, dell’ordinario, dell’insignificante».
In un’epoca di egoismo, il Segretario di Stato Rubio ha lanciato un appello all’eroismo, all’onore, al sacrificio di sé e al dovere che infonde «una lealtà incrollabile al proprio codice, alla propria causa, al proprio Paese».
Il discorso non è stato privo di richiami all’identità nazionale e al diritto delle nazioni di sviluppare le proprie culture ed economie senza essere soggette a vergogna o cancellazione. In effetti, ci sono stati frequenti riferimenti alle politiche del presidente Trump. Sono emersi i ben noti temi nazionalisti dell’amministrazione Trump, che invocano la salvaguardia dell’indipendenza economica, l’affermazione della sovranità e il rafforzamento dell’identità nazionale.
Egli ha inquadrato queste considerazioni nel contesto della civiltà occidentale e ha sottolineato la necessità di «ricostruire le nostre istituzioni e le nostre alleanze» per affrontare la minaccia di nuovi tempi difficili.
Il discorso si è quindi concluso con l’avvertimento che ciò che verrà deciso oggi «determinerà se l’Occidente manterrà il proprio posto alla guida del mondo o si rassegnerà a un futuro di atrofia, servitù e declino».
L’ELEMENTO ESSENZIALE CHE È MANCATO
Il fatto che un Segretario di Stato americano abbia affrontato questi temi trascurati quali l’eccellenza, l’eroismo e il dovere è stato al tempo stesso sorprendente e rinfrescante.
Tuttavia, nel discorso del Segretario di Stato mancava un elemento. Mancava qualcosa di essenziale, qualcosa che avrebbe dovuto essere sottolineato affinché questi appelli all’eroismo e all’eccellenza potessero essere ascoltati. Questa stessa lacuna si riscontra in gran parte della letteratura nazionalista che cerca di rivitalizzare i valori occidentali.
NESSUNA CRISTIANITÀ SENZA CRISTO
Il discorso ha celebrato gli sviluppi della civiltà cristiana che ha dato origine all’Occidente. Tuttavia, la cristianità può provenire solo da Cristo. La civiltà cristiana non è solo una conquista culturale, ma uno stile di vita incentrato sulla persona di Cristo e sull’adempimento della Legge di Dio.
Nel discorso mancava qualsiasi riferimento a Dio. L’unico accenno a Cristo si limitava a una citazione del «Vangelo di Gesù Cristo». Non vi era alcun riferimento alla Chiesa cattolica, che ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo e nella diffusione di questa civiltà cristiana occidentale.
Pertanto, gran parte del pensiero nazionalista si concentra sugli aspetti gloriosi della cristianità senza un ritorno a Cristo e alla Sua legge. Si lancia in crociate senza Dio, prive della croce di Cristo. Nella restaurazione proposta, lo spirito cristiano diventa un indicatore di identità culturale piuttosto che il suo cuore pulsante. La tendenza è quella di limitare il cristianesimo a una conquista della civiltà, dimenticando il mandato universale: «Andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni» (Matteo 28:19).
CRISTO È RE
Una visione atea non riuscirà a realizzare la restaurazione desiderata, perché Cristo è la pietra angolare insostituibile di tale sforzo (cfr. Is 28,16). La Beata Vergine Maria è la fonte materna della bontà e dell’amore. La Chiesa è la custode della Legge di Dio e la promotrice della carità cristiana che rende tutti fratelli e sorelle in Cristo. Senza questa carità, un ordine sociale diventa freddo e persino oppressivo, dominato da un uomo forte.
Discorsi come quelli del Segretario di Stato Marco Rubio puntano nella giusta direzione. Tuttavia, se si vuole tornare all’ordine, devono anche affermare Cristo come il Dio benevolo e il Re che Egli è.
Fonte: The Imaginative Conservative, 13 ottobre 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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